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Dall’Ici, all’Imu alla Service Tax. Le tasse aumentano e gli stipendi restano al palo.

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Il debito pubblico continua a salire a dismisura e Bruxelles ordina a Roma di spingere sull’acceleratore delle entrate: meno tasse sulle persone, più tasse sulle cose! Via XX Settembre esegue diligentemente i compiti, guardandosi però bene dall’intervenire sui tagli strutturali alla spesa pubblica: sprechi e ruberie, appalti e subappalti, evasione ed elusione, commissioni e consulenze, auto blu e costi della politica, stipendi e pensioni d’oro. L’Imu sulla prima casa, appena cancellata dalle larghe intese, rischia così di essere rimpianta dai contribuenti italiani, vista e considerata la terribile escalation dei tributi sulla casa che sono triplicati nel passaggio dall’Ici all’Imu, ieri, e dall’Imu alla Service tax, domani.
Al ministero dell’Economia per reperire altre risorse, non sembra esserci nulla di meglio che far scattare l’aumento di un punto dell’Iva a partire dal primo ottobre, e addirittura aggiungere all’incremento persino un altro punto sull’aliquota massima magari per coprire il famigerato taglio del cuneo fiscale. Con il risultato che dal 21 si passerebbe al 23 per cento.
Insomma, come sempre, la coperta è corta. E se con una mano il governo sembra pronto a concedere qualche centesimo in più in busta paga procedendo finalmente con il taglio delle imposte sul costo del lavoro, con l’altra si riprende indietro, e con gli interessi, molto di più di quanto dato!
Al ministero di Saccomanni sono convinti che l’aumento di due punti dell’Iva potrebbe contribuire quest’anno a centrare un deficit sotto il 3%, così da tenere buona la Troika (Fmi, Bce e Commissione Ue). L’aumento delle imposte indirette (Iva o accise che siano) innesca pressoché automaticamente un aumento dell’inflazione. L’inflazione gonfia il Pil nominale. E, visto che il valore del 3% è un rapporto tra disavanzo nominale ed un denominatore dato dal Pil nominale, meccanicamente il deficit si riduce, a causa del dopaggio del Pil dato dall’inflazione, di quei decimali di punto necessari per contribuire a bloccare il rapporto sotto il 3%. Da notare, che una ricetta analoga – aumento dell’inflazione con relativo dopaggio del Pil nominale – figura nel paniere di interventi individuati dalla Troika per soccorrere Grecia, Portogallo e Cipro.
In più, l’aumento di due punti dell’Iva è una misura strutturale che garantisce gettito anche nel 2014 e va, pure, nella direzione auspicata dalla Commissione europea di alleggerire il peso fiscale sulle persone per scaricarlo sulle cose. In questa direzione va la riforma del Catasto, approvata dalla commissione Finanze della Camera. I nuovi valori prenderanno a riferimento i metri quadrati di un immobile e i valori di mercato. E proprio sul nuovo dato catastale sarà parametrata, con ogni probabilità, la Service tax: l’imposta che assorbirà l’Imu ed altre tasse locali. La nuova tassa, che prenderà il posto dell’Imu e della Tares, agganciata al nuovo valore della casa potrebbe per alcuni edifici arrivare alle stelle. I comuni, poi, condivideranno i controlli con l’Agenzia delle entrate.
Nel frattempo la paura corre tra la gente che riduce i consumi e tira la cinghia, pronta a scommettere che è in arrivo… un’altra fregatura!

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