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Renzi: dopo il Big-bang, prossimamente il Job-act.

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Slogan, frasi fatte o dietro tutto ciò c’è anche la stoffa di chi finalmente vuole cambiarlo per davvero questo Paese? Lo scopriremo solo vivendo. Intanto dopo il Big-bang-renziano, ora becchiamoci pure questo Job-act che sarà presentato ”fra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima”. Lo ha detto il neo-segretario del Pd Matteo Renzi anticipando che si baserà ”su tre punti di riferimento”. Il segretario ne ha parlato durante l’inaugurazione di Pitti Immagine Uomo. “Il job-act non è soltanto la discussione sull’articolo 18”, ha detto il segretario del Pd aggiungendo che “soltanto alla fine arriva la discussione sulle regole contrattuali, che non deve essere ideologica ma deve dare garanzie a chi non né ha”. Il job-act contrasterà “il costo della burocrazia” e punterà a “creare posti di lavoro in sei settori e il made in Italy sarà il primo”: così Renzi, durante l’inaugurazione di Pitti Immagine Uomo a Firenze. Ha parlato anche del “grande tema dell’innovazione”, e di quelli che riguardano “l’industria turistica e cultura e la manifattura tradizionale”. Obiettivo del Job-act, ha spiegato Renzi, è creare “le regole d’insieme, vale a dire il panorama sistemico che parte dalle condizioni di chi fa impresa e deve essere messo in condizione di poterla fare”. Sull’articolo 18 “ciascuno a le proprie idee”, ma “è la dimostrazione plastica di guardare il dito mentre il mondo ci chiede di guardare la luna”, ha aggiunto Renzi. “Il problema del creare lavoro – ha detto – non è semplicemente ridurre la discussione politica a un problema di normativa contrattuale ma è provare ad allargare il ragionamento”. “Non puoi parlare di creare lavoro nel settore manifatturiero se continui ad avere un costo dell’energia del 30% più alto di quello dei concorrenti”: così Renzi all’inaugurazione del Pitti Immagine Uomo. “Oggi si delocalizza in Austria – ha aggiunto – dove il costo della burocrazia è inferiore. Un conto è delocalizzare per il costo del lavoro un altro è perché il sistema paese non ti aiuta”. “A mio giudizio abbiamo sprecato la crisi ora non dobbiamo sprecare la ripresa”, ha aggiunto il segretario del Pd. Se si parte dal gestire bene il bene pubblico le cose si possono fare – ha aggiunto – non c’é la maledizione della bella addormentata nel bosco, dobbiamo smettere di cullarci nella lamentazione”. Il job-act deve “cercare di dare garanzie” a chi “non le ha mai avute e negli ultimi 20 anni ha dovuto pagare il costo dei ritardi della politica”: ha spiegato Renzi durante l’inaugurazione del Pitti Immagine Uomo. “Purtroppo – ha aggiunto – il mondo del lavoro è diviso fra chi le garanzie le ha, ancor che messe in discussione, e chi invece non le ha mai avute”. “La regola del 3% è di 22 anni fa. Può essere messa in discussione se dimostriamo di dare il buon esempio e siamo in grado di fare i nostri compiti a casa”: così Renzi. “Se l’Europa non ha fatto il suo mestiere – ha aggiunto – non è colpa dei burocrati ma dei politici che hanno consentito ai burocrati di fare ciò che volevano. Se la politica fa il suo mestiere, l’Unione europea smette di essere un ostacolo. Le sue regole risalgono a 20 anni fa e si possono mettere in discussione se il paese è forte”.

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