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Quando tutto sarà finito e potremo uscire di casa, fuori, troveremo un mondo migliore?

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di Redazione. #IORESTOACASA, ma quando tutto questo sarà finito, quando finalmente sarò libero di uscire di casa, fuori che mondo mi aspetta: un mondo migliore?

C’è chi sostiene di sì, che quando tutto sarà finito, quando finalmente potremmo riprenderci la nostra vita, questa nostra vita, per l’appunto, non sarà più come prima, perchè ne uscirà migliorata da questa immane tragedia.

Ora tutto sta a vedere in che modo e maniera non sarà tutto come prima.

I buonisti pensano che saremo tutti migliori, che finiranno gli egoismi, che l’aria sarà più respirabile, che gli autobus passeranno in orario, che non ci si accalcherà in metro, che avremo più tempo per noi stessi e per i nostri cari, che andremo tutti quanti d’amore e d’accordo. Insomma, secondo loro, dopo il Covid-19 saremo tutti migliori e finalmente si realizzerà la società dell’amore quella rimasta chiusa nel cassetto dei “figli dei fiori”.

Illusione dolce chimera… forse, ma con tanti forse, potrebbe essere così, almeno per i primi giorni. Ma poi passata la paura, quando bisognerà restituire i milioni di euro che ci hanno “prestato” per restare a casa la natura e l’istinto dell’uomo prevarrà su tutto quanto, anche sulle ferite lasciate aperte dal Coronavirus.

Questa non è una nostra sensazione o una semplice intuizione, ma è una lucida constatazione che la storia, maestra di vita, ci porta inevitabilmente a fare.

L’uomo è già passato per momenti forse anche più terribili di quello al quale oggi ci sta sottoponendo il Covid-19, ma poi è sempre tornato ad essere quello di prima: avido, egoista e senza scrupoli. Certo non ci scanniamo più come ai tempi della clava spaccandoci il cranio per accaparrarci la cacciagione, ma ci avvaliamo di armi sempre più sofisticate e subdole, ma non meno letali, che non provocano spargimenti di sangue, ma che uccidono ugualmente l’anima, il pensiero e la dignità delle persone, portandogli via tutto con un semplice… click!

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2 Risposte a “Quando tutto sarà finito e potremo uscire di casa, fuori, troveremo un mondo migliore?”

  1. Ma quando l’epidemia finirà, non è da escludere che ci sia chi non vorrà tornare alla sua vita precedente.

    Chi, potendo lascerà un posto di lavoro che per anni lo ha soffocato e oppresso. Chi deciderà di abbandonare la famiglia, di dire addio al coniuge, o al partner. Di mettere al mondo un figlio, o di non volere figli. Di fare coming out.

    Ci sarà chi comincerà a credere in Dio e chi smetterà di credere in lui. La presa di coscienza della fragilità e della caducità della vita spronerà uomini e donne a fissare nuove priorità. A distinguere meglio tra ciò che è importante e ciò che è futile. A capire che il tempo — e non il denaro — è la risorsa più preziosa. Ci sarà chi, per la prima volta, si interrogherà sulle scelte fatte, sulle rinunce, sui compromessi. Sugli amori che non ha osato amare. Sulla vita che non ha osato vivere.

    C’è così tanto tempo per riflettere, che si mette in dubbio il lavoro, la famiglia, l’amore. Uomini e donne si chiederanno — per poco, probabilmente, ma ci faranno un pensierino — perché sprecano l’esistenza in relazioni che provocano loro amarezza. Ci sarà anche chi rivedrà le proprie opinioni politiche, basate su ansie o valori che si disintegreranno nel corso dell’epidemia.
    Per i più catastrofisti ci sarà chi dubiterà delle ragioni che spingono un popolo a lottare contro un nemico per generazioni, a credere che la guerra sia inevitabile.

    Questa pandemia ci farà sicuramente rivedere le priorità. È possibile che un’esperienza tanto dura e profonda come quella che stiamo vivendo induca qualcuno a rifiutare posizioni nazionalistiche per esempio, tutto ciò che ci divide, ci aliena, ci porta a odiare, a barricarci.

    Ci sarà forse anche chi, per la prima volta, si domanderà perché israeliani e palestinesi continuino a lottare e a distruggersi la vita a vicenda da oltre un secolo, in una guerra che avrebbe potuto essere risolta da tempo.

  2. In un mondo che va a rotoli tutti continuano ad andare a puttane. Giuseppe Conte inasprisce le pene per chi fa jogging ma non per chi fa il mestiere più antico del mondo. Basta digitare su qualsiasi motore di ricerca le parole “escort” o “accompagnatrici” e ci sono decine e decine di siti in tutta Italia “aperti” per qualsiasi gusto o tendenza sessuale.

    Senza voler censurare nessuno appare quanto meno un contro senso che l’amore mercenario ai tempi del web non sia stato preso in considerazione. Su Milano, ad esempio, ci sono annunci per tutti. Ho chiamato al telefono – per verificare – e in molte hanno risposto che “la maggior parte dei clienti crede che sia la fine del mondo e quindi è giusto sfogarsi per le ultime volte”.

    Nella città “blindata” di Beppe Sala si potrebbe tranquillamente dire che la situazione è sfuggita di… mano. Quello che ci si chiede: già il meretricio è un reato ma in tempi di Coronavirus non andrebbero fatti più controlli? Non andrebbero inviate le forze dell’Ordine?

    Siamo per un Paese liberale, ma questo “amore libero” non andrebbe ancor più sanzionato sia per le libere professioniste che per i clienti. Nessuna escort è più sulla strada, da anni, ma negli appartamenti – basti vedere il numero di annunci – si nasconde un nemico invisibile: perché i rapporti sessuali è difficile che si consumino ad un metro di distanza.

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