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Il M5s marcisce su Roma.

di Francesco Maria Del Vigo. Per i fascisti era «o Roma o morte», per i grillini rischia di essere «a Roma la morte».

Partiamo da un presupposto: amministrare la Capitale è quasi una missione impossibile. Aggiungiamo un corollario: per peggiorare il peggio ci vuole talento. Da questo punto di vista la Raggi è una virtuosa.

E, si sa, i talenti brillano come i diamanti e non possono rimanere nascosti. Infatti della capacità di Virginia hanno preso atto anche i romani. Ieri il Messaggero ha pubblicato una precisa rilevazione statistica sul rapporto tra la sindaca e i suoi cittadini. La radiografia di tre anni al timone è devastante: frattura scomposta e apparentemente non operabile.

Ma prima vediamo i numeri con i quali la grillina scalò il Campidoglio il 19 giugno del 2016: 770.564 voti con il 67,15 per cento delle schede. Un plebiscito.
Vediamo i numeri di oggi: Il 60,8% di chi l’ha votata allora oggi non lo rifarebbe. Più del 68% la considera «incapace».

Be’, a onor del vero, cinque persone su cento credono nel suo operato. Ma il risultato totale non lascia margine ad alcuna interpretazione: il 72,6 per cento dei romani boccia l’operato della sindaca.

In tre anni la situazione si è totalmente ribaltata. Abbiamo più volte sottolineato come i pentastellati non riescano a sfondare sul territorio. Perché il loro è senza dubbio un voto di protesta, perché è un gigantesco «vaffa» che molti italiani hanno voluto recapitare ai palazzi del potere ma a patto che quei palazzi non fossero quello vicino a casa loro. Che è un po’ come dire: ma sì, alla faccia della casta mandiamo quattro scapestrati a fare casino in Parlamento, ma quando c’è da decidere delle nostre città, delle buche e delle strade, be’ allora affidiamoci a un professionista. Perché il voto nazionale, come quello europeo, ormai viene scambiato come un gigantesco «mi piace» o «non mi piace» da cliccare sulla pagina Facebook della nostra Repubblica. Come se non fosse anche un contributo alle già sgangherate pagine della nostra storia.

Tuttavia i sondaggi sulla Raggi ci dicono qualcosa di più. La gigantesca bolla di sapone soffiata sulla stivale da Beppe Grillo e soci sta esplodendo. Il miraggio di una razza pura capace di resistere ai tic e alle deformità della casta si schianta contro il muro della realtà, ancora prima che contro quello del tempo. Il partito dei cittadini è rimasto senza cittadini, anzi li ha fatti pure incazzare. E il paradosso dei cinque stelle è che hanno fallito proprio sulle stelle: cioè su alcuni dei punti cardine del loro programma. I cittadini li bocciano principalmente sullo smaltimento dei rifiuti, la manutenzione delle strade, i mezzi pubblici, la sicurezza e il decoro urbano. Ma ora nel Movimento c’è chi inizia a temere – dopo questo filotto di sconfitte – che ci sia un vero e proprio effetto Roma. Dal Campidoglio a Palazzo Chigi la strada è molto breve.

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