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Giorgia Meloni: “Scenderemo in piazza il giorno della fiducia”.

di Francesco Storace. Quella piazza evocata da Giorgia Meloni dal Colle ha un significato profondo. Perché è la chiamata al popolo, a non essere indifferente, rassegnato, muto, difronte alla prepotenza che i partiti ci stanno servendo. Il governo M5s-Pd è il governo degli sconfitti. La prima coalizione alle politiche e’ stata il centrodestra e deve governare chi ha perso? Altro che democrazia parlamentare, è una truffa.

Ecco perché la piazza “chiamata” dal Palazzo del Quirinale è la più bella risposta alla vergognosa manovra in atto. E non a caso infastidisce i tromboni del regime, i loro cantori nelle gazzette, i replicanti a pagamento.

Si indignino, costoro, per la ridicola messinscena della piattaforma Rousseau, azionata da Di Maio solo perché non potrà fare il vicepremier… Povero Mattarella, quello è il vero oltraggio al capo dello Stato. Lui da’ l’incarico a Conte e Giggino gli ficca le dita negli occhi con la domandina agli iscritti al sito di Casaleggio. Ma gli statisti dalla penna rossa non insorgono…

La manifestazione annunciata da Giorgia Meloni si svolgerà il giorno della fiducia al governo Conte (quello che arriva, non quello che è morto). A naso, potrebbe passare almeno una decina di giorni perché si scanneranno nella trattativa per i posti da spartirsi. Quanto vale la presidenza del Consiglio? Vicepremier sì o no? E quanti? Quali ministri di prima e seconda fascia a Tizio o Caio, a Pd o Cinquestelle? È la solita, ovvia storia, con qualche ferita in più che si debbono curare da soli perché se si rivolgono al popolo ne buscano ancora di più. E la piazza servirà proprio a testimoniare la grande ostilità popolare ad un disegno che è solo ed esclusivamente di Palazzo.

Ieri al Colle ci è toccato persino assistere allo spettacolino della giornalista Claudia Fusani, che voleva fare le pulci alla Meloni per l’annuncio dal Quirinale. Incredibile. Ora che la sinistra si appresta a fare l’inciucio della poltrona, qualcuno vorrebbe fare passare il principio che manifestare è sovversivo. Non si può votare e nemmeno manifestare il forte dissenso della maggioranza del popolo italiano?
Scendere in piazza non vuol dire provocare un bagno si sangue. In un Paese democratico è un diritto che nessuno si può permettere di conculcare, nemmeno nell’Italia del ribaltone antipopolare.

Su Twitter c’è ancora questa frase di Giuseppe Conte: “Che io possa andare in Parlamento a cercare maggioranze alternative o che io voglia addirittura dare vita a un mio partito è pura fantasia. Non facciamo i peggiori ragionamenti da Prima Repubblica. Restituiamo alla politica la sua nobiltà, la sua nobile vocazione. Voliamo alto”. Era del 25 luglio, e forse non è proprio un caso. A quanto pare il premier è sceso rasoterra e il popolo dovrebbe tacere?

Ma nemmeno per idea. Perché se stiamo zitti questi sono capaci di riaprire i porti in un battibaleno e magari di regalarci quello ius soli che proprio la piazza, alla fine della scorsa legislatura, riuscì a impedire.

Se restiamo chiusi in casa, aumenteranno a dismisura le tasse, altro che Flat tax e riduzione della pressione fiscale, sempre più insostenibile.

Se non facciamo sentire loro la rabbia del popolo italiano, saremo sempre più proni ad un’Europa che ci pretende sudditi.

No, no e poi no.

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