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L’azione del Governo e la necessità di un partito riformista. di Gerardo Lisco

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di Gerardo Lisco. Fino ad ora il Governo italiano, come provano gli strumenti messi in campo dall’Unione Europea per far fronte alla crisi dovuta al COVID-19 , è riuscito a svolgere, grazie alla credibilità acquisita da Conte,  un ruolo autonomo e di indirizzo a livello di U.E.

L’Italia è diventata il punto di riferimento per l’Europa mediterranea che ha fatto proprie molte delle istanze avanzate dal Governo italiano.

I risultati dovuti all’azione del Governo italiano sono:
– l’intervento della BCE con il Pepp;
– la sospensione, seppure in via temporanea, dei vincoli di bilancio indicati nel Patto di Stabilità e Crescita;
– l’istituzione del SURE a sostegno della Cassa integrazione;
– l’istituzione di un fondo specifico presso la BEI per finanziare piccole e medie imprese;
– la possibilità di accedere ad una linea di credito del MES specifica e a condizioni “leggere” per le sole spese sanitarie.

Ieri Francia e Germania hanno lanciato la proposta del Recovery Fund con una posta finanziaria di 500 miliardi di euro per l’emissione di titolo di debito pubblico UE finalizzati a sovvenzionare le economie dei Paesi UE in crisi economica. La proposta di un maxi-fondo di 500 miliardi, pur essendo una somma lontana dai 1500/2000 miliardi della proposta italo-spagnola, segna un passaggio fondamentale nella ridefinizione delle istituzioni UE.

Stando alle dichiarazioni di Dombrovsky il fondo potrebbe arrivare a 1000 miliardi e cosa ancora più importante potrebbero esserci delle anticipazioni già nel corso del 2020. Nonostante le opposizioni di Finlandia e Austria, alla fine, come è successo per il MES verrà trovato ancora una volta un punto di mediazione che consentirà alle elites europeiste di tenere insieme il sistema di negoziazione chiamato UE. Alle risorse rese disponibili dall’UE bisogna aggiungere quelle impegnate dal governo italiano. Che ci siano risorse finanziarie certe e disponibili lo provano le prese di posizioni delle elites capitaliste italiane, le quali, attraverso i media dei quali sono proprietari alzano il tiro rispetto al Governo per condizionarne le scelte.

Bene ha fatto il vice segretario del PD Andrea Orlando nel denunciare come << gruppi editoriali e centri di potere tenteranno di buttare giù il governo>>. Gli interventi di politica sopra elencati, pur essendo in linea con le politiche monetarie sin qui seguite, sono comunque occasioni da cogliere e utilizzare al meglio.

La domanda alla quale provare a rispondere è chi dovrebbe cogliere e utilizzare al meglio le occasioni che ancora una volta vengono dall’Europa? Per capirlo dobbiamo riflettere sull’attuale quadro politico.

Il Governo Conte è sostenuto dal PD diviso tra  due anime: una liberista e una sociale; LeU un’occasione persa; il M5S alla ricerca di una propria identità oscillante tra istanze democratico-sociali e istanze velleitarie  concorrenziali alla Lega; Italia Viva ossia la lobby capitalista presente nell’area della maggioranza di Governo.

Ciò che manca in Italia è, purtroppo, un forza politica Socialista, Europeista, Liberale ma non Liberista, in grado di esprimere una classe politica con una visione nazionale capace  di andare oltre gli strumenti tradizionali della politica monetaria per raggiungere gli obiettivi della piena occupazione e di una maggiore uguaglianza sociale.

Il Governo Conte non riesce ad esprimere, fino in fondo, la necessaria politica riformista a causa delle contraddizioni presenti nella coalizione che lo sostiene e per la mancanza di un partito politico riformista  identificabile con la leadership di Conte.

Per la costruzione di un soggetto politico Socialista, Liberale ed Europeista avremmo bisogno della stessa tensione politica, culturale e civile che portò alla nascita de l’Ulivo.

Negli anni 90 l’Ulivo nacque recuperando le identità culturali presenti nella Resistenza e nella Costituzione in contrapposizione a una coalizione di centrodestra che metteva in discussione il Patto Costituzionale e la stessa integrità e unità dello Stato Nazionale. La scelta europeista, operata in quegli anni, va letta tenendo presente quel contesto. Il contesto è mutato, pensare secondo le categorie politiche della “Prima Repubblica”: Comunisti, Democristiani, Socialisti, Liberali di sinistra versus Missini/Fascisti è fuori luogo e privo di base sociale. E’ roba da nostalgici. Il  Socialismo al quale faccio riferimento non è da intendersi come un ritorno al passato. I Socialismi sono politicamente finiti negli anni 70 dopo i governi di centrosinistra che si ebbero in diversi Stati europei a partire dagli anni 60. I tentativi di Corbyn e dello stesso Sanders alla fine si sono rivelati insufficienti proprio perché avevano la pretesa di rimettere indietro l’orologio della Storia. Per non parlare del pulviscolo velleitario ed intellettualista rappresentato da quell’area che passa come sinistra sovranista e populista.  

Bisogna ripartire dalle “Terze vie” che consentirono alle Sinistre socialiste e liberali di tornare a governare molti Paesi occidentali non per riproporle ma per superarle.  

Ai tempi della crisi degli hedge fund e dei debiti sovrani quei partiti politici subirono la crisi del capitalismo finanziario. Gli errori più gravi che fecero furono: il confondere le libertà individuali con i diritti sociali e la scelta di politiche di austerità. Nonostante questi errori una Sinistra Socialista e Liberale è ancora l’unica, dal punto di vista della cultura politica, capace di cogliere la mutata antropologia delle Società Occidentali. La lotta agli oligopoli e alle oligarchiche resta una battaglia politica di  Sinistra che solo una forza politica Socialista e Liberale è in grado di affrontare.

Conciliare libertà individuale ed uguaglianza sociale, Stato e Mercato sono le sfide da accettare per superare la crisi che oltre ad essere  economica è di cultura politica e di valori. Sono questi i temi che hanno caratterizzato “Le Terze Vie” e che continuano ad essere attuali.

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