La Sinistra italiana accusa la Lega di aver ricevuto soldi da Mosca. Ma come, proprio lei che…

di Redazione. E’ incredibile come sono cambiate “le cose” nel giro di qualche decennio. E non stiamo parlando solo dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici, dello scioglimento dei ghiacciai e dell’innalzamento dei mari, della caduta del muro di Berlino e dell’edificazione di altri muri, di mani pulite e della corruzione che ha ripreso ad ungere peggio che mai (…ma poi ha mai smesso!?), come pure non parliamo del passaggio infausto dalla Lira all’Euro che ha dimezzato salari e pensioni, risparmi e valore degli immobili degli italiani, ma ci riferiamo, nella fattispecie del caso del giorno, alle mutazioni genetiche della politica nostrana.

Laddove un tempo la Destra era filo americana e la Sinistra era filo sovietica e dove oggi accade l’esatto contrario!

Addirittura con il Partito Democratico ex P.C.I. che accusa la Lega ex Nord di aver preso denari da Mosca, ovvero da quella Capitale sovietica da cui fluirono ininterrottamente per tutto il tempo della Guerra Fredda vagonate di rubli proprio nelle casse di Botteghe Oscure!

Dicono – e lo dicono tutti quanti da troppo tempo – di voler cambiare l’Italia. Ma qui la netta percezione è che tutto cambia, tranne ciò che dovrebbe realmente essere cambiato: burocrazia, corruzione, malaffare, privilegi, fisco, salute, istruzione, giustizia, sicurezza pubblica ed economica, per una cittadinanza che ormai non crede più a niente e a nessuno e che per il 50 per cento degli aventi diritto preferisce disertare le urne piuttosto che andare a votare il meno peggio!

9 commenti su “La Sinistra italiana accusa la Lega di aver ricevuto soldi da Mosca. Ma come, proprio lei che…

  1. Non ci sono Putin, scandali russi o Sea Watch che tengano. Il sondaggio Demos di Ilvo Diamanti per Repubblica certifica come Matteo Salvini sia l’unico leader politico con gradimento stabilmente in salita. Insieme al capo della Lega tiene bene anche Giuseppe Conte, anche se il premier è visto dagli italiani come “garante”, più che politico. Una figura istituzionale, insomma, alla Mattarella.

    Salvini, però, è un’altra cosa. La Lega è al 35,3%, il Movimento 5 Stelle al 17,6% con posizioni letteralmente capovolte rispetto alle politiche del marzo 2018. La crisi grillina è conclamata, dato che il Pd ha ormai risorpassato il Movimento con divario di 5 punti, al 22,5 per cento.

    Nonostante questo, il gradimento del governo resta alto, al 55% e in crescita come quello di Conte al 64% (+5%), suo record personale. Dietro di lui, ma più esposto a critiche e bordate e per questo dato significativo, c’è Salvini con il 55% dei pareri favorevoli (+2% rispetto a maggio). Terza, a sorpresa, Giorgia Meloni, presidente di FdI, che con un balzo di 4 punti raggiunge Luigi Di Maio al 45 per cento. Giù dal podio Paolo Gentiloni ed Emma Bonino (43%) e Nicola Zingaretti (39%), segno che se il Pd cresce lo fa quasi nonostante i suoi (non) leader.

  2. Il bluff della sinistra. Vi dico chi era davvero Berlinguer.
    Walter Veltroni è diventato un editorialista del Corriere della Sera. Normale che scriva articoli sul Pci facendolo passare per un partito morbido e tollerante quanto la Dc. Egli infatti disse di essere più kennediano che comunista, pur rimanendo fedelmente inchiodato a Botteghe Oscure. Le contraddizioni in politica sono all’ ordine del giorno.
    Ma rileggere le vicende dei marxisti italiani è un esercizio stupefacente che insegna molte cose. E Veltroni è capace di presentare Enrico Berlinguer sul quotidiano di via Solferino come un super democratico.
    La mia opinione è diversa. Penso che il famoso segretario rosso non fosse affatto rosso. Neppure lui sapeva di quale colore fosse, forse era bianco, cioè innamorato della Dc a capo della quale avrebbe voluto ergersi. Egli era un tipo tranquillizzante, come Rumor e come Piccoli, uomini miti e furbi, praticamente volpi in grado di muoversi con disinvoltura nel ginepraio capitolino. È un fatto che Berlinguer, pur dichiarandosi bolscevico, tale non era per mancanza di fede e di adesione alla folle ideologia sovietica. Tanto è vero che a un certo punto, egli si inventò il compromesso storico, ossia una possibile alleanza tra Pci e Democrazia cristiana ovvero un matrimonio spurio, non compatibile, tra pauperisti di centro e di sinistra, allo scopo di spartirsi il potere. Il nobile Enrico si illuse di realizzare simile progetto non calcolando che la Dc era un partito-mamma, strutturalmente identico al fascismo nel senso che inglobava chiunque, purché non rompesse i coglioni. Il cosiddetto compromesso storico rimase una sterile teoria, suggestiva e tuttavia irrealizzabile. Cosicché il politico sardo, di fronte alle difficoltà tecniche di realizzare il proprio piano, ripiegò su un’ altra formula altrettanto astrusa: l’ eurocomunismo che nessuno capì mai in che cosa consistesse.
    L’unico Paese in Europa che avesse una parentela stretta con Mosca e dintorni era l’ Italia che non aveva certo la forza di persuadere il continente a sposare i sogni berlingueriani. Ogniqualvolta un giornalista, per esempio Scalfari, chiedeva al segretario come intendesse l’ eurocomunismo e con quali tecniche trasformarlo in realtà, non riceveva che risposte fumose, prive di connotati credibili. Enrico era un sognatore bravo nel marketing ma fuori dal mondo. Probabilmente neppure lui sapeva che desiderare per la falce e martello. Gli piaceva comandare e arringare le folle ciononostante ignorava dove portarle. Se aggiungiamo che il nostro a un dato momento tirò fuori dal cilindro la questione morale, il quadro confuso si completò.
    In effetti tutte le formazioni della prima Repubblica rubavano a mani basse, incluso il Pci, attraverso il sistema degli illeciti finanziamenti, eppure Enrico accusò chiunque tranne se stesso e il suo gruppo. Semplicemente ridicolo. Costui in sostanza, pur in buona fede, fu un grande bluff e proprio per questo è ricordato quasi fosse un fenomeno di onestà. Mentre all’ epoca sua, Botteghe Oscure riceveva montagne di rubli dall’Urss per stare a galla.
    Ora che Veltroni lo santifichi non ci stupisce, la nostalgia fa brutti scherzi, però il comunismo rimane una porcheria che Walter dovrebbe risparmiarsi di santificare.

  3. Guarda amico mio carissimo, che davanti all’Hotel Raphael a tirare le monetine a Craxi c’erano solo e soltanto i compagni: i COMUNISTI!!!!

  4. DIRE LA VERITA’ E’ UN ATTO RIVOLUZIONARIO! Il compito intellettuale ed ideologico-politico di smascherare i falsi pietismi dei “sepolcri imbiancati”, ogni facile buonismo tipico degli innumerevoli “farisei” pseudo-democratici che si insinuano tra i ranghi di una finta “sinistra” borghese (la stessa “sinistra” che ha malgovernato l’Italia negli ultimi lustri, perseguendo gli interessi esclusivi di cricche privilegiate e lobbyes finanziarie: un’accozzaglia di venduti e poltronisti, arrivisti, faccendieri e forchettoni “rosé”, al soldo dei comitati d’affari dell’alta borghesia capitalista) è, oggi più che ieri, l’imperativo categorico di ogni rivoluzionario (ma non “da tastiera”, come sarebbe troppo banale obiettare) e di qualsiasi persona intellettualmente onesta. “Dire la verità è un atto rivoluzionario”, lo diceva un grande intellettuale comunista che la sapeva lunga: Gramsci. Benché non ne avvertissi alcun bisogno, ho ricevuto l’ennesima conferma che descrivere la realtà e sconfessare le ipocrisie degli uomini, non attira le simpatie altrui. Ma servirebbe uno stomaco di ferro per “metabolizzare” il fariseismo disgustoso di chi invoca principi di umanitarismo, equità e solidarietà (a corrente alternata), dopo aver votato, in passato, i più sanguinosi interventi guerrafondai in Iraq, in Libia ed in Siria, e si è accodato supinamente alla propaganda anglo-franco-statunitense. L’ipocrisia di chi, fino ad ieri, ha avallato le politiche del ministro Minniti sulla questione migratoria solo perché è un esponente del PD. Tutto ciò urla vendetta ancora oggi. È quella stessa ambiguità di chi si finge inclusivo ed accogliente con i “fratelli migranti” solo per ingrossare le fila degli sfruttati e della manodopera a basso costo, un “esercito di lavoratori di riserva”, in quei Paesi occidentali che per secoli hanno esportato schiavismo e colonialismo in tutta l’Africa e nel resto del mondo. È la stessa, sconcertante falsità di chi, fino ad ieri, ha giustificato le ciniche politiche dell’austerity e di macelleria sociale, che hanno costretto le masse popolari (in primis, in Grecia) in uno stato di povertà estrema, che rasenta la disperazione, solo perché l’ha ordinato la tirannide criminale dei nazisti eurocrati e dei fascio-liberisti (leggasi Troika, costituita dagli esponenti, mai eletti, della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, veri e propri usurai globali legalizzati).

  5. Il “Capitano” farebbe bene a sciogliere definitivamente la sua ambiguità a cavallo tra Mosca e Washington, e a scioglierla in direzione della libertà, quindi dell’Atlantico e non degli Urali!

  6. I Sinistri c’hanno la faccia di bronzo! Non paghi di averla sfangata ai tempi in cui tornavano da Mosca con la 24 ore piena di rubli, oggi fanno la predica democratica a Salvini per i rapporti con Putin. Ma ricevere lezioni anti-moscovite da uno come Zingaretti, che nel suo libro ha appena sostenuto come senza l’Urss non sarebbe stato possibile “il compromesso sociale che oggi in Europa è un esempio per tutto il mondo civilizzato” e che è continuatore esplicito di una politica foraggiata per decenni dai rubli, e dai rubli di un orrendo totalitarismo ben peggiore della certo non inviadibile autocrazia putiniana, è surrealismo puro.

  7. Il principale partito della sinistra italiana è stato finanziato per tutta la sua vita dalla nazione-guida dello schieramento opposto rispetto a quello cui apparteneva l’Italia. Quello occidentale, della Nato, dell’economia di mercato, della libertà. E non esiste un protagonista “uno” della storia della sinistra che sia stato chiamato a rispondere di quest’enormità geopolitica, storica, morale.

  8. Nessuno ha intimato ai dirigenti comunisti e post-comunisti di “chiarire immediatamente” l’esistenza e l’utilizzo di questa valanga di denaro, come fa oggi con titanico sprezzo del ridicolo Zingaretti di fronte all’ipotesi di un sostegno russo alla campagna elettorale della Lega (mentre il finanziamento a tutte le campagne del Pci dal 1948 al suo scioglimento è verità certificata). Nemmeno durante la sbornia manettara di Tangentopoli, quando l’unico partito a salvarsi fu proprio l’unico che riceveva quattrini da una potenza straniera e nemica, il Pci.

    1. Per Giovanni S. per la storia, e tu sicuramente sei un giovane e non conosci, durante tangentopoli il partito che come dici tu si salvo non fu uno ma molti di più tra cui la lega. Chi erano i militanti che fuori dall’albergo tirarono le monetine a Craxi ? leghisti e fascisti. Se fosse vero adesso chi è che riceve quattrini da una potenza straniera e nemica? Se non ti andava bene prima adesso ti va bene?
      un saluto roberto b

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