Lettera aperta al Ministro dell’Agricoltura: distribuzione diretta dei prodotti ortofrutticoli, dall’agricoltore al consumatore, mediata dai percettori del reddito di cittadinanza.

di Giovanni Sallemi. L’economia italiana non cresce, anzi è in grave stagnazione, nonostante gli sforzi dei precedenti governi. Non cresce anche perché la nostra economia è sbilanciata a favore dell’industria, attualmente in crisi. Lo sviluppo del settore agroalimentare di qualità, famoso e gradito a tutto il mondo, sarebbe un formidabile motore di sviluppo della nostra economia anche per le sinergie che questo ha con il turismo enogastronomico. Purtroppo il settore agroalimentare di qualità è anch’esso in crisi, specie al sud.

Spettabile Ministro,
sento il dovere di scriverle, come agricoltore figlio di agricoltori, per rilanciare il grido di dolore e la richiesta di aiuto, per la sofferenza dell’agricoltura di qualità, proveniente dagli agricoltori di Mazzarrone, Licodia Eubea, Caltagirone, di tutta la Sicilia e dell’Italia intera.

Ieri per mezzo del notiziario regionale della Sicilia di Radio 1, ho ascoltato con profonda mestizia, l’intervista ai viticultori di uva Italia, che denunciavano l’impossibilità a raccogliere il frutto del proprio lavoro per i prezzi vergognosi praticati dal cosiddetto “mercato”: 40 centesimi al chilo, per uva coltivata per un anno intero, coperta per proteggerla dalle intemperie.

La cifra offerta dal mercato non copre infatti neanche le spese per la raccolta e il confezionamento.

Gentile e competente Ministro, stiamo parlando di una delle ricchezze della famosa enogastronomia italiana, apprezzata in tutto il mondo, che resterà tale fino a quando sarà prodotta dai piccoli agricoltori, che purtroppo non ce la fanno e falliscono.

Quando tutta l’agricoltura passerà nelle mani della agro-industria, le caratteristiche più apprezzate delle produzioni agricole italiane, le biodiversità, le varietà di uve caratteristiche di ogni territorio, ma anche di ogni singola piccola azienda, spariranno, lasciando il posto alla standardizzazione caratteristica dell’agro-industria. La preziosa uva Italia, viene pagata ai viticultori 40 centesimi e rivenduta nella grande distribuzione italiana a 1,50 euro circa, quando è in offerta. Spesso è venduta a 3 euro circa e comprata presso gli agricoltori a circa 70 centesimi, quando va bene.

Questi sono i fatti: le piccole aziende agricole falliscono, i consumatori spesso non riescono a comprare come vorrebbero tanti prodotti della nostra agricoltura, venduti a prezzi inaccessibili per le tasche di molti.

Già in passato mi rivolsi al Capo del Governo, per cercare di porre un qualche rimedio a tale grave problema. Proposi di creare una via di distribuzione diretta dei prodotti ortofrutticoli, dall’agricoltore al consumatore, mediata da impiegati forniti dai singoli Comuni produttori, inviati in missione presso centri di vendita diretta, offerti dai Comuni ospitanti. Gli impiegati dovrebbero vendere ai consumatori, a prezzi accessibili e giusti concordati con i singoli agricoltori, che invierebbero a loro spese i propri prodotti.

Questa proposta adesso, con la Legge sul reddito di cittadinanza, è più facilmente attuabile, perché i percettori del reddito di cittadinanza potrebbero mettersi volentieri a disposizione per vendere, presso i centri di vendita diretta, istituiti dai vari grandi comuni, i prodotti inviati dagli agricoltori dei vari comuni produttori.

Questa possibilità, contribuirebbe a farli sentire non solo utili alla collettività, ma anche attori della salvezza della piccola e preziosa agricoltura italiana. I centri di vendita diretta esporrebbero i prodotti suddivisi per Regione di provenienza.

Questo sistema favorirebbe la conoscenza delle caratteristiche agro-alimentari delle varie regioni e comuni italiani, incrementando così il turismo enogastronomico e la coesione territoriale. L’attuazione di questa proposta non sarebbe assolutamente un provvedimento di natura assistenziale.

2 commenti su “Lettera aperta al Ministro dell’Agricoltura: distribuzione diretta dei prodotti ortofrutticoli, dall’agricoltore al consumatore, mediata dai percettori del reddito di cittadinanza.

  1. In Italia l’unica cosa che sappiamo fare e FARE RIDERE! E infatti il mondo intero ci sta ridendo dietro, mentre gli italiani – quelli meno furbi – piangono lacrime di sangue!!!!

  2. In ITALIA da sempre la politica, tutta quanta ha sempre puntato moltissimo sull’Industria.
    Migliaia di miliardi all’industria automobilistica, Alitalia,…, briciole all’agricoltura.
    L’Italia potrebbe vivere di:
    ARTE
    Turismo
    Agricoltura.
    L’industria serve ma non è l’unico settore, considerato che di materie prime l’Italia non ne ha.

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