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La fusione Inps-Inpdap ha mandato in rosso le pensioni degli Statali!

Il sistema previdenziale di oggi è a rischio default, tanto che, se non si corre subito ai ripari, domani non ci saranno più le risorse per pagare le pensioni e quando, poi, andrà a pieno regime la riforma Forenro, ovvero quando i primi pensionati si vedranno calcolato l’assegno previdenziale con il “contributivo secco”, allora sarà il più drammatico disastro sociale della nostra storia! Infatti, per i futuri pensionati sarà impossibile campare passando dall’oggi lavorativo al domani pensionistico, ovvero da una busta paga di 1.200 euro al mese ad una pensione di appena 800 euro. Dicono – “esperti” e “professoroni” – che la più grande sciagura sia stata quella dell’Inpdap riassorbita dall’Inps. Falso! I dipendenti pubblici, circa tre milioni e mezzo di lavoratori, versano regolarmente, ogni mese, i loro contributi che servono a pagare le pensioni dei colleghi in pensione: era un circolo virtuoso prima della fusione a freddo! Semmai è l’Inps che ha messo “in rosso” i conti previdenziali dei dipendenti pubblici che fino a quando c’era l’Inpdap godevano di ottima salute. Infatti, se i contributi degli statali finiscono nel calderone generale dell’Inps dove chi versa è in numero drammaticamente inferiore a chi preleva (cassintegrati, pensioni sociali e d’invalidità), è poi matematico che i conti non tornano. Ma è da escludersi che le responsabilità siano dei dipendenti pubblici, gli unici in Italia, assieme ai lavoratori dipendenti in regola, che subiscono alla fonte ogni sorta di detrazione sia fiscale che previdenziale! Le responsabilità sono politiche. Sono di chi non vuole separare la previdenza dall’assistenza. Sono di chi non vuole correggere il “contributivo secco” affiancandogli una “quota di stato” che vada ad assimilare l’assegno previdenziale all’ultimo stipendio percepito. Le responsabilità sono di chi continua a permettere che chi ha versato dieci nelle casse dell’Inps prelevi centomila volte mille quando va in pensione!

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