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In nome della lotta alla “casta” si distrugge la Democrazia. di Gerardo Lisco

Risultato immagini per la “casta”di Gerardo Lisco. Contro la democrazia dei partiti e contro il sistema parlamentare, iniziando dal Partito Radicale guidato da Pannella, viene condotta una battaglia senza quartiere da oltre trent’anni. La lotta politica ai corpi intermedi è stata portata avanti, di volta in volta, in nome della moralizzazione della vita pubblica, della riduzione dei costi della politica, della governabilità, della lotta ai privilegi della casta, della democrazia diretta, delle nuove tecnologie comunicative che consentirebbero in tempo reale di esprimersi su determinate questioni, ecc. ecc.

Gli attacchi al parlamentarismo, come si diceva tra fine ‘800 e inizio ‘900, hanno sempre spianato la strada a regimi autoritari e dittatoriali. Con l’attacco ai partiti e al sistema parlamentare molti giornalisti, opinionisti e anche politicanti hanno fatto la loro fortuna.

A distanza di tre decenni ciò che appare evidente, almeno a tutti coloro che hanno un minimo di spirito critico, è che le condizioni della nostra democrazia e della nostra società sono di gran lunga peggiorate.

Il recente report redatto da OXFAM ha descritto il livello di diseguaglianza che c’è in Italia:
tre miliardari hanno la stessa ricchezza di 6 milioni di italiani;
l’ascensore sociale è bloccato;
il welfare state è stato ridotto ai minimi termini;
il livello della corruzione è cresciuto;
gli intrecci tra criminalità organizzata, potere economico e pezzi del ceto politico sono diventati ancora più fitti e, invece di chiedere con forza il rispetto delle regole democratiche, il ruolo del parlamento, il rafforzamento (anche se è più corretto dire la riorganizzazione) dei partiti politici, si continua ad attaccare la politica rendendola sempre più debole e sempre più controllabile e ricattabile da parte dei poteri economici, finanziari e criminali.

Quando sento ripetere il mantra della democrazia diretta perdo davvero la pazienza. Durante la repubblica dei partiti, essere eletto segretario di Sezione non era una cosa affatto semplice, primo esempio  di democrazia diretta: segretario di sezione, direttivo e assemblea degli iscritti esercitavano il controllo sugli amministratori che non erano mai lasciati a se stessi.

Nei partiti di quegli anni c’erano “le correnti” e, a partire da un certo momento, vennero stigmatizzate come fonti di corruzione, la verità è che le correnti erano momenti partecipazione democratica e di rappresentanza di interessi all’interno dei partiti. L’esistenza delle correnti certificava che nessun segretario di partito poteva pensare di essere il padrone del partito.

In quegli anni quando si votava era possibile esprimere più di una “preferenza” (fino a tre). A un certo punto i media e gli opinionisti iniziarono una campagna denigratoria rispetto al sistema delle preferenze. L’argomentazione che andava per la maggiore era che le preferenze bloccavano il sistema impedendo il ricambio della classe politica e in più erano fonte di corruzione.

Mai sentite sciocchezze più grosse di queste: attraverso le preferenze spesso e volentieri venivano eletti dirigenti politici capaci ma privi di consenso elettorale. Il gioco delle preferenze e l’esistenza delle correnti rendeva fluido il sistema e non viceversa. Il sistema delle preferenze imponeva il gioco di squadra e la stessa corruzione era limitata. Il sistema della preferenza unica, invece, ha reso il candidato più vulnerabile ed anche più ricattabile.

Il sistema delle liste bloccate ha poi eliminato qualsiasi forma di controllo democratico sugli eletti rendendoli servi al servizio del padrone della lista.

In questi anni siamo passati da partiti segno di organizzazione democratica a liste personali, dal finanziamento pubblico dei partiti siamo passati alle liberalità private, oggi così si chiamano le tangenti; da organismi di partito eletti attraverso il confronto, a volte anche scontro duro, a kermesse mediatiche prive di contenuti. In questi anni siamo passati da un sistema politico Democratico a un sistema politico Oligarchico dove l’attività politica è solo appannaggio di chi è in grado di intercettare finanziamenti e quindi di chi è particolarmente funzionale al sistema.

Le elites economiche e finanziarie attraverso il controllo dei media influenzano l’opinione pubblica, somma di individui incapaci di esprimere una visione di sistema collettivo, conducono la loro lotta contro la Democrazia e contro la politica. Pezzi di opinione pubblica vengono spostati da uno schieramento all’altro facendo leva sugli umori individuali spesso costruiti dagli stessi media per controllare il livello politico fatto sempre di più da venditori e non da dirigenti politici. L’opinione pubblica che crede di battersi contro i privilegi in nome della Democrazia non si rende conto che combatte a difesa dei privilegi e contro la Democrazia. Nella lotta che le elites economiche e finanziarie combattono contro la politica e la Democrazia si inseriscono le modifiche apportate alla Costituzione ultima in ordine di tempo è la riduzione del numero dei parlamentari.

Una risposta a “In nome della lotta alla “casta” si distrugge la Democrazia. di Gerardo Lisco”

  1. La DEMOCRAZIA DIRETTA è possibile ed è il Referendum propositivo che in Svizzera funziona da sempre.
    I partiti sono una componente della democrazia ma non sono da soli la democrazia.
    PANNELLA aveva ragione sulla partitocrazia: I partiti grazie al sottogoverno sono dappertutto mentre mancano là dove invece dovrebbero essere.
    Il Parlamento di 1.000 parlamentari, quando ne bastano 500.
    I parlamentari che per cepiscono 166.000 euro all’anno più tutti i privilegi da principi.
    La democrazia non è la partitocrazia. La partitocrazia è la morte della democrazia.
    Un parlamentare svizzero guadagna 60.000 euro l’anno, contro i 166.000 dell’Italia.
    Ma di cosa parliamo, ma pensa qualcuno che abbiamo tutti il cervello in pappa?

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