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Il fuoco. di Bruno Ferrero

di Bruno Ferrero. Sei persone, colte dal caso nel buio di una gelida nottata, su un’isola deserta, si ritrovarono ciascuna con un pezzo di legno in mano. Non c’era altra legna nell’isola persa nelle brume del mare del Nord.
Al centro un piccolo fuoco moriva lentamente per mancanza di combustibile.
Il freddo si faceva sempre più insopportabile.
La prima persona era una donna, ma un guizzo della fiamma illuminò il volto di un immigrato dalla pelle scura. La donna se ne accorse. Strinse il pugno intorno al suo pezzo di legno. Perché consumare il suo legno per scaldare uno scansafatiche venuto a rubare pane e lavoro?
L’uomo che stava al suo fianco vide uno che non era del suo partito. Mai e poi mai avrebbe sprecato il suo bel pezzo di legno per un avversario politico.
La terza persona era vestita malamente e si avvolse ancora di più nel giaccone bisunto, nascondendo il suo pezzo di legno. Il suo vicino era certamente ricco. Perché doveva usare il suo ramo per un ozioso riccone?
Il ricco sedeva pensando ai suoi beni, alle due ville, alle quattro automobili e al sostanzioso conto in banca. Le batterie del suo telefonino erano scariche, doveva conservare il suo pezzo di legno a tutti i costi e non consumarlo per quei pigri e inetti.
Il volto scuro dell’immigrato era una smorfia di vendetta nella fievole luce del fuoco ormai spento. Stringeva forte il pugno intorno al suo pezzo di legno. Sapeva bene che tutti quei bianchi lo disprezzavano. Non avrebbe mai messo il suo pezzo di legno nelle braci del fuoco. Era arrivato il momento della vendetta.
L’ultimo membro di quel mesto gruppetto era un tipo gretto e diffidente. Non faceva nulla se non per profitto. Dare soltanto a chi dà, era il suo motto preferito. Me lo devono pagare caro questo pezzo di legno, pensava.
Li trovarono così, con i pezzi di legno stretti nei pugni, immobili nella morte per assideramento.
Non erano morti per il freddo di fuori, erano morti per il freddo di dentro.

Forse anche
nella tua famiglia, nella tua comunità,
davanti a te c’è
un fuoco che sta morendo.
Di certo stringi
un pezzo di legno
nelle tue mani.
Che ne farai?

3 Risposte a “Il fuoco. di Bruno Ferrero”

  1. Amicizia, Amore, Fratellanza, Solidarietà, Condivisione, sono temi che non ci sfiorano neppure l’anticamera del cuore! Siamo rinchiusi ognuno nel nostro orticello, ma il rischio è quello di morire di freddo continuando a stringere quel ‘pezzo di legno’ per non volerlo condividere con gli altri…. tristezza, amarezza, pianto….

    1. Ho letto il commento di Ginetta 75, ma lo vogliamo capire, senza RISORSE la fratellanza è solo una parola vuota.
      Prova a dire ad un disoccupato di condividere quel poco che ha.
      Questo strisciante edinvasivo buonismo mi fa venire male allo stomaco.
      Ma quando la finiremo di prendere in giro il popolo italico.

  2. Una bella storiella che ha senso per un ristretto gruppo di persone su un isola deserta.
    Oggi in Italia milioni di persone sono in povertà e chi è in povertà non ha nulla da condividere se non la sua povertà!
    Oggi in Italia milioni di persone sono senza una casa (case all’Asta,…) e non hanno nulla da condividere .
    Nel Padre Nostro si dice “dacci oggi il nostro pane quotidiano”.
    Pregare a pancia vuota è impossibile e GESU’ il più grande Maestro di sempre lo aveva compreso.
    Si può essere generosi se si ha QUALCOSA DA CONDIVIDERE, ma se non si ha lo stretto necessario, condividere è impossibile!
    Se si smettesse di vendere ARMI al 3°\4° mondo i naufraghi diminuirebbero e diminuirebbe l’immigrazione. I mercanti d’armi si arricchiscono mentre i cittadini italiani debbono condividere la casa, il lavoro,.. che nemmeno loro hanno?
    La moltiplicazione dei pani è chiara:GESU’ ha moltiplicato e poi ha diviso.
    I politici nostrani vogliono dare a non italiani quello che gli italiani non hanno e questè significa ESASPERARE e far nascere odio gli uni ferso gli altri.
    Un buonismo “peloso” sta rovinando un Paese ma a questa partitocrazia cancerosa va bene così.

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