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Cittadini e Politica: ci vuole più coinvolgimento e partecipazione. di Yvan Rettore

di Yvan Rettore. Una democrazia diventa compiuta attraverso il coinvolgimento e la partecipazione diretta dei cittadini alla gestione della cosa pubblica.
Cittadini che non si riducono a semplici amministrati passivi, ma diventano protagonisti delle scelte amministrative che li interessano in prima persona.
Questo innanzitutto per colmare il bisogno crescente della popolazione di essere ascoltata da coloro che sono chiamati ad amministrarla e a rivendicare di conseguenza un ruolo nelle scelte politiche che vengono fatte nei suoi confronti.
Finora diversi settori sono stati assolti con successo dal volontariato in cui questo protagonismo è riuscito a diventare effettivo con buona pace della classe politica che così si è ritrovata a vedere risolti o comunque affrontati non poche questioni verso cui si era dimostrata incapace o indifferente.
Questo è accaduto in vari ambiti che vanno da interventi nel sociale fino ad iniziative culturali di spessore, dalla tutela ambientale fino allo sport e alla cultura.
Ma nella vita politica questo coinvolgimento attivo dei cittadini finora si è attuato in modo residuale o comunque marginale.
Quindi al di là delle buone intenzioni espresse quasi sempre soltanto durante effimere campagne elettorali a mo’ di slogan, sarebbe ora di concentrarsi su metodi precisi da far conoscere e applicare nel contesto di una volontà tesa a far partecipare effettivamente i cittadini alla gestione delle cosa pubblica. Metodi appropriati all’obiettivo della partecipazione.
Mentre in diversi casi tali metodologie di partecipazione sono presenti spesso allo stato embrionale e scritte in modo poco chiaro e scarsamente regolamentato negli statuti comunali, sono non pochi i casi anche in Italia, ma sopratutto all’estero in cui vengono esplicitati e praticati con risultati molto ragguardevoli.
I campi di azione possono andare dal coinvolgimento diretto dei cittadini nella realizzazione di un determinato progetto all’interno del Comune fino alla gestione della agenda politica corrente, oppure nei casi più ambizioni perfino sulle prospettive generali di progresso di un Comune nel suo insieme.
Per diventare autorevoli sul piano politico e ottenere una valenza giuridica riconosciuta è ovvio che i metodi scelti debbano essere inseriti come regole nello Statuto comunale.
Più appariranno vincolanti per l’amministrazione comunale, più i cittadini saranno incitati a dare un contributo partecipativo importante e costante.
Si pone quindi la necessità dell’abbinamento di metodologie di partecipazione più radicali sul piano decisionale (diritti referendari e diritti di richiamo) da una parte a quelle che si riferiscono a una democrazia di stampo deliberativo che non comprendono una consultazione collettiva con ricadute vincolanti dall’altra.
Entrambe le metodologie e le forme in cui si esprimono hanno uguale legittimità.
Nel primo caso, ad esempio è fondamentale che i cittadini abbiano la possibilità di poter decidere in modo determinante e conclusivo circa argomenti di primaria importanza della politica comunale perché altrimenti gli amministratori pubblici si sentirebbero autorizzati ad agire con la solita delega in bianco che per anni ha contraddistinto la malapolitica in questo paese.
Nel secondo caso, appare altrettanto cruciale che l’informazione, la comprensione esauriente di questioni di interesse pubblico e il dialogo diretto tra amministrati e amministratori consentano ai cittadini di avere ben chiari tutti gli argomenti a favore e contrari, le eventuali motivazioni di scelte politiche alternative e il confronto vivace e costruttivo tra membri di una stessa comunità,
L’abbinamento di questi modelli di partecipazione è indispensabile per formare un processo in grado di unire due azioni fondamentali della democrazia: la deliberazione e la decisione, espressioni di singoli cittadini e di gruppi sociali definiti.
La rappresentatività, elemento caratteristico del nostro sistema politico non verrebbe messa a repentaglio in quanto la maggior parte delle decisioni politiche continuerebbero ad essere adottate dal Consiglio e dalla Giunta comunale.
La novità starebbe nel fatto che al di là di questi elementi chiave della democrazia rappresentativa, verrebbero dati maggior risalto e considerazione ad uno spazio concreto in cui cittadini, esperti, funzionari, tecnici e politici eletti potrebbero confrontarsi direttamente.
In questo modo, i cittadini si ritroverebbero più interessati ad attivarsi per trovare e proporre soluzioni che si fondano su una reale condivisione e ad accettare al contempo stesso di farsi carico di determinate responsabilità a livello personale.
Ma alla fine della fiera, ne godrebbe l’intera collettività che si ritroverebbe a vivere in un comune più civile, vivace e progredito.

5 Risposte a “Cittadini e Politica: ci vuole più coinvolgimento e partecipazione. di Yvan Rettore”

  1. COINVOLGIMENTO: pagare pagare pagare.
    PARTECIPAZIONE: VOTAREEEEEEEEEEEEEEEEEE gli unti della partitocrazia.
    Poi zitti e buoni a cuccia come dei cani 🙁 🙁 🙁 🙁 🙁

  2. Il coinvolgimento: Pagare e di corsa tasse\imposte\gabelle.
    Scattare, scattare, scattare quando la burocrazia chiama 🙁 🙁 🙁

  3. Col cavolo, col cavolo, col cavolo che questi scadenti politicanti ci concedano il Referendum propositivo, sveglia Giacomo-TO. Si darebbero la zappa sui piedi a loro interessa il potere e la poltrone:sveglia Giacomo-TO.

  4. Meno tromboni e trombone.
    Meno fanfarroni e fanfarrone.
    Meno chiacchiere e finalmente RISULTATI concreti cari partiti, mi avete stufato 🙁 🙁 🙁

  5. Il REFERENDUM PROPOSITIVO è ad oggi l’unico strumento che consente la c.d. democrazia diretta, ovvero è il Cittadino che Propone una Legge ed è il Cittadino che se la vota.
    Oggi In Italia le leggi le propone il Parlamento, con il REFERENDUM PROPOSITIVO si darebbe una maggiore e dovuto spazio ai padroni dello Stato ovvero ai Cittadini.
    Il Referendum Propositivo è il miglior antidoto alla partitocrazia che ormai in Italia inzia a stufare, infatti molti non vanno più a votare.

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