“Caldo, governo ladro”! Quando anche il termometro diventa colpa della Meloni.
Una volta si diceva «Piove, governo ladro!». Oggi, sotto un sole che arroventa le città e brucia campagne e boschi, l’adagio viene aggiornato in «Caldo, governo ladro!».
Il caldo estremo è un problema serio. Ma davvero possiamo attribuirne la responsabilità al governo Meloni? Naturalmente no. Palazzo Chigi non controlla il sole, gli anticicloni o il termometro.
Il governo, però, e non solo quello di oggi, ha responsabilità precise: deve decidere come affrontare gli effetti delle temperature estreme, dalla tutela dei lavoratori alla gestione dell’acqua, dall’energia alla prevenzione, dalla sanità alla resilienza delle città.
È su questo che va giudicato.
Il problema, invece, è la solita strumentalizzazione politica: ogni cosa in negativo diventa colpa di chi governa. Piove? Governo ladro. Non piove? Governo ladro. Fa freddo? Governo incapace. Fa caldo? Governo irresponsabile.
Così la politica finisce per trasformare persino il termometro in un’arma elettorale.
E vale per tutti: quando erano al governo gli altri, la musica era la stessa. Cambiano i partiti, ma non cambia la tentazione di scaricare sull’avversario qualsiasi disgrazia.
Criticare Meloni per le sue scelte è legittimo e doveroso. Accusarla del caldo è semplicemente ridicolo.
Il sole non è di destra, la pioggia non è di sinistra e l’anticiclone non ha la tessera di Fratelli d’Italia.
Il governo non può decidere quanti gradi farà domani. Può però decidere cosa fare quando quei gradi diventano un problema.
Ed è lì che va giudicato.
Perché il vero problema non è il termometro che segna 40 gradi.
È una politica che, invece di trovare soluzioni, cerca sempre un colpevole.
E mentre maggioranza e opposizione si rinfacciano persino l’anticiclone, gli italiani continuano a pagare il conto.
Il caldo passerà. La febbre della propaganda, evidentemente, no.




















