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Le feste del Pd. Ma cosa hanno tanto da festeggiare?

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di Angelo Damore. Il singhiozzo del Governo continua. Nell’arco di sole ventiquattro ore, si è passati dall’annuncio in pompa magna dell’eliminazione dell’Imu, alle tensioni riguardanti le reali coperture a tal scopo, con la piu’ che possibile e quasi inevitabile ipotesi di aumentare l’Iva dal 1° ottobre, sempre che a gennaio, nel calcolo della prossima tassa comunale, non andremo a pagare in modo eguale o addirittura maggiore. Si continua a navigare a vista, mentre la nebbia si fa sempre piu’ fitta, specie per le continue minacce create da Berlusconi, sulla fine anticipata dell’Esecutivo, qualora il Senato metta fine alla sua esperienza politica. A tali continue minacce, ha risposto con i fatti, il Presidente Napolitano. Oggi infatti, sono stati nominati 4 nuovi Senatori a vita che, nonostante provengano dal mondo della cultura e non propriamente della politica, non hanno nascosto le proprie simpatie per l’area di sinistra. “Re Giorgio”, a suo modo, ha garantito piu’ peso al Governo di larghe intese, qualora ce ne fosse bisogno, confermando la sua visione su di un’ipotetica crisi: le Camere non andranno sciolte, cercando nuove maggioranze in Parlamento. Dopo la nomina di Monti e la sua susseguente promozione a Primo Ministro, il Presidente Napolitano continua a caratterizzare la vita parlamentare del Paese. Nel frattempo nel PD, si inizia a muovere la complessa e mastodontica macchina del partito, per organizzare le prossime primarie. Continuano le feste democratiche. Chissa’ cosa hanno tanto da festeggiare, in un Paese ormai moribondo, in cui il tasso di disoccupazione continua a crescere e dove, molti giovani, un lavoro neanche piu’ lo cercano. Renzi come al solito, parte in pole position. Per tale motivo, c’e’ da pensare che perda anche questa volta. Letta nel frattempo, continua a dispensare sorrisi. Non una parola sulla possibile guerra in Siria, silenzio che non puo’ che accentuare la pochezza del nostro Paese in politica internazionale, limite ormai divenuto una costante. Per molti Letta resta un interprete di passaggio, di transizione. Ma intanto, singhiozzando, questo Governo transitorio resta a galla.

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