Una riforma previdenziale equa deve partire da un principio fondamentale: non tutte le generazioni hanno lavorato nelle stesse condizioni e non tutte possono essere chiamate ad affrontare gli stessi sacrifici. Chi oggi si avvicina alla pensione ha spesso trascorso decenni tra uffici, fabbriche, negozi, cantieri e servizi, con orari rigidi, settimane lavorative di sei giorni, spostamenti quotidiani e scarse possibilità di conciliare lavoro e vita privata.
Oggi, invece, almeno in alcuni settori, il lavoro da remoto, la flessibilità oraria e una migliore organizzazione del tempo offrono opportunità che per molti lavoratori di ieri semplicemente non esistevano. Si tratta di cambiamenti importanti, ma arrivati troppo tardi per chi ha già trascorso gran parte della propria vita professionale.
È da questa disparità che deve partire una vera riforma previdenziale: non si può chiedere a tutti di lavorare più a lungo senza tenere conto delle diverse realtà lavorative che hanno caratterizzato le generazioni.
Questa differenza non deve diventare motivo di scontro tra giovani e anziani, ma rappresentare il punto di partenza per una riforma più equa. Chi ha lavorato per decenni senza la settimana corta e senza smart working non può essere trattato come chi comincia oggi, potendo contare su condizioni potenzialmente più favorevoli.
Vivere più a lungo non significa necessariamente essere in grado di lavorare più a lungo. L’aumento della speranza di vita non può diventare un motivo automatico per innalzare l’età pensionabile.
La proposta di FreeSkipper Italia
Noi di FreeSkipper Italia rilanciamo la nostra proposta di riforma previdenziale, sostenuta da oltre 1.300 sottoscrizioni, articolata su due percorsi distinti.
1. Pensione a 65 anni senza penalizzazioni per chi ha almeno 30 anni di contribuzione previdenziale
Chiediamo di consentire a chi ha compiuto 65 anni e maturato almeno 30 anni di contribuzione previdenziale, derivante da attività lavorativa dipendente o autonoma, di andare in pensione senza riduzioni dell’assegno legate all’uscita anticipata. È il giusto riconoscimento di una vita dedicata al lavoro, spesso svolto senza le opportunità di flessibilità oggi disponibili.
2. Per i nuovi assunti, pensionamento a 67 anni, ma con maggiore flessibilità
A chi entra oggi nel mondo del lavoro proponiamo un modello più moderno, che preveda la possibilità di accedere allo smart working fin dall’assunzione, quando le mansioni lo consentono, una maggiore flessibilità oraria e strumenti concreti per conciliare la vita professionale con quella personale.
Per chi svolge attività che richiedono necessariamente la presenza fisica, dovranno essere previste forme alternative di flessibilità e tutela. Occorre inoltre promuovere la previdenza complementare, affinché i giovani possano costruire maggiori garanzie economiche per il futuro.
La distinzione tra i due percorsi dovrà essere definita attraverso criteri trasparenti, che tengano conto della posizione lavorativa e contributiva e prevedano regole transitorie per chi è vicino alla pensione. La riforma dovrà inoltre essere accompagnata da un forte sostegno alla previdenza complementare da parte dei datori di lavoro e dello Stato.
Non una guerra tra generazioni, ma un patto più equo
La nostra proposta non vuole contrapporre giovani e anziani, ma riconoscere che chi ha lavorato per decenni senza smart working e con orari rigidi non ha avuto le stesse opportunità di chi oggi può beneficiare di un’organizzazione del lavoro più flessibile.
L’equità non consiste nel chiedere a tutti gli stessi sacrifici, ma nel riconoscere quelli già sostenuti e nel migliorare le condizioni di chi verrà dopo.
La previdenza non è soltanto una questione di conti pubblici: riguarda la salute, la dignità, il tempo di vita e la sicurezza economica.
Per questo FreeSkipper Italia rilancia la propria proposta: pensione a 65 anni senza penalizzazioni per chi ha almeno 30 anni di contribuzione e, per i nuovi assunti, pensionamento a 67 anni accompagnato da maggiore flessibilità lavorativa e sostegno alla previdenza complementare.
Perché lavorare deve permettere di vivere, non impedire di godersi la vita. E la pensione deve tornare ad essere un traguardo concreto e raggiungibile, non una promessa continuamente rinviata.
FIRMA LA PETIZIONE >>> c.org/f5GrxzGmb8
