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La scuola francese risponde alla rivolta.

di Attilio Runello. Da alcuni giorni la Francia è sconvolta dalle manifestazioni e rivolte studentesche delle scuole superiori.
In Italia si è cercato di individuare la matrice di queste manifestazioni che spesso sfociano in rivolte violente.
Si attribuisce l’organizzazione di queste manifestazioni alla sinistra radicale guidata da Melanchon, che pur avendo ottenuto il numero maggiore di seggi in parlamento un paio di anni fa è rimasta esclusa dal governo.
Insomma un tentativo di dare una spallata al governo di centro voluto da Macron.
La si attribuisce anche agli emigranti di seconda generazione, che spesso frequentano le scuole peggiori.
I tanti episodi di violenza lasciano pensare a un intervento di non studenti come i black block organizzati per atti di vandalismo e violenza.
In Italia basta leggere i social per capire che tanti lo hanno salutato come un nuovo sessantotto e sperano che si faccia anche in Italia.
Il governo francese – abituato a manifestazioni di massa che vandalizzano le città – ha creato una piattaforma dove gli studenti possono scrivere cosa non funziona.
Inoltre ha organizzato incontro con i sindacati.
In Francia la vita continua e la partita di calcio Italia Francia ha avuto luogo senza problemi.
Le scuole si sono subito organizzate per riprendere le lezioni a distanza come si faceva durante il COVID.
E dunque almeno le lezioni continuano.
Gli studenti che manifestano e non studiano potrebbero alla fine delle manifestazioni trovarsi di fronte alla amara sorpresa di essere interrogati, senza aver studiato.
Le ragioni addotte dagli studenti non sono tali da giustificare delle rivolte di questo genere.
Per esempio dicono che nelle scuole fa caldo.
Fra qualche giorno dovranno andare con il maglione.
Oppure segnalano la presenza di scarafaggi nelle scuole. Era sufficiente chiedere una  disinfestazione.
Insomma tutto lascia pensare che di tratta di ragioni politiche, ma anche che la Francia non si scompone e il governo registra che oggi sono diminuite del 30 per cento le scuole occupate.
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