Come il ‘campo largo’ si autodemolisce!
di Attilio Runello. La dichiarazione di Silvia Salis, sindaca di Genova, di volersi candidare come premier alle prossime elezioni non è passata inosservata nemmeno tra i Cinque Stelle.
Se infatti, per il momento, ha suscitato irritazione nella direzione del PD — un’irritazione molto discreta, cui è seguita una pronta retromarcia della sindaca — una reazione ben più vivace è arrivata dall’area pentastellata, non tanto dai politici quanto dalle pagine de Il Fatto Quotidiano.
Il 13 aprile, infatti, il giornale vicino ai Cinque Stelle ha pubblicato un articolo firmato dal saggista Pierfranco Pellizzetti, (Già finito il sogno di Silvia Salis for president? A Genova ci chiediamo se è l’ennesimo bluff) in cui viene mossa un’ampia e diretta critica all’operato della sindaca di Genova e alla sua inesperienza.
L’unica esperienza amministrativa della Salis — si afferma — sarebbe quella di aver fatto parte del CONI di Malagò, definito un “poltronificio”, ottenuto esclusivamente grazie ai suoi meriti sportivi.
La Salis è sindaca da sei mesi, ma sembra abbia già ricevuto bocciature rilevanti per tutti i progetti presentati.
Inoltre, si è trovata a gestire un sistema di trasporto pubblico con notevoli ammanchi ed è stata costretta a tagliare le corse, facendo ricadere i costi sulla cittadinanza.
“Si è cominciato con la Waterloo del trasporto pubblico locale, ricevuto in eredità dalla precedente amministrazione, affrontato come un problem solver aziendale, cancellando corse e tagliando il servizio in maniera selvaggia, nella migliore logica neoliberista che impone di gestire privatisticamente il pubblico e ribaltare i costi sulle famiglie e sulle fasce più deboli della popolazione, senza mai coinvolgere i piani alti della società.”
E, aggiungiamo noi, al giornalista non è sfuggito nemmeno il fatto che abbia rinunciato a quattrocento milioni di finanziamenti per un progetto che non condivideva.
Silvia Salis è renziana? Secondo l’articolo, sì.
Al di là delle altre riflessioni del giornalista, colpisce la durezza con cui si parla di un alleato politico del cosiddetto “campo largo”, a prescindere dalla sua appartenenza partitica.
E perché accade? Perché ha osato candidarsi per una posizione a cui ambisce Giuseppe Conte? Sembra proprio di sì.
Ma se il campo largo inizia in questo modo, dove potrà arrivare?
Viene in mente un vecchio detto: dai nemici mi salvo io, dagli amici mi salvi Dio.























