di Elena Nicolini. Ufficio Stampa di Asmel. I nove Sindaci delle principali città italiane che hanno chiesto al premier Meloni un confronto urgente su temi come il carovita, il disagio sociale e la sicurezza hanno firmato un vero e proprio atto di delegittimazione di ANCI, l’Associazione che nel proprio statuto sostiene di essere l’unica titolata a rappresentare i Comuni italiani.
Infatti, si sono esposti a una garbata lezione di galateo istituzionale da parte del Presidente del Consiglio. La quale si è dichiarata disponibile al confronto ma ha indicato come sede appropriata la Conferenza Stato-Città, che si riunisce con cadenza almeno trimestrale e ogni qualvolta il Presidente dell’ANCI ne faccia richiesta.
La rampogna sembra indirizzata principalmente a Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli, il quale si è diligentemente accodato ai firmatari – tutti di centrosinistra – malgrado sia anche Presidente ANCI, lasciando il fianco scoperto ai rilievi di Meloni che nella risposta sottolinea anche di voler ascoltare la voce di tutti i Sindaci, non i rappresentanti di una sola parte politica.
«La rappresentanza unica appartiene alla cultura sovietica», sostiene Francesco Pinto, Segretario generale ASMEL, l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali che associa oltre 5mila Enti Locali. «Occorre rimarcare che i nove Sindaci non rappresentano certo la platea delle quasi 8mila comuni italiani, nella stragrande maggioranza caratterizzate da realtà medio-piccole dove vive oltre il 75% della popolazione. Inoltre, ha ragione Meloni quando sostiene che non c’è una sola parte politica a rappresentare i Comuni italiani. Anzi – continua Pinto – da una rilevazione di Noto Sondaggi, commissionata da ASMEL, emerge che il 35% dei Sindaci italiani è a capo di una coalizione di centrodestra, il 24% di una maggioranza civica e solo il 23% dichiara di guidare una coalizione di centrosinistra. Per non parlare del profondo mutamento della natura stessa di ANCI, il cui Bilancio mostra come il peso delle quote versate dai soci incida solo per il 20%, mentre le commesse finanziate in larga parte dai Ministeri valgono l’80%. L’attenzione dell’apparato si sposta così dalle istanze dei Comuni alle esigenze governative».
Pinto ricorda che la Conferenza Stato-Città è stata istituita nel 1997, quando ANCI rappresentava nei fatti la sola realtà organizzata dei Comuni, e che da allora sono sorte altre associazioni, tra cui ANPCI (l’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia) e ASMEL, che mettono in discussione la pretesa di ANCI di rappresentare l’unica voce dei Comuni.
«Il documento firmato dai nove sindaci – continua Pinto – rappresenta una nota stonata e si espone alle critiche del Governo perché mette nero su bianco lo scarso livello di rappresentatività di ANCI, ancor più perché siglato dallo stesso Presidente dell’Associazione. Tuttavia, i temi posti al centro dell’attenzione richiedono un effettivo confronto tra Governo ed Enti locali, come riconosciuto dalla stessa Meloni. ASMEL coglie l’occasione per invitarla alla XVI Assemblea del 16 novembre a Napoli. Un’occasione per ascoltare una narrazione diversa perché l’Italia dei Comuni non coincide affatto con le grandi aree metropolitane».
