di Yvan Rettore
Ridurre le proteste di questi ultimi giorni ad un fenomeno passeggero risulta un po’ ingenuo.
La verità è che il sistema capitalista sta volgendo al termine del suo ciclo espansivo (come previsto benissimo dalle analisi di Marx) e non riesce più ad operare quei trasformismi che in passato lo avevano sempre salvato e rigenerato. In parole povere gli stessi elementi che ne hanno consentito la diffusione a livello planetario ora ne stanno provocando il logoramento.
Le manifestazioni di questi giorni in particolare in Europa (continente che più di tutti ha vissuto e sta vivendo un capitalismo avanzato quanto decadente) non possono essere riconducibili quindi soltanto a manovre di strumentalizzazione politica (del resto è lampante che le forze di opposizione non ne sono affatto la mente e hanno un peso secondario nelle proteste di questi giorni) ma l’inizio di una presa di coscienza che andrà ben oltre semplici espressioni di protesta e che rischia di sfociare in fenomeni ben più violenti ed imprevedibili.
Il problema è che proprio la politica ma anche gran parte del mondo intellettuale non hanno colto la gravità di questo fenomeno e non riescono a porre le basi di un dialogo costruttivo teso a creare un progetto di società alternativo a quello asfittico attuale.
E non c’è nulla di programmato in questo, perché nessuno può augurarsi una guerra civile dagli esiti tutt’altro che certi, soprattutto per i ceti più abbienti (se il sistema crollerà anche i miliardari si ritroveranno con tanto denaro che varrà soltanto carta straccia e tonnellate di mattone (immobili) e oggetti di lusso che non serviranno a nulla).
La Storia dell’umanità è passata più volte in fasi simili e ha dimostrato che non c’è nulla di programmabile né di scontato in simili processi di decadimento.
Prof. Yvan Rettore
