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Per costruire un’alternativa all’attuale governo c’è bisogno di un partito popolare, o cristiano-democratico. di Paolo Cirino Pomicino

di Paolo Cirino Pomicino. Egregio direttore, condivido in pieno l’editoriale di Antonio Polito che ha evidenziato come il PD non abbia alleati nell’attuale sistema politico. Alle politiche del 2001 i DS ebbero, infatti, il 18% e la Margherita il 14%. Uniti nel 2007, sono oggi insieme nel PD poco al di sotto del 23% a testimonianza che in politica due più due spesso fa tre.

L’on. Calenda avverte questa grave lacuna ed offre una soluzione a mio giudizio utile ma non sufficiente a riportare il sistema politico italiano nelle forme prevalenti nel maggior numero di paesi europei. Calenda afferma, infatti, che il PD debba allargare il perimetro del proprio elettorato includendo forze culturali diverse, liberali e popolari.

Innanzitutto la presenza di queste forze in realtà già c’è e un allargamento è sempre utile ma non sarà mai un’alternativa di governo all’attuale maggioranza. Per costruirla c’è bisogno di un partito popolare, o cristiano-democratico che dir si voglia, insieme, forse, a quelle forze liberali e liberal da sempre alleate in Italia e in Europa.

Non sfuggirà a Calenda che una cosa è avere nel PD un folto gruppo di democristiani e liberali insieme a socialisti ed ex comunisti altra cosa è un’alleanza tra partiti diversi capaci di intercettare il consenso di aree popolari diverse ma possibili alleati.

Così la DC ha governato per 40 anni in Italia e così la CDU l’ha fatto in Germania per 75 anni e i popolari per 60 anni in Austria e così in molti altri paesi.

Nelle democrazie parlamentari la coalizione è la forma fondamentale per un governo efficace mentre la cosiddetta vocazione maggioritaria funziona nelle società storicamente bipartitiche (vedi gli Stati Uniti) ma non in paesi dove esistono più culture.

Si può recuperare un po’ di voti con la soluzione Calenda ma l’alternativa si costruisce nel modo prima descritto. Peraltro basta guardare gli ultimi 25 anni. L’unità delle due culture presenti nel PD hanno prodotto politiche non coerenti con la grande tradizione della sinistra nel suo insieme e della democrazia cristiana diventando, al contrario, fortemente permeabile al pensiero unico liberista degli ultimi decenni.

La politica è una cosa maledettamente seria ed è, contrariamente a quel che si dice, una scienza esatta perchè a determinati comportamenti seguono prevedibili accadimenti (nel 2009 lo dissi in un incontro casuale a D’Alema e a Marini perchè potessero separarsi e consolidare un’alleanza che avrebbe governato per anni).

La mancata alternativa è responsabilità primaria degli eredi della Democrazia Cristiana diventati politicamente irrilevanti e attratti dalla guida di minuscoli gruppetti di interessi spesso personali.

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