La ‘guerra dei dazi’, come tutte le guerre, finirà per pagarla il cittadino-consumatore!

Il D-day di Donald Trump è arrivato, e il presidente Usa i famigerati dazi che rischiano di innescare una guerra commerciale globale:
Il 2 aprile sarà ricordato per sempre come il giorno in cui abbiamo reso l’America di nuovo ricca, il giorno della liberazione. Firmerò uno storico ordine esecutivo che impone dazi reciproci in tutto il mondo: questo significa se loro lo fanno a noi, noi lo facciamo a loro. Le nuove tariffe doganali sono una dichiarazione di indipendenza economica.
Insomma, Trump, come minacciava sin dai primi giorni della sua campagna elettorale, ha mantenuto la sua… minaccia e ha ufficialmente lanciato la sua sfida al commercio globale, ma chi pagherà davvero il prezzo di questa guerra commerciale saranno, come sempre, i cittadini e i consumatori. Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per ridurre il deficit commerciale, annunciando una serie di dazi che colpiranno non solo i paesi con cui gli Stati Uniti hanno maggiori squilibri commerciali, ma l’economia globale nel suo complesso.
I dazi, che vanno dal 10% per la maggior parte dei paesi fino a punte più alte per alcune nazioni come la Cina (34%) e l’Unione Europea (20%), sono stati presentati come una panacea per il rilancio economico degli Stati Uniti. Trump ha promesso che questi provvedimenti porteranno una “età dell’oro” e riporteranno l’America sulla strada della prosperità, con la riduzione delle tasse e del debito. Tuttavia, dietro questa retorica trionfante, si nasconde la realtà che a pagare il conto saranno i consumatori americani, ma anche quelli di tutto il mondo, che si troveranno ad affrontare prezzi più alti per i beni importati e una potenziale scarsità di prodotti.
Le misure commerciali volute da Trump non si limitano ai dazi, ma includono anche tariffe del 25% sulle automobili importate, un altro colpo diretto ai consumatori. Il presidente ha dichiarato che chi non vuole pagare i dazi deve produrre in America, un invito che, seppur allettante per alcune imprese, non è così facilmente realizzabile. Le aziende potrebbero trovarsi a dover trasferire le proprie linee produttive negli Stati Uniti, ma ciò comporterebbe un aumento dei costi, che, inevitabilmente, ricadrebbero sui consumatori.
Inoltre, la politica della reciprocità voluta da Trump, che prevede dazi simili per i paesi che impongono tariffe agli Stati Uniti, non solo intensifica la guerra commerciale, ma espone gli americani a un circolo vizioso di aumenti dei prezzi e riduzione della scelta. L’Unione Europea, per esempio, pagherà una “tassa” del 20% sulle sue esportazioni, ma sarà anche a rischio di nuove ritorsioni, con ripercussioni che si faranno sentire in tutte le economie coinvolte.
La realtà è che i dazi, anziché portare prosperità, rischiano di innescare un rallentamento dell’economia globale. I cittadini-consumatori, spesso ignorati nei discorsi politici, sono quelli che finiranno per pagare le conseguenze di una guerra commerciale che non solo innalza i costi dei beni importati, ma potrebbe anche danneggiare le relazioni commerciali internazionali, rallentando gli scambi e aumentando l’incertezza economica.
Anche se le borse mondiali hanno reagito con alti e bassi alla notizia, con il dollaro indebolito e i rendimenti dei titoli di stato in aumento, la realtà rimane chiara: ogni aumento delle tariffe sarà un fardello in più per i consumatori, che vedranno crescere i prezzi di molti prodotti di uso quotidiano, dalle automobili agli elettrodomestici, dai vestiti ai dispositivi elettronici. E mentre le grandi aziende potrebbero trovare modi per adattarsi, i cittadini saranno quelli che si ritroveranno a fare i conti con i costi più alti.
In definitiva, la guerra commerciale scatenata da Trump rischia di generare una falsa illusione di “età dell’oro” per gli Stati Uniti, ma a lungo andare i veri perdenti saranno sempre i consumatori, che vedranno lievitare il costo della vita senza vedere alcun beneficio reale dalle misure annunciate.
Ecco la lista dei dazi più significativi imposti da Trump – con effetto “immediato” – annunciati oggi dal presidente Donald Trump. Con l’eccezione significativa di Canada e Messico, per ora esenti dai dazi reciproci ma soggetti ai dazi selettivi del 25% su alcuni beni già annunciati nei giorni scorsi:
CINA 34%
UE 20%
SVIZZERA 31%
GRAN BRETAGNA 10%
GIAPPONE 24%
INDIA 26%
COREA DEL SUD 25%
INDONESIA 32%
CAMBOGIA 49%
THAILANDIA 36%
TAIWAN 32%
Nonostante tutto le Borse europee vacillano, ma non crollano. Sul fronte valutario il dollaro si indebolisce sulle principali valute. Il biglietto verde passa di mano a 1,0971 sull’euro. In calo pure il prezzo del petrolio, in risalita quello dell’oro!
Bisogna anche tenere presente che sino ad oggi era l’Unione europea ad essere avvantaggiata.
Infatti i dazi negli Stati Uniti erano del 2,5 per cento
Quelli dell’Unione europea il 10 per cento.
Il mercato americano è stato molto ghiotto per l’Europa.
Tutto il Sudamerica e l’Asia pone dazi elevati.
In Cina per esempio sia Mattarella che Meloni hanno chiesto una riduzione dei dazi.
Possiamo augurarci che l’accordo per una riduzione dei dazi con l’America latina prosegua. E che finita la guerra in Ucraina si riprendano rapporti normali con la Russia