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Twittermania e dipendenza da Talk-show. La politica fa troppo spettacolo e pochi fatti.

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di Redazione. Oggi come oggi non puoi ‘fare politica’ se non sei ‘social’, se non spari, almeno, una decina di tweeter al giorno e non fai, minimo, un’ospitata tv a settimana.

Ma se i nostri cari politici, con la complicità dei media, facessero tutto ‘sto teatro per comunicarci provvedimenti giusti, urgenti, concreti e necessari, come far pagare le tasse a tutti e per quanto dovuto, far passare ad orario i mezzi pubblici, rendere le nostre città più sicure e pulite, adeguare realmente gli stipendi e le pensioni al costo della vita, bè allora saremmo tutti fans delle loro ospitate e followers delle loro postate!

Invece, politici, leader e aspiranti tali, appaiano, smanettano e postano, attaccano e si difendendono, facendo vedere e scrivendo ciò che più gli conviene e che la gente vuole sentirsi dire, consapevoli che per conquistare e mantenere il consenso bisogna assecondarne le richieste, senza mai realizzarle, e buttare continuamente qualcosa in pasto a un’audience sempre più “affamata”.

Ma affamata de che? Il popolo – con la pancia vuota e le palle piene delle loro sparate – inizia a stancarsi. Tant’è che circa il 50 per cento degli aventi diritto diserta le urne.

Ma il crescente astensionismo non gli basta. Non ha persuaso la politica a cambiare registro e lorsignori continuano a fare e a dare spettacolo, almeno fino a quando i telespettatori non si decideranno a cambiare canale e a smetterla di likkarli sui social.

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