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Tutto ricade sui cittadini.

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di Carlo Calenda. non ho mai commentato i provvedimenti del Governo per contenere la pandemia, perché in un momento di emergenza dobbiamo tutti ubbidire per rallentare il contagio. Ma è altrettanto vero che è in questi momenti che lo Stato deve essere forte e far funzionare le cose.

La prima ondata di diffusione del virus ha colto tutti impreparati, ma la seconda ondata non è una sorpresa, sapevamo tutti che sarebbe arrivata. Ora che si avvicina l’ipotesi di un secondo lockdown, tutti ci chiediamo la stessa cosa: abbiamo fatto tutto il possibile in questi mesi per prepararci ad affrontare al meglio questa sfida difficilissima? La risposta è no.

A maggio abbiamo presentato, a voi, ai media e direttamente al Governo un piano scritto dal team di Azione che si occupa di sanità, insieme a Walter Ricciardi. Un documento molto dettagliato che illustrava cosa fare in ogni Regione, per creare una cintura di sicurezza che ci proteggesse nel momento in cui il virus sarebbe tornato a diffondersi, per provare a conviverci senza bloccare il Paese.

Quanti tamponi dobbiamo essere in grado di effettuare, quanti posti in terapia intensiva o residenze Covid, quante mascherine, quanti medici di medicina generale o personale nei dipartimenti di prevenzione. Indicando le soglie – in ogni Regione – per farci trovare pronti. 5 mesi dopo, nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto e ancora una volta si rischia di scaricare tutto sui cittadini.

Com’è possibile? Perché nessuno in Italia riesce a far accadere le cose. Ogni giorno con Azione insistiamo sull’importanza della gestione, ricordando che stanziare fondi e annunciare misure è solo il primo passo e che la vera sfida è implementarle realmente. Invece quello che accade è che sentiamo continuamente annunci a cui non seguono i fatti, senza reagire.

Succede in ogni ambito, pensate alle misure economiche per fronteggiare la crisi dovuta al Covid. Sono stati stanziati 105 miliardi, un’enormità, di cui una buona parte non è mai arrivata a famiglie e imprese. Ogni giorno parliamo di MES, dei tanti miliardi del Recovery Fund che arriveranno, ma la verità è che non siamo in grado di spendere quelli che già abbiamo.

Questo è un Paese in cui la politica per il 90% è scontro ideologico e annunci e nessuno sta seduto alla scrivania a gestire le cose, a far in modo che accadano veramente. Si dà spesso la colpa alla burocrazia, ma è compito della politica governarla.

Abbiamo anche noi cittadini una grande responsabilità, perché siamo noi che abbiamo scelto questa classe politica, dividendoci in tifoserie, scontrandoci tra di noi in discussioni ideologiche e apprezzando slogan che nascondono il nulla. Il buongoverno, che dovrebbe essere il fulcro dell’azione politica, è scomparso.

Ora, se ci sarà un secondo lockdown andrà rispettato scrupolosamente, perché la salute pubblica viene prima di tutto e serve una reazione durissima dello Stato verso chi – com’è accaduto a Napoli – strumentalizza una situazione drammatica e minaccia scontri in piazza o si presta al negazionismo.

Ma la verità è che lo Stato non funziona. E se per anni abbiamo pensato di cavarcela ognuno con i propri mezzi, oggi l’emergenza sanitaria ci ricorda che uno Stato che funziona fa la differenza tra la vita e la morte. Ricordiamocelo quando sceglieremo i nostri rappresentanti, ricordiamoci qual è il senso originario della parola politica: l’arte di Governo.

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