Troppa indifferenza verso i problemi dei pescatori italiani.

di Oceanus Atlanticus. Sugli 8 mila splendidi chilometri di coste italiane la pesca tende a morire: in trent’anni le navi da pesca, causa regole inadeguate, sono diminuite del 33%: si sono persi 12 mila scafi e 18mila posti di lavoro.

In uno dei maggiori porti pescherecci, affacciato sul Mar Mediterraneo, alla foce del fiume Màzaro, Mazara del Valloil numero dei pescherecci d’altura è sceso da 400 a 80.
Il 74% del prodotto ittico consumato nel nostro paese è importato, anche da paesi del Sud Est Asiatico e dell’America latina.

La troppa burocrazia è vista come la ghigliottina della pesca: le regole europee e quelle nazionali hanno portato problemi ai pescatori italiani con: multe, perdite di lavoro e abbandono dell’attività. Si parla anche di pene pecuniarie che hanno superato addirittura i 100 mila euro. Ultimamente si è letto: piccola pesca “trasformata” in pesca industriale: dall’ INPS arrivano stangate da migliaia di euro.

Infine i media nostrani riportano che la cultura del mare pulito passa anche attraverso la pesca: è di questi giorni la notizia che è nato il progetto “REMARE”, finanziato dalla Regione Campania con fondi europei e a cui partecipano, per ora, 5 associazioni di pescatori e che vede in campo le quattro aree marine protette della Regione, per ripulire le acque dai rifiuti e sensibilizzare l’opinione pubblica.

A questo punto essere indifferenti verso i problemi dei pescatori significherà esserlo anche verso la natura: chi ripulirà queste acque?

Infine c’è da dire che stiamo parlando di un lavoro altamente usurante e come tale andrebbe riconosciuto. I governi che si sono succeduti finora non lo hanno fatto. E inoltre, per quanto riguarda il diritto al voto, i pescatori, lo hanno solo se durante le votazioni sono in porti nazionali e con tutta la prassi burocratica, ovviamente, da seguire.

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