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Tra i sei candidati, vincerà l’astensionismo?

Sei candidati premier per contendersi la vittoria alle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013. L’Italia è chiamata a scegliere il nuovo Parlamento. A sfidare il Pdl di Silvio Berlusconi e il Pd di Pier Luigi Bersani ci sono Mario Monti, già premier per un anno, alla guida di una coalizione di moderati, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, la coalizione della sinistra, guidata da Antonio Ingroia e Oscar Giannino, giornalista ed economista.
Ma su tutti incombe l’ombra dell’astensionismo!!! La gente, disorientata da tanta “offerta” e nauseata da tanta “mala-politica”, ormai ha perso la fiducia sia nel vecchio che resiste, sia nel nuovo che avanza. E’ opinione ormai diffusa che chi “fa politica”, salite o discese in campo a parte, lo faccia unicamente per il proprio tornaconto personale più che per senso civico. E allora, saranno le schede bianche, quelle nulle e la diserzione dall’urna a vincere queste elezioni?
‘SCELTA CIVICA’ CON MONTI – Una lista ‘Con Monti per l’Italia’ al Senato e tre liste alla Camera: una senza parlamentari e due per l’Udc di Pier Ferdinando Casini e Fli di Gianfranco Fini. Nasce così il ‘partito’ di Mario Monti, anche se lo stesso interessato tiene a precisare che di partito non si tratta. Dopo aver accettato di guidare i centristi alle politiche 2013, il Professore svela che il suo nome comparirà nel simbolo delle liste: “Con Monti per l’Italia” (con l’aggiunta alla Camera, dove Udc e Fli avranno liste separate, della scritta ‘Scelta civica’). L’obiettivo è quello di ottenere un Monti bis con il quale proseguire il ‘progetto’ avviato nel 2011 che – spiega il premier uscente – in un anno non può far vedere i suoi effetti positivi.
‘L’ITALIA GIUSTA’ DI BERSANI – Dopo aver vinto le primarie per la candidatura alla premiership contro Matteo Renzi, Pier Luigi Bersani lancia il suo slogan per la campagna elettorale: ‘L’Italia giusta’. Intanto chiude per primo le liste elettorali: tre quarti dei candidati sono stati scelti attraverso le primarie per il Parlamento del 29 e 30 dicembre, gli altri sono nomi ‘blindati’ indicati dal segretario, un mix tra le anime del partito ed esponenti della società civile. Con una buona componente di donne (dei 38 capilista, 15 saranno donne). Il Partito democratico è in base ai sondaggi il primo partito, alla vigilia delle elezioni. Nella coalizione di centrosinistra ci sarà inoltre Sinistra e libertà, di Nichi Vendola, il Psi di Riccardo Nencini e ‘Centro democratico’, nuova componente con Bruno Tabacci e Massimo Donadi.
‘IL RITORNO’ DI SILVIO BERLUSCONI – Dopo aver in un primo momento annunciato il suo passo indietro e aver aperto alle primarie dentro il Popolo della libertà, Silvio Berlusconi cambia idea e decide di candidarsi di nuovo in prima persona alla guida del centrodestra. Sfumata anche l’ipotesi di un rassemblement dei moderati con alla guida Monti, il Cavaliere lancia una campagna elettorale senza esclusione di colpi nei confronti del Professore. E dopo non poche tribolazioni, chiude l’accordo con la Lega Nord di Roberto Maroni: il segretario del Carroccio sarà candidato in Lombardia, mentre il Cavaliere non esclude, come gli chiedeva la Lega, che in caso di vittoria alle politiche non sia lui, bensì Angelino Alfano il premier designato. “Alfano può essere il nostro candidato premier ed io posso fare il ministro dell’Economia”, afferma.
‘M5S’ LA SFIDA DI GRILLO AI PARTITI – “Ci vediamo in Parlamento. Sarà un piacere”. Da mesi Beppe Grillo lo ripete dalle pagine del suo blog, pronto a sbarcare alla Camera e al Senato con il suo Movimento 5 Stelle, accreditato nei sondaggi di percentuali a due cifre. I candidati sono stati scelti, non senza polemiche, con le ‘parlamentarie’. Il comico, come promesso, non è candidato. Ma è pronto a un lungo tour per l’Italia per lanciare le sue invettive contro i partiti e promuovere i candidati 5 Stelle. All’alleanza che gli proponevano Di Pietro e Ingroia, Grillo chiude la porta. Il M5S corre da solo.
‘RIVOLUZIONE CIVILE’ CON INGROIA – Antonio Ingroia appende la toga al chiodo e si candida a Palazzo Chigi contro Monti, Bersani e Berlusconi contemporaneamente, sotto il segno della ”rivoluzione civile”. Il magistrato palermitano abbandona l’incarico Onu in Guatemala e torna per guidare una coalizione in cui compaiono l’Idv di Antonio Di Pietro, il Prc di Paolo Ferrero, il Pdci di Oliviero Diliberto, i Verdi di Angelo Bonelli. Grazie a Ingroia, sono tutti saliti su un tram che si chiama desiderio: tornare o restare in Parlamento sotto il segno di una coalizione di sinistra che mira a superare lo sbarramento del 4% alla Camera per ottenere una rappresentanza nelle istituzioni. Al Senato il successo e’ affare più complicato.
‘FARE’ PER FERMARE IL DECLINO – Oscar Giannino, master più o meno fasulli a parte, ha presentato a Torino il partito ‘Fare’, nato dal movimento ‘Fermare il declino’, e per il quale correrà per la presidenza del Consiglio dei Ministri. L’economista torinese non si fa illusioni: “Per noi il problema sarà superare il quorum del 4% per entrare in Parlamento, cosa difficile per un movimento nato in poche settimane e senza alle spalle nessun grande finanziatore”. Giannino si è dichiarato aperto ad una possibile alleanza con Monti: “Solo se parlerà di un nuovo mix per la finanza pubblica”, dichiarandosi pronto “a radicare in Parlamento una piccola pattuglia di rompicoglioni di professione che dicano: giù le mani dalle nostre tasche”
AL VOTO 51 MILIONI DI ITALIANI – Sono 51.026.177 gli italiani chiamati alle urne, il 24 e il 25 febbraio prossimi, in occasione delle elezioni politiche. Gli elettori – 24.645.449 uomini e 26.380.728 donne – saranno divisi in 61.571 sezioni elettorali. Nella stessa data si voterà anche per le regionali in Lombardia, dove gli elettori sono 7.782.245 in 9.229 sezioni, nel Lazio (4.784.798 elettori in 5.268 sezioni) e in Molise, dove sono chiamati alle urne 334.134 elettori in 393 sezioni. In tutto per le regionali voteranno in 12.901.177.

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