Tasse, assistenzialismo e debito pubblico: una ricetta che non funziona.

di Redazione. Crescita economica, sviluppo e benessere sociale derivano da cambiamenti strutturali e da una programmazione lungimirante per un nuovo progetto di “Società” e di “Sistema Italia”, che nulla hanno a che vedere con la spesa assistenzialistica, la contrazione di salari e pensioni e le maggiori tasse.

Una ricetta, questa, che da oltre vent’anni non ha fatto altro che peggiorare le cose, con il rischio di ammazzare il paziente Italia, piuttosto che guarirlo!

Crescita, sviluppo e benessere dipendono unicamente da riforme strutturali delle istituzioni, degli uffici pubblici e dello stato italiano (dall’istruzione, alla giustizia, alla sanità, alla burocrazia, alla fiscalità, alla redistribuzione della ricchezza…).

Invece, anche questo governo, procede a testa bassa nella corsa suicida per andarsi a schiantare contro il muro della decrescita e dell’impoverimento.

Mantiene una tassazione esagerata e studia, checchè ne dica, nuovi balzelli da imporre ai ‘soliti fessi’.

Chiude non un occhio, ma tutti e due al cospetto di evasori, speculatori, faccendieri e rendite di posizione.

Pensa che la redistribuzione della ricchezza funzioni togliendo a chi ha già poco per dare a chi non ha niente, senza nulla levare a chi i soldi non sa più dove metterli, tanti ne ha e tanti continua ancora a farne sulle spalle dei lavoratori.

E’ fin troppo evidente che pensa male e agisce peggio!

Questo governo – come del resto tutti i governi precedenti – continua a premere “inutilmente” sull’acceleratore di maggiori tasse, spesa e debito pubblico, e lo fa tanto inutilmente che la macchina Italia resta ferma, impantanata nelle paludi della crisi e va ciclicamente in recessione!

E mentre tutti gli indicatori economici  dimostrano che la spesa pubblica assistenziale non produce ricchezza, Di Maio e Salvini continuano a sostenere che per crescere serve spendere in deficit, invece di cambiare lo Stato ed efficientare la macchina pubblica: un carrozzone che consuma troppo, ma che resta tragicamente fermo sotto gli effluvi di una perenne propaganda elettorale per potersi e poterci convincere che la crisi, lo stallo, non dipendono da loro ma dall’austerità a noi imposta dall’Europa, dalla globalizzazione, dai mercati e dal neoliberismo mondiale.

Un fatto è ineluttabile: sperperare centinaia di miliardi in pensioni anticipate, redditi assistenziali e clientelari, incentivi per questa o quest’altra categoria privilegiata, sconti fiscali e condoni, regalie e favori ai parassiti, può sì servire a racimolare voti, ma non a crescere. Il debito pubblico, il Pil e l’alta marea di dati economici tutti negativi, stanno lì a ricordarcelo ogni giorno di più.

Eppure continuano a fare debito raccontando che a maggior spesa pubblica corrisponde crescita. In realtà, stanno solo cercando di mettere in tasca qualche soldo ai propri elettori, per poi riprenderselo sotto forma di tasse, onde evitare che malessere, insoddisfazione e rabbia esplodano prima della prossima consultazione elettorale. Tanto tra amministrative, politiche, europee e un referendum qua e la, siamo in perenne campagna elettorale!

 

 

3 commenti su “Tasse, assistenzialismo e debito pubblico: una ricetta che non funziona.

  1. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è intervenuto alla giornata inaugurale della seconda edizione del Sustainable Economy Forum a San Patrignano, a Coriano in provincia di Rimini: “La ricchezza negli ultimi anni è stata mal distribuita”.
    E invece adesso… PURE!

  2. TRIA, PASSA LA MANO – Secondo me, siccome è da mò che lui non funziona come dovrebbe, per il cambiamento ( e nessuno lo rimuove) si doveva fare come faceva Mussolini con i ministri che non funzionavano; così gli scriveva: Caro camerata, ti comunico che hai rassegnato le tue dimissioni (e quello non sapeva nulla), pertanto… Insomma, io sono molto arrabbiato con Tria (e con Di Maio e Salvini), perchè non vogliono trovare i soldi che servono in: … Se non vogliono ascoltare me, che si rivolgano agli italiani, come fece Enrico Bondi, nel 2012, che ricevette 140.000 mail, tra cui la mia, e che poi non si è saputo più nulla.

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