Simona Ruffini: “Sto tentando di far riaprire le indagini sulla strage familiare di Sannicandro di Bari”.

di Alberto Sigona. Nel corso della sua carriera da studiosa ed indagatrice della mente criminale ha lavorato a numerosi casi, da quelli meno popolari a quelli mediatici, contribuendo a riaprire persino il celebre omicidio Pasolini. Ma all’interno della sua traiettoria professionale c’è spazio anche per svariate iniziative contro la violenza sulle donne. Noi l’abbiamo intervistata. Ed abbiamo scoperto che…

Ciao Simona, ti ringraziamo per aver accettato il nostro invito, concedendoti ai nostri microfoni.

Per iniziare ti chiedo quando e perché è iniziata la tua passione per la criminologia?

Ho sempre avuto interesse per il mistero e soprattutto per la ricerca della verità. Soprattutto non ho mai sopportato le ingiustizie e i soprusi.

Quando poi mi rendevo conto che una menzogna nascondeva un’ingiustizia, questa era la molla che mi faceva scattare per cercare di “smascherare” il colpevole. Tutti nella vita, credo, abbiamo avuto a che fare con manipolatori più o meno seriali, e magari qualcuno di noi anche con criminali veri e propri. Pensiamo a chi conosce una donna vittima di violenza e non sa come aiutarla (o ella stessa non sa come uscirne). Ho voluto perfezionare questa mia predisposizione alla ricerca della verità e all’aiuto alle vittime con tanti anni di studio e lavoro.

So che nel corso della tua carriera professionale hai lavorato a diversi casi di cronaca nera, quali ti hanno coinvolto di più emotivamente?

Sicuramente i casi che coinvolgono i bambini sono quelli che colpiscono sempre tutti. Uno dei casi che mi ha coinvolto di più è stato quello in cui ho dimostrato che una bambina abusata non era stata suggestionata e che quindi stava raccontando i fatti in maniera attendibile. Mi sono sentita davvero preziosa in quell’occasione. Anche il caso Balestra mi ha molto coinvolta, e ancora oggi sto lottando con Giancarla per scoprire chi fu il basista del suo sequestro (https://youtu.be/yA1612qyabo). Il primo caso di cui mi sono occupata, quello del “ballerino di Scauri” (https://www.simonaruffini.it/wp-content/uploads/2019/09/scauri.jpg) lo ricordo sempre, per l’impatto che questo lavoro ha su chi esce dagli studi e si trova a vivere la realtà di questo mestiere.

Hai persino contribuito a risolverne alcuni se non erro…

Il caso dell’omicidio di PierPaolo Pasolini è stato senza dubbio il mio più grande successo. Ho ottenuto, assieme all’avvocato Stefano Maccioni del Foro di Roma, la riapertura delle indagini nel 2009. Siamo riusciti a far eseguire al RIS nuove analisi mai fatte su reperti della scena del crimine, dimostrando che i fatti come ce li hanno raccontati sono falsi. Sono stati scoperti 5 nuovi DNA che hanno dato una nuova svolta storica e giudiziaria a questa vicenda (https://youtu.be/0Y-8VF_4O2U).

Fra i crimini più gravi c’è naturalmente l’omicidio, che spesso viene commesso con tanta brutalità da psicopatici senza un motivo apparente: ma cosa li spinge ad uccidere?

Questa è la domanda da un milione di dollari. Di certo ci sono delle concause, e le teorie ad oggi più complete chiamano in causa l’ambiente, la genetica, la psicologia. Le neuroscienze hanno mostrato alcune predisposizioni alla violenza che possono essere (come si dice in termini tecnici) slatentizzate. È il famoso “trigger” o fattore di stress. Persone all’apparenza normali vivono uno stress che richiama loro un trauma subito nell’infanzia, e questo li porta a scompensarsi. Pensiamo a Ted Bundy, che dopo essere stato lasciato dalla fidanzata e dopo aver scoperto che sua sorella era in realtà la madre ha iniziato a uccidere donne in maniera brutale, tutte somiglianti alla sua ex.

Quanto conta l’infanzia nella costruzione della psiche di un potenziale serial killer?

Come dicevamo prima, moltissimo, è determinante. Lo è per tutti noi in realtà. Se però durante l’infanzia si vivono delle relazioni stabili con figure di attaccamento solide, è più facile crescere in maniera sana. Una delle storie che mi ha sempre molto colpita è quella di Aileen Wuornos, la serial killer detta “Monster”. Nella sua vita ha subito tali e tante violenze che a un certo punto ha sfogato tutto questo uccidendo a sua volta. Naturalmente questo non può giustificare mai la violenza, ma ci aiuta a capire.

So che tu sei molto sensibile al triste fenomeno della violenza sulle donne. Ci vuoi parlare delle tue iniziative in merito?

Grazie per la domanda. Da anni mi occupo del fenomeno, tenendo corsi per donne maltrattate e scrivendo libri che possano aiutare le donne a ricordarsi di quanto sono straordinarie e di quanto valgano. Ho lanciato un progetto che si chiama Donne di Luce (https://www.donnediluce.org/), in cui tra il gioco e l’informazione aiuto le donne a prendere coscienza della loro unicità. Pubblico anche video e podcast per creare una comunità di donne che possano sostenersi a vicenda. (https://studio.youtube.com/channel/UCZu7SlCrkbe2Z-oqOxJDVyA)

Fra le violenze più odiose ed abiette che si possano commettere ai danni del genere femminile c’è lo stupro, che purtroppo ha iniziato a diffondersi sin dalle epoche più remote (si citano casi di violenza carnale persino nella Bibbia). Ma perché certi uomini avvertono questa esigenza così orribile?

Perché semplicemente sono dei violenti con problemi. Questo va detto e ripetuto senza possibilità di trovare giustificazione alcuna. Un uomo che arriva alla violenza su una donna è un uomo che non ha rispetto degli essere umani e che ha un profonda problematica con sé stesso. È un uomo possessivo, che non è in grado di relazionarsi e che vede la donna come un oggetto di sua proprietà. Non solo manca di empatia, ma di qualunque rispetto per l’altro.

Tu hai scritto diversi libri inerenti al tuo “campo”, vuoi parlarcene in breve?

Il primo libro che ho pubblicato è stato proprio sul caso Pasolini, (https://www.simonaruffini.it/prodotto/nessuna-pieta-per-pasolini/), in cui racconto la storia vera delle indagini che ci hanno portato alla riapertura del caso. Quando, dove e come tutto è iniziato, le persone e i testimoni che abbiamo sentito, l’esperienza con il RIS di Roma e tanto altro. Il secondo libro (tra i molti che ho scritto) tratta del fenomeno del bullismo, altro tema molto importante (https://www.simonaruffini.it/prodotto/bullo-o-criminale/), in cui spiego ai genitori come capire se il proprio figlio è solo un bullo o è un criminale.

Attualmente di cosa si occupa principalmente la dott.ssa Simona Ruffini?

Di molte cose, e ciò mi gratifica molto. Sto attualmente tentando di far riaprire le indagini sulla strage familiare di Sannicandro di Bari (https://www.youtube.com/watch?v=6U8EM2_spK8&feature=youtu.be&ab_channel=SimonaRuffiniCriminologaScrittrice), oltre a seguire il caso Balestra.

Grazie infinite e buon lavoro!

5,0 / 5
Grazie per aver votato!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.