Si grida al taglio dei parlamentari come ad una questione di vita o di morte, mentre si ignorano i Santuari dello Stato degli “stipendi d’oro”!

di Redazione. Oggi sembra che la priorità del paese sia tagliare 345 parlamentari e dimezzare gli stipendi dei restanti deputati e senatori. Il tutto per risparmiare un pugno di euro, che – se riferito al nostro debito pubblico – è paragonabile a poco meno di una goccia d’acqua versata nell’oceano!

La democrazia ha un costo, ma se le istituzioni e la macchina pubblica si dimostrano efficaci ed efficienti, i cittadini sono ben lieti di pagarne il prezzo!

E poi, tutti sanno – tranne chi grida al taglio dei parlamentari – che chi fa lievitare la spesa pubblica sono gli stipendi dei milioni di dipendenti pubblici e soprattutto gli “stipendi d’oro” degli impiegati di Camera, Senato, Quirinale e di quanti altri continuano a percepire buste paga ‘più pesanti’ dei loro ‘colleghi europei‘ e soprattutto di quelli ‘italiani’ che prestano servizio in tutti quegli Uffici dello Stato considerati… meno ‘nobili’, e per questo retribuiti come lavoratori di ‘Serie B’!

La stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici si deve accontentare – oggi più di ieri – di stipendi prossimi al ‘reddito di cittadinanza’! Si tratta di centinaia di migliaia di lavoratori che tirano avanti la carretta pubblica tra stenti e sacrifici, strutture e infrastrutture fatiscenti e obsolete, vincoli e legacci burocratici che li legano ancora oggi, mani e piedi, ai Regi decreti.

Qui gli Uffici se vanno avanti lo devono soltanto ed esclusivamente alla buona volontà degli ultimi ‘Fantozzi’ che, incuranti di essere annoverati nel calderone generale dei “fancazzisti”, vengono retribuiti a fine mese con una “busta paga extra-light” di appena 1.200euro e una manciata di buoni pasto.

Dall’altra parte della barricata ci sono, però ‘loro’, i cosiddetti privilegiati dei “Santuari Intoccabili” della Pubblica Amministrazione (Camera, Senato, Quirinale, Farnesina, Palazzo Chigi, Csm, Bankitalia, Segreterie più o meno particolari di ministeri, regioni, province, comuni, ecc, ecc). Costoro percepiscono i famigerati “stipendi d’oro” pur essendo dipendenti – come la stragrande maggioranza dei lavoratori pubblici con pari requisiti – dello stesso datore di lavoro: lo Stato Italiano!

Super-impiegati con Super-stipendima senza super-poteri di produttività ed efficienza, a volte persino ‘imboscati’ nel sottoscala di Regioni, Province, Comuni, Ministeri e di centinaia di enti inutili, ma costosissimi, dove si annidano e ingrassano come sanguisughe!

Gli “stipendi d’oro” sono la cartina di tornasole di un “Sistema-Italia” iniquo, dove le rendite di posizione e i ricatti delle lobby saccheggiano le casse dello Stato e fanno strame del servizio pubblico.

Una vergogna nazionale per la quale tutti gli “stipendiati d’oro” dei “Santuari Intoccabili” della Pubblica Amministrazione dovrebbero chiedere scusa all’Italia intera, restituendo il “malloppo”!

Non è che qui si auspica una botta di comunismo che appiattisca le retribuzioni di tutti. È giusto che chi esercita funzioni di altissima responsabilità, e consegue rilevanti risultati per la collettività, sia premiato con uno stipendio adeguato.

Quello che non è tollerabile è “il sistema degli stipendi d’oro”, per cui la casta gode e ingrassa ed il resto della popolazione tira la cinghia e piange lacrime e sangue! Tutti sanno degli “stipendi d’oro” dei Santuari della P.A., ma nessuno è mai intervenuto nel merito.

Il “sistema” se ne strafotte se il servizio offerto a peso d’oro ai cittadini è scadente, se i risultati sono inesistenti, se le responsabilità esercitate molto spesso sono di poco conto, se un chirurgo che sta rinchiuso in sala operatoria per dodici ore di fila prende 2.400 euro e un fancazzista che sta ‘assettato’ a giocare davanti al pc rapina 6-7mila euro al mese ai contribuenti italiani!

Ma si grida al taglio dei parlamentari, come ad una questione di vita o di morte! Sono queste le assurde contraddizioni che fanno capire quanto sia arduo il lavoro di qualsiasi governo per riportare ordine, giustizia ed equità nella Pa. Ed è proprio qui che casca l’asino o governo, che dir si voglia, perché i problemi della burocrazia non si risolvono tagliando 345 parlamentari e riprendendo ad assumere centinaia di migliaia di aspiranti ‘fancazzisti’, bensì ottimizzando le risorse disponibili!

 

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