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Serie A. Rischio Stop per Coronavirus, ma c’è di peggio… di Alberto Sigona

di Alberto Sigona. La nostra Serie A è alle prese col CoronaVirus, che rischia di pregiudicare il prosieguo del torneo. Ma sta circolando un agente patogeno ancora più letale, che presto potrebbe seriamente attentare alla vita del nostro amato sport.
Si chiama “ingordigia di denaro”, che, se non opportunamente contrastato, adottando severe contromisure, nel volgere di pochi anni porterebbe alla morte.

UNA CORONA PER LA SERIE A. Era dai tempi della Seconda Guerra Mondiale che il calcio italiano non viveva una situazione così surreale, quasi spettrale. L’epidemia di Coronavirus ha fatto precipitare il nostro amato sport nel baratro della propria vitalità, rendendolo prigioniero di angosce ed inquietudini che stanno letteralmente paralizzando l’intera Penisola, esibendo contesti da films.

Pertanto, di fronte ad un’emergenza di tali proporzioni, che potrebbe sfociare nella sospensione sine die di tutte le attività ludiche, compreso il Massimo Campionato (con le relative conseguenze nefaste), passa in secondo piano persino quella che, al netto di cotanta sciagura, sarebbe dovuta essere la madre di tutte le partite, ovvero Juventus-Inter, sfida Scudetto che ha visto prevalere, davanti ad una cornice impressionante di spalti vuoti in ogni ordine di posto, la compagine di M. Sarri, la quale, dopo un periodo sottotono (il cui “picco” è stato toccato a Lione, nell’andata degli Ottavi di C. L.), che ne avevo scalfito le certezze più radicate, è riuscita a rialzare prepotentemente la testa, riproponendo tutta la sua autorevolezza proprio nel momento più importante, placando le aspirazioni altrui, che le precedenti uscite bianconere avevano potenziato non poco, specie nella Lazio, che s’era vista spianare per bene la carreggiata della speranza.

Ma come accennavo poc’anzi, quando ci si imbatte in certi eventi extrasportivi, come un’epidemia del genere, il calcio giocato china diligentemente la testa, appropinquandosi a battere in ritirata, nella exspectātio che siffatta situazione drammatica possa rientrare in tempi brevi, o che, in alternativa, tale “pestilenza” possa, se non sparire, quantomeno attenuare la propria pericolosità.

BARUFFE DI BASSA LEGA. Nei giorni che hanno preceduto i recuperi della 26ª Giornata – interrotta proprio a causa del Coronavirus – in cui il calcio giocato è stato tenuto in stand by, a prendersi tutta la scena sono stati i vari enti e le varie istituzioni preposte, Lega Calcio in prima fila, che assieme ai Presidenti dei team di A ha dato luogo ad una infinita sequela di discussioni poco edificanti, polemiche stucchevoli, accuse reciproche e baruffe dialettiche grottesche, mostrando il lato più rusticano, disarmonico ed a tratti ignobile del calcio nostrano.

In particolare la Lega ha svelato tutta la propria inadeguatezza a fronteggiare certe contingenze, scivolando nel paradossale e nel ridicolo, calamitando verso di sé le disapprovazioni più categoriche di ogni appassionato di sport, lasciando per strada gran parte della credibilità e dell’onorabilità. Il patron dell’Inter, il giovanissimo S. Zhang, nello sventolare il suo sconcerto per quanto venutosi a creare durante quei giorni convulsi, avrà superato, è vero, gli argini del buon gusto, ma non lo si può biasimare più di tanto, giacchè appare innegabile come l’establishment del pallone non ne sia uscito dignitosamente, per quello che in fondo altro non è stato che uno spaccato molto attendibile della politica di casa nostra, in cui trovano asilo spesso e volentieri le beghe da cortile, concedendo diritto di cittadinanza a dissertazioni sterili e per certi versi stomachevoli, sottraendo linfa vitale al buon senso, che in taluni casi non può far altro che assistere impotente al proprio oltraggio.

UN’IDEA PIU’ LETALE DI UN CORONAVIRUS. Oltraggio che, tanto per rimanere in tema, s’è registrato anche a proposito della nuova competizione europea che fra qualche anno dovrebbe soppiantare la Champions League e… lo stesso Calcio. Alcuni dei più influenti padroni del vapore del Continente, compreso qualche Leader italiano dalla forma mentis mefistofelica, stanno infatti complottando per annientare con nonchalance tutte le squadre che non fanno parte dell’alta nobiltà pedatoria, confinandole ai margini di un progetto che dovrebbe contemplare – udite udite – una sorta di mega circolo elitario per team extra ricchi (di fama e di denaro, tanto denaro), che comprenderebbe esclusivamente i giganti ultra blasonati del football europeo, un “sodalizio” gentilizio a cui si accederebbe a prescindere dalla posizione di classifica nei rispettivi tornei nazionali (che verrebbero svuotati di tantissimo valore e significato, poiché si lotterebbe soltanto per l’Europa League…).

Insomma, la vecchia Champions League verrebbe sistemata in soffitta ad ammuffire, ed il passaporto meritocratico sarebbe rimpiazzato da una sorta di diritto ereditario da far valere in nome di quella auri sacra fames, sul cui altare, sin dalla notte dei tempi, viene sacrificata ogni logica.

Esecrabile fame di denaro dietro di cui si cela tale ideona strampalata nonché disgraziata, oscena ed indegna di un mondo civile. Inutile girarci attorno: è chiaro come ciò rappresenti il non plus ultra dell’arroganza tribale dei ricchi e potenti verso ogni forma di concorrenza leale, col nostro sport nazionale che si trasformerebbe in un’industria di denaro, una zecca di Stato che in breve tempo provocherebbe la scomparsa di ogni interesse negli appassionati, per quello che sarebbe la dipartita non solo di ogni valore morale, ma del calcio nella sua interezza, poiché verrebbe privato della sua essenza principale. In sostanza, non è da escludere che certi scenari inquietanti potranno un giorno piantare le tende sui nostri lidi, anche se voglio essere ottimista, e confidare nella sommossa dei team direttamente coinvolti in tale progetto demoniaco, scongiurando quello che sarebbe il trionfo del male assoluto sul bene.

In conclusione, mi preme ricordare agli sciagurati che hanno in cantiere siffatto progetto immondo, che il calcio, checché ne possano pensare, rimane, piaccia o no, un ‘gioco’, sebbene coi suoi discutibili risvolti economici e coi suoi effetti… collaterali, che possono essere positivi o negativi, ma che vanno messi serenamente in preventivo senza se e senza ma, in quanto il tutto fa parte del…”rischio d’impresa”, e di conseguenza ogni ideona volto a snaturarlo, trasformandolo totalmente in materia da Facoltà di Economia & Commercio, sconfina in  provocazioni intollerabili. Il calcio è competizione da disputarsi sul campo e non su di un libro mastro. Si giocano partite, non partite doppie. Sic et simpliciter.

4 Risposte a “Serie A. Rischio Stop per Coronavirus, ma c’è di peggio… di Alberto Sigona”

  1. Doveva arrivare e doveva essere forte e rumorosa per capire che stavamo sbagliando. Non commettiamo tutti gli stessi errori, ascoltate chi sta vivendo questa emergenza. Non sottovalutatela! Alla fine c’è sempre luce dopo la notte ma bisogna volerlo. Forza @daniruga, siamo squadra anche in momento come questo!

  2. Primo positivo nella serie A di calcio: è Rugani della Juventus. Lo apprende l’Ansa. La Juventus ha poi ufficializzato sul proprio sito la positività di Rugani. Questo il testo della nota. “Il calciatore Daniele Rugani è risultato positivo al Coronavirus-COVID-19 ed è attualmente asintomatico. Juventus Football Club sta attivando in queste ore tutte le procedure di isolamento previste dalla normativa, compreso il censimento di quanti hanno avuto contatti con lui”.

  3. Cosa succede se si interrompe il campionato? Chi vince lo scudetto? Chi retrocede? Chi si qualifica in Champions o in Europa League? Tutte domande che in questi giorni stanno affollando la mente dei calciofili. Infatti l’ipotesi di chiudere il campionato immediatamente non è campata per aria anche se appare l’estrema ratio.

    In prima battuta l’ipotesi è quella di sospendere fino al 3 aprile. Nel consiglio federale di martedì 10 marzo ovviamente si cercherà di scongiurare la chiusura anticipata. Mentre sarebbe più probabile lo slittamento a data da destinarsi degli Europei. La competizione internazionale è in programma dal 12 giugno, ma dal 1° giugno i giocatori devono essere a disposizione delle rispettive nazionali. Nel caso di slittamento al prossimo anno di Euro 2020 si potrebbero finire i massimi campionati.

    Ma il 10 marzo si preannuncia quindi una riunione caldissima. Come si assegnerebbe il tricolore in caso di annullamento del campionato? Tocca dunque alla Federazione indicare la strada. Le ipotesi sono due Se non assegnare lo scudetto oppure assegnarlo alla squadra che a parità di partite ha ottenuto più punti. Stesso discorso per l’assegnazione dei posti per le prossime edizioni della Champions League e dell’Europa League.

    La Figc avrebbe l’obbligo di individuare e ufficializzare una classifica da consegnare all’Uefa per permettere ai club italiani, nella prossima stagione, di partecipare ai tornei continentali: ci sono 4 posti in Champions e 2 (più uno ai preliminari) in Europa League. Tale classifica dovrebbe inoltre individuare i tre club destinati a retrocedere in Serie B nella stagione 2020-2021.

    I danni economici
    L’annullamento del campionato di Serie A 2019-2020 avrebbe anche un fortissimo impatto economico sui conti delle società di calcio italiane, in termini di mancati incassi per i biglietti, ma anche di possibili ripercussioni sul fronte dei diritti tv. La Lega di Serie A non sembra comunque essere legittimata a sospendere o annullare il campionato di Serie A in autonomia senza esporsi ad eventuali ripercussioni legali da parte dei broadcaster. Il decreto del premier Conte emanato nella notte tra sabato e domenica permette di giocare a porte chiuse, ma se la Lega di Serie A decidesse autonomamente di interrompere il campionato si verificherebbe inadempienza contrattuale con Sky e Dazn e si esporrebbe a una richiesta di risarcimento danni milionaria.

    La champions League
    La Uefa ha stabilito che Valencia-Atalanta, ritorno degli ottavi di finale di Champions, in programma martedì 10 marzo al Mestalla, si giocherà a porte chiuse. La squadra di Gasperini avrà la possibilità di lasciare la Lombardia, considerata zona rossa, per motivi di lavoro secondo le disposizioni del decreto firmato dal Premier Conte. La Uefa non ha ancora preso una decisione per la partita in programma martedì 17 marzo tra la Juventus e il Lione. Come regola si attiene alle disposizioni del governo del Paese ospitante e questo lascia supporre che si possa giocare allo Stadium a porte chiuse. Ma se i francesi si rifiutassero, potrebbero perdere la partita 3-0 a tavolino. Diverso il discorso se il governo cambierà il decreto sospendendo le partite. Ecco perché la Juventus sta valutando un piano B che, però, non potrà essere Malta. Lo stesso vale per Inter-Getafe, che si svolgerà giovedì: per adesso è programmata a San Siro senza tifosi.

  4. Ma dateci almeno panem et circenses! Nell’antica Roma si faceva così per consolare la plebe. E ora che siamo tutti terrorizzati dal Coronavirus e dagli effetti devastanti sull’economia, trasmettere in chiaro le partite di pallone non è solo un gesto di generosità. I contratti televisivi, le norme e la burocrazia invocati da chi fino a ieri si è opposto, sono pretesti sconsiderati. Il calcio è lo sport nazionale malgrado il business ne abbia comprato in parte la poesia, e se perdere i diritti di qualche giornata costerà qualcosa, rafforzare il legame con le tifoserie e tutto il pubblico sportivo pagherà nel tempo molto di più. Vedremo se i dirigenti della Federcalcio (nella foto il presidente Gabriele Gravina) e i club capiranno, aiutando milioni di persone a capire sul serio che qualcosa intorno a noi sta cambiando. Le regole di maggiore accortezza nell’evitare contatti tra le persone sono molto dibattute ma poco applicate. Gli studenti non vanno a scuola ma si vedono in locali persino più affollati la sera, salutarsi con la stretta di mano è un gesto condizionato, tenere una certa distanza tra le persone spesso è un’illusione. Insomma, l’epidemia fa paura a tutti, ma ancora pochi sono disposti a cambiare stile di vita. Certo, Dalla canterebbe che “si esce poco la sera, compreso quando è festa”, e di sicuro non si va nei ristoranti che per paradosso fanno la fame, ma sembriamo tutti immersi in una bolla, sperando che faccia caldo o per chissà quale miracolo questo incubo finisca. Il calcio non faccia finta di niente, e non manchi questo gol a porta vuota, regalandoci per qualche settimana almeno la consolazione delle partite.

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