Se dipendesse dal ‘numero’ dei parlamentari i regimi dittatoriali dovrebbero essere i meno corrotti, eppure non è così! di Gerardo Lisco

di Gerardo Lisco. E’ stata approvata la legge con la quale viene ridotto il numero dei parlamentari.

Il provvedimento è stato voluto fortemente dal M5S e sostenuto anche dal PD e da LeU. Il provvedimento nasce dalla reazione popolare contro la casta rappresentata dal ceto politico. La lotta contro i privilegi della casta l’hanno iniziata anni fa i Radicali sostenendo l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti a favore del solo sostegno privato. La battaglia moralizzatrice è stata fatta propria poi dal M5S dando voce alla contestazione dei privilegi del ceto politico sull’onda di “Mani pulite”.

A partire da quelle inchieste, per i media, ogni occasione è stata buona per tuonare contro i privilegi dei politici.

La corruzione del sistema politico non dipende ne dal numero dei parlamentari da eleggere tanto meno dal finanziamento pubblico ai partiti.

La rivolta dell’opinione pubblica contro la casta è dovuta alle politiche economiche e finanziarie adottate negli ultimi decenni che, riducendo la spesa pubblica per il sociale, hanno prodotto effetti deleteri sulle classi sociali medie e basse.

Provvedimenti di politica economica approvati a colpi di fiducia con l’appoggio di parlamentari eletti in alcune coalizioni e/o partiti e passati facilmente con gli avversari. La compravendita del senatore dell’IdV De Gregorio è solo il caso più eclatante. Per memoria De Gregorio votò la sfiducia al Governo Prodi, passando dal centrosinistra al centrodestra, dopo che Berlusconi gli aveva dato 3 milioni di €. Non è questo l’unico caso.

Il M5S ha sostenuto questa battaglia sia per colpire la corruzione che per ridurre la spesa pubblica. Lo strumento adottato non combatte in modo efficace la corruzione e la riduzione della spesa pubblica è poca roba.

L’unico effetto che un tale provvedimento produrrà è di tipo psicologico. Nel senso che Il cittadino vessato e schiacciato dai privilegi della casta percepirà la riduzione del numero dei parlamentari come una sorta di vendetta nei confronti della casta. La corruzione delle classe politica è un tema sul quale il pensiero politico ha riflettuto da sempre legandolo alla selezione della classe politica e all’idea del buon governo. Dalla Storia spesso si evince che le accuse di corruzione fatte agli avversari sono state strumento di lotta politica e che spesso chi accusava era altrettanto corrotto.

Montesquieu nello Spirito delle leggi consigliava alla classe dirigente di essere frugale per non differenziarsi molto dagli stili di vita dei sudditi che governava.

La Chiesa per secoli ha prescritto l’elemosina come strumento di redistribuzione della ricchezza e pratica etica finalizzata a tenere insieme classi dirigenti e sudditi.

Lo stesso spirito del capitalismo proprio del Calvinismo prescriveva la frugalità dei costumi e quindi una non eccessiva disuguaglianza negli stili di vita della upper class rispetto alla low class.

In pieno XIX secolo Gaetano Mosca nella sua Teorica dei governi e governo parlamentare analizzava le degenerazioni del sistema parlamentare attribuendone la corruzione alla Democrazia e al Socialismo. Per Mosca, Liberale e Conservatore, la corruzione era da ricercare nel principi democratico e di uguaglianza sociale. Principi che avevano consentito ai rappresentanti dei ceti meno ambienti privi del necessario spirito di servizio e di senso dello Stato di assurgere a cariche pubbliche di rilievo. Su una cosa aveva ragione Mosca e cioè che il tema della corruzione della politica attiene la selezione della classi dirigenti. Dopo essere stata bombardata per decenni l’opinione pubblica italiana è ormai convinta che le cause corruzione sono da ricercare nell’alto numero dei parlamentari e di coloro che a diverso titolo sono impegnati nell’attività politica. Che non sia così è ampiamente provato dalla Storia.

La corruzione dipende dal contesto sociale che ha prodotto una determinata classe politica. Il senso dello Stato, delle istituzioni, non dipende dalla quantità di persone impegnate in politica ma dalla cultura politica dominante. Se dipendesse dal numero dei parlamentari e più in generale del personale impegnato in politica i regimi dittatoriali dovrebbero essere i meno corrotti eppure non è così.

Uno Stato come, ad esempio, gli USA che elegge solo 400 deputati e 100 senatori dovrebbe essere un Paese con un livello di corruzione bassissimo e invece così non è. La classe politica degli USA appare meno corrotta di altre solo perché alcune pratiche ritenute illecite in altri Paesi negli USA non lo sono. Cosa sono state le due guerre in Iraq se non un do ut des tra classe politica e interessi economici e finanziari?

Che sia così è sufficiente leggere qualche scritto di Naomi Klein in Shock economy. Se la Klein dovesse apparisse troppo di parte di seguito riporto la dichiarazione di un ex Presidente Jimmy Carter riferendosi agli USA <<Ora è solo una oligarchia, con un’illimitata corruzione politica, che è l’essenza per ottenere le nomination per il presidente o per eleggere il presidente. E la stessa cosa vale per i governatori e i senatori statunitensi e i membri del Congresso. Così ora abbiamo davanti una sovversione completa del nostro sistema politico come un vantaggio per i maggiori contribuenti, che vogliono e si aspettano e talvolta ottengono favori per se stessi dopo oltre delle elezioni. …>>. 

Ritornando in Italia nell’VIII Rapporto RES su “La corruzione politica al Nord e al Sud – I cambiamenti da Tangentopoli a oggi curato da Rocco Sciarrone docente di sociologia economica presso l’Università di Torino, si legge <<La crescita e, al tempo stesso, la trasformazione della corruzione possono essere collegate all’indebolimento dei partiti politici. La scomparsa delle formazioni politiche tradizionali, nella fase successiva a Tangentopoli, ha reso queste organizzazioni più deboli, più aperte alle influenze esterne, meno capaci di selezionare la classe politica volta a ricoprire cariche politico-amministrative. Tali cambiamenti – combinandosi con il processo di decentramento politico verso gli enti locali e le regioni degli ultimi decenni – sembrano aver favorito anzitutto una crescita della corruzione politica in senso stretto, con una più forte concentrazione nel Sud dove la debolezza dei partiti è ancora più marcata. Dall’indagine emerge però anche la trasformazione del fenomeno. Si manifesta una maggiore “dispersione” della corruzione politica, una spinta al decentramento verso il livello istituzionale locale e regionale e una “privatizzazione” degli scambi corrotti, nel senso di privilegiare finalità di arricchimento personale e di gruppo>> .

Ciò che emerge dal Rapporto è che la corruzione rispetto alla stagione di Mani pulite è cresciuta e questo nonostante l’abrogazione progressiva del finanziamento pubblico dei partiti, lo smantellamento degli stessi e l’introduzione di sistemi politici maggioritari con lo svilimento del ruolo del Parlamento.

In conclusione non sarà con la riduzione del numero dei parlamentari che in Italia verrà limitata o eliminata la corruzione.

Per combattere la corruzione servono: senso dello Stato, controllo democratico della vita politica e soprattutto criteri di selezioni della classe politica. Il governo della cosa pubblica non può più essere affidata alla capacità di individui e gruppi di intercettare finanziamenti per le campagne elettorali. Assecondando l’attuale sistema di selezione della classe politica il rischio è che da qui a qualche anno taluni comportamenti oggi ritenuti illeciti potranno essere ritenuti accettabili con il conseguente svuotamento della Democrazia che verrebbe ridotta, come denuncia Jimmy Carter per gli USA, a oligarchia.

Un commento su “Se dipendesse dal ‘numero’ dei parlamentari i regimi dittatoriali dovrebbero essere i meno corrotti, eppure non è così! di Gerardo Lisco

  1. In fondo a me dei parlamentari non me ne frega niente. Il problema non è avere meno deputati e meno senatori, potrebbe anche essere, forse, un vantaggio. Non sono gli organici pletorici che aiutano l’efficienza. Però anche ridurli a capocchia senza adottare dei provvedimenti più seri praticamente non ha senso. Penso che il M5s goda particolarmente perché è convinto di andare incontro ai desideri del popolo che odia la politica. Credo che ci sia anche una componente di questo tipo nel popolo, però non al punto di voler ridurre i parlamentari. Poi anche quando sono ridotti, cogl*** più o cogl*** meno è circa la stessa cosa

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