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Quando la tintarella diventa malattia: la tanoressia!

Dopo un lungo inverno, freddo e piovoso, come quello appena trascorso e le recenti precipitazioni primaverili all’insegna di un cielo grigio e velato, è del tutto normale che si riaffacci la voglia di stare all’aria aperta, sotto i raggi del sole al mare o in montagna! Ma quando questa voglia si fa compulsiva e irrinunciabile in tutte le stagioni dell’anno allora è proprio il caso di parlare dei cosiddetti “malati della tintarella”. Sono sempre di più giovani che non riescono a rinunciare alla pelle abbronzata.
Una “mania-dipendenza” che li espone a rischi gravi. Come quello di un tumore della pelle. L’allarme arriva dai dermatologi secondo i quali i ragazzi, ma anche un gran numero di adulti in continua crescita, sottovalutano gli effetti delle lampade e del sole. Da uno studio, realizzato dalla scuola di specializzazione in Dermatologia e venereologia alla facoltà di Medicina di Napoli, è emerso che su 191 studenti di un liceo napoletano di età compresa tra i 16 e i 19 anni circa il 17% degli adolescenti non ritiene che stare a rosolare sia dannoso. E ben il 35% non è assolutamente a conoscenza dei rischi. A questa situazione si aggiunge quella sindrome compulsiva da sole che colpisce ormai circa 11 milioni di italiani: la tanoressia. Il termine formato dalla fusione delle parole anoressia e tanning (‘abbronzatura’ in inglese), vale a dire quella errata percezione del corpo che in estate si riesce a vedere esteticamente bello solo se molto scuro. In Italia si parla di un venti per cento di quelli che si sdraiano al sole. Devono essere sempre abbronzate (spesso anche in inverno) e se non lo sono entrano in ansia e non sicure di sé. La serenità è strettamente legata al colore. Tanto che gli stessi dermatologi sono arrivati a prescrivere farmaci riequilibratorii dell’umore per sedare la compulsione.

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