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Quando la scienza calpesta i diritti umani. di Lucia Fancello

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di Lucia Fancello. Sulla rivista Nature.com del mese scorso è apparso un articolo scritto da alcuni ricercatori di San Francisco che parla di apparecchiature che possono essere applicate alla testa di una persona con degli elettrodi. Queste macchine in contatto con un computer consentono al computer di tradurre in parole degli stimoli elettrici che arrivano dal cervello di questa persona.
Lo scorso anno un articolo pubblicato dall’agenzia Agi pubblicato il 28 aprile 2019 è firmato da un ricercatore italiano Antonio Cerasa parla dello stesso argomento. Il titolo  dell’articolo è: ”Gli stimoli elettrici che ci consentiranno di parlare con la mente”. Nell’articolo si parla di apparecchiature come il Brain computer interface, EEG – l’elettroencefalogramma.
Ma che cosa ascoltano questi macchinari? Impulsi elettrici oppure il nostro pensiero, quello che si esprime con parole? E se è così non bisogna porsi problemi di carattere etico? Il legislatore non dovrebbe essere chiamato a occuparsi della materia? Sembra che sino ad oggi venga usato solo per aiutare persone con problemi gravi. E se domani venisse adoperato su persone normali per conoscere i loro pensieri? E se venisse fatto senza informarli? Senza chiedere il permesso? E se si potesse fare già oggi tutto questo?
Su internet abbiamo trovato email di persone che si ritengono vittime di tutto questo. E se si rivolgono alla medicina tradizionale che cosa viene detto loro? Che sono malati mentali e devono prendere delle medicine.

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