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Quando il Reddito di Cittadinanza finisce nelle tasche sbagliate!

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di Redazione. Abbiamo sempre espresso tutte le nostre perplessità sul reddito di cittadinanza dato a pioggia. Sia perchè non crea lavoro – eccezione fatta per i ‘Tutor’ che dovevano procacciare il lavoro ai disoccupati, ma che in realtà lo hanno trovato soltanto per loro stessi – ma soprattutto perchè il sussidio in questione incentiva il lavoro nero e soprattutto perchè avevamo il sospetto, sempre maggiormente fondato, che il più delle volte quei denari finissero nelle tasche sbagliate.

Purtroppo i fatti ci hanno e ci stanno dando ragione.

Oltre 20 boss condannati definitivamente per mafia o loro familiari avrebbero illegittimamente intascato il reddito di cittadinanza. Lo hanno scoperto i militari delle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico di Messina che hanno denunciato 25 persone e sequestrato i 330mila euro complessivamente riscossi indebitamente dagli indagati.

Il decreto di sequestro è stato emesso dal gip della città dello Stretto che ha accolto la richiesta della Procura guidata dal procuratore Maurizio de Lucia.

I mafiosi indagati fanno parte dei clan di maggiore peso dell’isola.

Il reddito di cittadinanza è riconosciuto ai nuclei familiari che, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, siano in possesso dei requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno, reddituali e patrimoniali previsti dalla legge e che non siano stati condannati, nell’ultimo decennio, con sentenza passata in giudicato, per reati di mafia. I mafiosi finiti nel mirino della Finanza hanno invece riportato condanne per estorsione, usura, traffico di sostanze stupefacenti, voto di scambio, maltrattamento e organizzazione di competizioni non autorizzate di animali.

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