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Prescrizione, il pasticcio all’italiana è servito. di Daniele Capezzone

di Daniele Capezzone. Costruire un pasticcio e chiamarlo “compromesso”. È ciò che tre delle quattro forze di maggioranza (Pd, M5S e LeU) si apprestano a fare in materia di prescrizione, mentre Italia Viva manifesta un dissenso che andrà naturalmente messo alla prova dei comportamenti concreti in Parlamento, ben più significativi delle interviste.

Di che si tratta? Mentre sciaguratamente la norma voluta dal ministro Alfonso Bonafede bloccherebbe la prescrizione già dopo il primo grado di giudizio, il tripartito giallorosso propone di posporre il blocco dopo l’appello. Naturalmente, all’italiana, non mancherebbero le complicazioni: se sei assolto in primo grado, la prescrizione va; se sei condannato in primo grado, si ferma; se sei ricondannato in secondo grado, si blocca per sempre; se invece ti scagionano in secondo grado, avrai un recupero (non si capisce bene di cosa, visto che nel frattempo ti sei subìto un altro doloroso processo).

Male, ma meno peggio della prima versione di Bonafede, si potrebbe dire a prima vista. Eppure a me pare che lo sbrego resti: e che non sia sanabile con espedienti e escogitazioni da Azzeccagarbugli.

Ci dicono da anni che la Costituzione italiana è (secondo loro) la più bella del mondo? E allora la leggano. L’articolo 27 comma 2 spiega che “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. “Definitiva” vuol dire che fino al terzo grado vige la presunzione di innocenza, che non può essere travolta a casaccio. Meno che mai stabilendo percorsi e velocità processuali diverse a seconda del fatto che in primo e/o in secondo grado l’imputato sia stato assolto o condannato. Sarebbe una lesione dell’articolo 27, e pure dell’articolo 3 sull’uguaglianza dei cittadini.

Senza dire che, nella logica della “giustizia” italiana, stabilire che dopo il primo (o dopo il secondo) grado la prescrizione si fermi in caso di condanna, significa incentivare “a prescindere” e “in automatico” più sentenze di condanna nei primi due gradi di giudizio. Un abominio contro la giustizia, contro gli imputati presunti innocenti, e pure contro le vittime, che hanno diritto a un processo serio, e non a un rito tribale con un colpevole “predefinito”.

È dunque il caso di ricompitare alcuni principi essenziali, direi perfino elementari. La prescrizione non è una furbata del cittadino, ma un sacrosanto venir meno della pretesa punitiva dello Stato se la giustizia non è stata in grado, dopo un tempo lunghissimo, di concludere il procedimento. Prendersela con il cittadino è surreale: sarebbe come aggredire il malato se un ospedale non funziona.

Quanto all’idea di affrontare il problema rendendo ogni processo eterno, lasciando potenzialmente il malcapitato per tutta la vita sotto la spada di Damocle, c’è una sola cosa che va chiesta ai fautori di questo capolavoro: e se capitasse a voi?

5 Risposte a “Prescrizione, il pasticcio all’italiana è servito. di Daniele Capezzone”

  1. Caro roberto b, non mi fido di capezzone, non mi fido di gratteri, come non mi fidavo di dipietro e compagnia cantando. Alla fine chi ha le mani in pasta tira l’acqua soltanto al suo mulino e se ne frega del bene comune… capisciammè!!!

  2. Un po’ di memoria e un po’ di buonsenso. Ultimamente il dott. Gratteri ha fatto una operazione contro la mafia con qualche decina di arresti, il conto alla rovescia della prescrizione è cominciata tre anni fa quando il dott Gratteri ha iniziato le prime indagini. Ora, con decine di imputati, quanto tempo ci vorrà ad un giudice istruttore per istruire un processo?? Teniamo presente che il conto alla rovescia continua. Sarebbe stupido vedere che tutto il lavoro(e i costi e le persone impegnate ) fatto vada perso perché arriva la prescrizione. Sig. Capezzone, vogliamo parlare anche dei trucchi degli avvocati per allungare i tempi processuali? come quello di ricusare il giudice o il tribunale che hanno iniziato il processo, con la conseguenza , se accettato, di ricominciare con un nuovo giudice che dovrà rileggersi tutte le carte. Sig. Capezzone se lei è contro la questa riforma il dott. Gratteri è favorevole.
    un saluto roberto b

  3. in Italia la Legge Non E’ Uguale Per Tutti, e nessuna RIFORMA la renderà tale: ricchi e potenti hanno una loro legge, che è l’esatto opposto della legge delle povera gente!

    1. La elezioni dei GIUDICI ha un vantaggio: il giudice se non è rieletto va a casa.
      Oggi i giudici sono inamovibili. Le riforme servono infatti quella della giustizia NON LA FANNO.

  4. La Giustizia da sempre necessita di una riforma, gli avvocati ne hanno una; i giudici ne hanno un’altra; la politica pasticcia e non riesce a fer altro che ritocchi e ritocchini.
    In ITALIA esiste un’anomalia di fondo che nessun partito vuole vedere: La funzione giudiziaria è l’unica funzione NON ELETTIVA. Eppure i giudici emettono le sentenze nel nome del POPOLO, ma non sono stati eletti dal POPOLO ergo come fanno ad emettere sentenze in nome dello stesso POPOLO. Negli USA come è giusto i giudici le elegge il POPOLO, in Italia un concorso e a vita, a meno che non la combini grossa ma proprio grossa arrivi alla pensione in pace.
    Inoltre altra anomalia:il PM è della magistratura cosa a mio avviso sbagliatissima.
    I PM anche se abusano del loro potere non rischiano nulla.
    Giorgia, Matteo, ecc., quando si tratta di riforme radicali spariscono purtroppo per il POPOLO.

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