Crea sito

Perchè una donna per sentirsi “in gamba” deve scimmiottare un uomo? di Piero Tucceri

di Piero Tucceri. Sempre più spesso si ripropone la questione femminile. Non è confutabile il fatto che, nel tempo, le donne abbiano raggiunto notevoli conquiste sociali. Questo però è successo soprattutto nel secolo scorso. Per cui, toccherà alle nuove generazioni il compito di perseguire il raggiungimento di ulteriori traguardi sociali, attraverso il fattivo impegno nelle sedi culturali, politiche ed economiche.

Nell’odierno contesto sociale, diventa sempre più preminente una nuova figura femminile, la quale si pone però assai lontana dall’immagine di donna alla quale siamo abituati. Quella odierna è infatti una donna capace di indulgere alle stesse espressioni dell’uomo, dai comportamenti come quelli di un uomo e capace di delinquere come un uomo.

Così come non sono più soltanto gli uomini a descrivere torbide passioni, ma le stesse donne ci parlano delle loro esperienze con partner sovente più anziani di loro. Per non parlare del linguaggio adottato nella vita quotidiana. Capita a chiunque di incontrare per strada o sui mezzi pubblici gruppi di ragazze prede di espressioni a dir poco volgari. Tutto questo, si pone in stridente contrasto con gli zainetti firmati che indossano e con le chiome ben stirate ostentate.

E cosa dire degli episodi di bullismo coinvolgenti, e sovente vedendole addirittura protagoniste, le ragazze? Come mai succede questo? Il dato di fatto emergente, è che delle lotte per liberare le donne da stereotipati ruoli sociali sia rimasto ben poco nelle giovani di oggi. A residuarne sembra essere soltanto l’aspetto più deteriore di una rivendicazione di parità con gli uomini, la quale, piuttosto che dimostrarsi salvifica, le relega in una paludosa e mortificante subcultura di inequivocabile stampo maschilista.

Forse non è marginale ricordare che l’emancipazione non consista nello scimmiottamento dei riti, delle aspirazioni e dei comportamenti maschili, ma passi attraverso l’acquisizione della consapevolezza della necessità di una nuova cultura basata sui valori della convivenza civile e del riconoscimento dei reciproci ruoli sociali.

4 Risposte a “Perchè una donna per sentirsi “in gamba” deve scimmiottare un uomo? di Piero Tucceri”

  1. LA VERSIONE DI MUGHINI – PER CAZZULLO SIAMO NEL SECOLO DEL ”SORPASSO” DELLE DONNE SUGLI UOMINI. MA IO ALLA SUPERIORITÀ ASSOLUTA E TOTALE DELLE DONNE NON CREDO AFFATTO. MAI UNA VOLTA NEI MIEI RAPPORTI PROFESSIONALI E DI VITA HO DISTINTO I MIEI INTERLOCUTORI A SECONDA DEL SESSO. HO DISTINTO TRA IMBECILLI E INTELLIGENTI, TRA SUBLIMI E STRONZI!
    Carissimi, succede che pressoché negli stessi giorni due dei miei amici più cari, l’architetto/designer Gaetano Pesce e il giornalista/scrittore Aldo Cazzullo, lancino un sonante appello affinché sia riconosciuta la superiorità del Femminile rispetto a un Maschile ormai “stanco e corroso”.
    Queste ultime sono le parole che stanno in un cartoncino inviato da Pesce a noi suoi amici, ad annunciarci che il 21 di ottobre in Piazza Santa Maria Novella, a Firenze, sarà inaugurata una sua imponente installazione che ribadisce quella superiorità del Femminile di cui ho detto e che da mezzo secolo fa da congegno motore della smisurata creatività di Gaetano, a cominciare dalla sua celeberrima poltrona “Up” disegnata per la B&B e che faceva da simbolo dell’oppressione dell’uomo sulla donna.
    Dal canto suo Aldo (Cazzullo) non ci va di mano leggera quanto all’annunciare quella Superiorità. Ho appena cominciato a leggere il suo Le donne erediteranno la terra, un libro che mi pare vada giù a noi che lo leggiamo come una brioche cotta al punto giusta e inzuppata in un latte fresco al punto giusto.
    E’ questo nostro il secolo, scrive Cazzullo, in cui le donne attueranno “il sorpasso” sull’uomo, dimostreranno nei fatti e in gran quantità di essergli superiori nella vita e nelle professioni. Le aziende dirette dalle donne vanno già adesso meglio delle altre. Due o tre dei leader politici maggiori al mondo sono donne.
    Non c’è categoria, mestiere o contesto sociale in cui le donne non emergano. Un tempo c’erano sì delle sarte brave, oggi ci sono scienziate e qualche astronauta. Ci saranno pure, scrive Cazzullo citando Roberto Vecchioni, “donne stronze” ma non saranno mai “stronze come un uomo”.
    E tutto questo tenendo presente che le donne italiane hanno avuto il diritto al voto solo nel 1946, che qui da noi ancora qualche decennio fa “il delitto d’onore” non era reato, e altre porcate “maschiliste” del genere.
    Sono arrivato alla pagina 45 del libro di Aldo (entro dopodomani lo finisco), e dovrei solo che tacere. Solo che la sua tesi di fondo – e la sua bravura nell’esporla – mi bruciano dentro così tanto, che non ce la faccio più a resistere alla tentazione di avventarmi sulla tastiera del mio computer e rompere le balle.
    E’ semplice, io alla Superiorità Assoluta e Totale e sempre e comunque delle Donne non credo affatto. Ho purtroppo i capelli bianchi e dunque ne ho viste più di quante ne abbia viste Aldo.
    Giorno più giorno meno sono passati circa quarant’anni dal giorno in cui, al romano centro culturale “Mondoperaio” allora diretto da Paolo Flores, stavo chiacchierando di donne e terrorismo e avevo accanto quattro o cinque donne, di cui non faccio i nomi perché l’esser galantuomo è per me una seconda pelle, altro che inferiorità del Maschio.
    Stavo dicendo semplice che in fatto di terrorismo “rosso” e di agguati terroristi contro inermi non è che le donne avessero avuto una loro intima gentilezza che le differenziava dagli assassini maschi. Naturalmente ero lì lì per elencare gli episodi, che conosco a puntino completi di nome, cognome e soprannome. In quel preciso momento il pubblico femminile (la stragrande maggioranza dei presenti) scattò in piedi a opporsi alla mia parola.
    No, non a opporsi alla mia parola; a togliermela di brutto, a impedire che parlassi. E sebbene tre o quattro ragazze del pubblico (ciao, Lalli Mannarini) volessero invece che io continuassi il mio ragionamento. Nessuna delle donne sedute accanto a me pronunciò una parola in difesa del mio diritto a dire quello che pensavo. Una di loro, era stata a cena a casa mia poche sere prima.
    Niente, non ci fu verso di continuare. La sola volta in vita mia che non ho potuto dire quel che pensavo. A quel punto le giornaliste presenti in sala si raccolsero in gruppo a decidere che l’indomani non avrebbero pubblicato nulla di nulla dell’episodio, ahimé così politically incorrect. E’ un episodio piccolo piccolo, certo. Ma serve a capire che non c’è alcuna Superiorità delle donne come predestinata e che verrà confermata ogni volta.
    Ci sono le singole persone, ciascuna con un suo nome e cognome. Ci sono i diversi e più contrastanti episodi, ciascuno (o ciascuna) di noi che una volta è in un modo e una volta in un altro, ci sono uomini volgari e stronzissimi (a caterve) ma ci sono anche donne stronzissime. Ne sta parlando uno che più erano stronze e più mi piacevano. Le adoravo.
    Ma non è questo il punto, di quante siano in percentuali le donne sublimi e le donne stronze. Il punto è che mai nella mia nell’incontrare una persona ho “distinto” se si trattasse di un uomo o di una donna.
    Ho lavorato con Carla Vistarini, uno dei più bravi autori televisivi degli ultime trent’anni; ho avuto come direttore in un giornale Marilù Agnese; ho avuto come colleghe giornaliste bravissime, caterve; quando sono stato portato in tribunale perché direttore responsabile di “Lotta continua” o perché, più di recente, avevo scritto che gli assassini di Lugi Calabresi non erano venuti dalla luna e bensì dalle file di “Lotta continua”, e perciò mi avevano querelato alcuni ex dirigenti di Lotta continua, a giudicarmi erano talvolta magistrati donne.
    Ogni volta c’era di tutto, donne magnifiche e donne mediocri. Mai una volta nei miei rapporti professionali e di vita ho distinto tra un interlocutore donna e un interlocutore uomo. Ho distinto tra imbecilli e intelligenti, quale che fosse il loro sesso. Sto leggendo un libro/catalogo in onore di Gae Aulenti, ho nella mia collezione alcuni pezzi da lei firmati.
    Conta che un tale genio fosse donna o uomo? Certo che conta, ma non ai fini del discorso che stiamo facendo. Non ai fini del “sorpasso”. Non ai fini della comprensione della società in cui viviamo e conviviamo, noi uomini e le adorate donne che a ciascuno di noi hanno riempito dalla a alla zeta la nostra esistenza.
    Ciao Barbara Palombelli, ciao Letizia Lorenzini, ciao Ludovica Ripa di Meana, ciao Fiamma Satta, ciao Barbara Costa, ciao Annalena Benini, e tante altre che hanno lasciato talvolta un marchio e talvolta una trafittura. E a non dire delle due donne, una a quattro zampe, con cui vivo.

  2. Cucinare, sparecchiare, lavare le pentole, pulire il tavolo e il lavandino, passare l’aspirapolvere, fare il letto, buttare la pattumiera: ancora “cose da femmine” per gli uomini italiani!!! Il 58,3% dei maschi del Bel paese non cucina, il 73,5% non apparecchia né sparecchia, il 98,6% non lava né stira, il 70,5% non fa la spesa. A svolgere i gesti quotidiani nelle famiglie sono quasi esclusivamente le donne che dedicano il 200% del tempo in più rispetto ai compagni.

  3. Troppe donne oggi per sentirsi più sicure imitano i lati peggiori di noi uomini, quando invece basterebbe loro essere se stesse. Si sta trasmettendo il messaggio che la femminilità è una colpa, messaggio orrendo.

  4. Ma cos’è questa storia che se una ragazzina gioca a rugby è più in gamba di quella che gioca con le barbie? Perchè se una donna è femminile è stupida e se scimmiotta gli uomini per arroganza e sete di potere è figa?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.