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Perché Sanremo è Sanremo…

di Redazione. Tutto ha un inizio e una fine, anche Sanremo. Per molti una fortuna, una sorta di liberazione. Per altri, invece, una nota di melanconica nostalgia che comunque può essere facilmente rimediata canticchiando i motivi sanremesi o andandosi a comprare il cd del festival.

Quel che invece resta della lunga maratona canzonettara è uno spettacolo che sarebbe stato certamente migliore se più a portata di “sonno”. Fare le ore piccole per cinque giorni di fila non è un lusso che la stragrande maggioranza delle famiglie italiane può concedersi!

Troppa pubblicità, uno spot ogni due canzoni è davvero troppo per chi paga pure il canone Rai. Troppe ospitate, e un intrattenimento – quello offerto a suon di euro dai due big del palcoscenico quali Fiorello e Benigni – non certo all’altezza della loro fama e della kermesse canora: potevano e dovevano fare molto meglio.

Infine, l’enfasi dell’amore “diverso” da quello tra un umo e una donna. Pleonastico e caricaturale dal momento che oramai neppure mia nonna si scandalizza quando prende l’ascensore insieme ai due papà del piano di sopra con il loro pargoletto nato da un utero in affitto.

4 Risposte a “Perché Sanremo è Sanremo…”

  1. Sabato sera, è andata in onda la terza serata del Festival di Sanremo. Questo è un Festival dei record. Era dal 1995 che un’edizione del genere non vantava questi ascolti. Malgrado gli orari a dir poco discutibili, è un Festival della piacevolezza e del divertimento. In questo, Amadeus sta mantenendo le promesse fatte in conferenza stampa.

  2. Dal monologo di Roberto Benigni alle labbra di Fiorello e Tiziano Ferro, da Achille Lauro a Elettra Lamborghini, è andato in onda il Festival stile gay pride. Con un messaggio chiaro: per essere «avanti» bisogna fare così…

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