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Pensioni, non è solo questione del ‘quando’ ma soprattutto del ‘quanto’.

Pensioni. Se ne parla dappertutto, anche sotto l’ombrellone. L’argomento, infatti, è molto caldo perchè riguarda le nostre pensioni e quindi la nostra vecchia.
Ma si parla soprattutto di ‘età pensionabile’ e non di ‘assegno previdenziale’. Ovvero si parla più del ‘quando’ e mai del ‘quanto’ che, con il calcolo contributivo, rischia di appiattirsi sul corrispettivo di una pensione sociale. 
Infatti, il contributivo ‘secco’, così com’è, non va bene e andrebbe rivisto e corretto, con dei coefficienti di rivalutazione che garantiscano al futuro pensionato un assegno del tutto simile all’ultimo stipendio percepito.
Comunque, il governo sta cercando una soluzione per attuare la riforma delle pensioni, indicata nel contratto, senza mettere a rischio i conti dell’INPS. Per questo motivo tra le ipotesi possibili c’è quella di un passo indietro in merito alla quota 41, ovvero lo strumento che consente di andare in pensione, indipendentemente dall’età anagrafica, una volta maturati 41 anni di contributi. Secondo Boeri la quota 41 aggiunta alla quota 100 (con cui invece si può andare in pensione, una volta compiuti 64 anni, se la somma dell’età anagrafica e dei contributi maturati dà come risultato 100) costerà 11 miliardi di euro nell’immediato, 18 miliardi a regime.
Una spesa insostenibile per lo Stato ed è per questo che si sta anche valutando l’idea di portare la quota 41 a quota 42, innalzando di un anno il requisito contributivo previsto. Al momento però si tratta solamente di indiscrezioni, poiché la quota 41 per tutti non fa ancora parte del nostro ordinamento e, stando alle ultime notizie sulle pensioni, non lo farà prima del 2020. Intanto, oggi saranno finalmente aboliti i vitalizi degli ex deputati. Poi toccherà ai vitalizi degli ex senatori.
E poi ancora? Con la cancellazione dei diritti acquisiti dai parlamentari si apre una strada nel sistema previdenziale che potrebbe portare al ricalcolo, con il contributivo ‘secco’, di tutti gli assegni pensionistici dei cittadini italiani che sono andati in quiescenza, illo tempore, con il ‘sistema retributivo’ e con le ‘pensioni baby’, indipendentemente dall’ammontare della loro pensione.

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