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Pazza idea: e se l’Atalanta vincesse lo Scudetto?

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di Alberto Sigona. E se l’Atalanta vincesse lo Scudetto? Pazza idea! Come l’onda anomala di un maremoto, la Dea sta travolgendo ogni cosa, apprestandosi ad avvistare l’atollo della gloria.
Sulla carta l’Atalanta sarebbe dovuta essere la squadra – fra i top team – che avrebbe dovuto pagare i pedaggi più esosi alla ripresa post-Covid. Ad avvalorare siffatti timori tutt’altro che ingiustificati vi era la limitata abitudine della Dea a reggere certe situazioni emergenziali nonché la totale assenza di familiarità con partite bisettimanali, per un ritmo che si sarebbe reso più congeniale alle big d’alto lignaggio, immunizzate agli incontri iper ravvicinati. Fortunatamente per gli orobici, la carta, a volte, è destinata ad essere incenerita nel corso degli eventi. Così la compagine di quel santone di G. Gasperini, facendosi letteralmente beffe di previsioni, congetture ed oracoli di svariato genere, non solo sta dimostrando di sapersi calare egregiamente in una realtà inedita e che in teoria avrebbe dovuto mozzarne le ambizioni più prestigiose, ma, e la cosa stupisce non poco, lo sta facendo col piglio della veterana consumata, ponendosi in assoluta antitesi col rendimento delle potenze aristocratiche della Serie A, che stanno, esse sì, risentendo oltremisura di questo “nuovo inizio”, Lazio, Inter e Roma su tutte; i biancocelesti si appropinquano di già a levare l’ancora dal porto dei sogni per veleggiare verso il lido dell’amara realtà; la compagine di A. Conte si accinge a rivedere al ribasso le proprie velleità, rinviando a data da destinarsi le aspirazioni gloriose; i giallorossi stanno precipitando lestamente verso il baratro delle felici aspirazioni, risucchiate da un vortice di mediocrità che da quelle parti non si registrava da tanti anni. E anche la capolista Juventus, dopo un inizio coi botti, sta cominciando a manifestare i primi scricchiolii allarmanti…Il tutto, naturalmente, emigra da ogni logica, e potrebbe concedere diritto di cittadinanza a scenari imprevisti ed inverosimili, a tutto vantaggio del team neroblù.

Sebbene l’Atalanta in quest’ultimo lustro ci abbia abituato a rotture clamorose con la tradizione, gli esiti di questo torneo rischiano di ridurre a brandelli ogni “concordato”, riportandoci alla mente certi exploit di provincia che hanno fatto epoca. Potrei cominciare citando il Cagliari 1969-’70, che conquistò uno storico e straordinario Scudetto (di cui quest’anno è ricorso il 50° anniversario) trascinata da quel super bomber di G. Riva. Quindi potrei proseguire con il L. R. Vicenza del 1977-’78, che, giovandosi dei gol di P. Rossi, riuscì ad ergersi ad appena 5 lunghezze da quello che, se conquistato, sarebbe stato un Tricolore da film fantasy. Per non proferire verbo alcuno del prodigioso Perugia, che l’anno appresso avrebbe concluso imbattuto il Campionato (prima squadra a riuscirci nella storia), piazzandosi a ridosso della vetta. E che dire dell’Hellas Verona, che nel 1985 sorvolò Marte aggiudicandosi un Titolo fantascientifico…per un miracolo galattico che in un certo qual modo avrebbe emulato anni dopo la Sampdoria di G. Vialli & R. Mancini, capaci di esportare l’eccellenza doriana persino in Europa, trionfando in Coppa delle Coppe e lambendo la Coppa dei Campioni (arrendendosi al Barcellona solamente in Finale, perdipiù ai supplementari e su calcio di punizione…). Chiaramente mi sono limitato – altrimenti avremmo fatto notte – a prendere in considerazione i casi più roboanti, nel cui novero ben presto potrebbe entrare la squadra lombarda. Eh sì, perché le premesse a questo punto dei giochi potrebbero indurci a proiettare la Dea ben oltre le seppur appariscenti (e sin troppo pretenziose) aspettative della vigilia, quando era chiamata “soltanto” a ripetere il maestoso campionato 2018-’19, vale a dire l’accesso alla Champions League. Quella stessa Champions che di questa lodevole andatura potrebbe apparire quasi un ripiego anziché il summus gradus delle ambizioni.

Se sino a pochi mesi fa la si citava molto velatamente, con estremo pudore, o per trastullarsi piuttosto che per vera convinzione, adesso, dopo la 9^ vittoria di seguito (ed il conseguente -9 dalla capolista Juventus), la parola proibita, Scudetto, inizia a circolare come qualcosa di tangibile, da non scartare aprioristicamente. Sì è vero, quantunque il calcio ci abbia abituato ad assistere alla mortificazione di ogni ragionevolezza, tale ipotesi rimane slegata da ogni razionalità, e rischia di defluire nel vaneggiamento più autentico. E non solo perché l’Atalanta non vanta un lignaggio d’alto rango, ma soprattutto perché rimangono pur sempre 9 punti da recuperare, e l’avversaria non è una di primo pelo…Ad onor del vero occorre tuttavia rammentare come manchino 7 giornate in calendario (che non sono così poche come si potrebbe pensare, specie se è in programma lo scontro diretto…da leccarsi i baffi…) e che le due squadre stanno vivendo un periodo molto differente: la Juve nella tana del Milan, facendosi rimontare due reti in poco meno di mezz’ora, ha innalzato ombre sinistre sulla sua condizione atletica (solo un cedimento fisico può spiegare il k.o. del Meazza) – è possibile che il lungo stop stia iniziando a nuocere, producendo gli effetti tanto temuti – mentre l’armata neroblù pare accrescere di partita in partita il proprio livello qualitativo, con una annessa maturità tattica (che si sta traducendo in un ermetismo difensivo inatteso) che le sta garantendo una resa vertiginosa, e che appunto potrebbe regalarle soddisfazioni iperboliche molto in anticipo sui tempi. Soddisfazioni che ancora vanno a braccetto con l’utopia, anche se, come asseriva qualcuno rimasto anonimo: “Tutto può essere distante ma niente irraggiungibile”.

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