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Non abbiamo (ancora) idea del mondo che stiamo costruendo. di Francesco Alberoni

di Francesco Alberoni. Come ha scritto Cristina Cattaneo, l’esperienza fondamentale di questa epoca, un’idea mai apparsa prima, è che come singoli individui siamo liberi di fare qualsiasi cosa.

Questo senso di libertà è il frutto di sconvolgenti scoperte scientifiche come il controllo delle nascite, il Dna, Internet e l’intelligenza artificiale, a cui è seguita la mondializzazione economica e comunicazionale.

Noi immaginiamo di agire in uno sterminato campo vuoto, e lo facciamo senza che ci sia qualcuno che ce lo ordina, che ci dà regole. Il fatto che poche migliaia di uomini abbiano la metà della ricchezza del mondo paradossalmente non diminuisce ma aumenta questo senso di libertà. Se è riuscito lui, posso riuscire anch’io. È l’idea dell’uomo fatto da sé che viene portata alle estreme conseguenze.

In realtà buona parte di questa libertà è una illusione.

Il mondo si è complicato e burocratizzato. Nei Big Data sanno cosa hai fatto, cosa hai comprato, cosa guardi, cosa leggi, cosa scrivi, cosa fotografi, qualunque cosa tu domandi su Google o Wikipedia. Quando fai un acquisto ti mandano informazioni selezionate per te. Se sei di sinistra informazioni di sinistra, se di destra di destra. Poi, collegata all’idea di libertà, c’è l’idea che la vita sia tutta come una pianura senza il tempo, senza l’invecchiamento, senza memoria e tu ti senti libero di pretendere ciò che non ti piace, di cacciare le persone sgradevoli e di ricominciare da capo.

Questa sensazione di libertà la provano in particolare le donne, che non devono più dipendere ed essere continuamente controllate da un maschio. Per la prima volta nella storia del mondo maschi e femmine si separano e stabiliscono fra di loro nuovi rapporti. La famiglia patriarcale è andata in pezzi e non è stata sostituita da nessun modello.

Noi spesso diciamo che siamo di fronte ad una trasformazione epocale come quella fra medioevo ed epoca moderna ma io ho piuttosto l’impressione di un cambiamento di era, come dal paleolitico al neolitico, quando è nata l’agricoltura e con essa le città, la scrittura, le arti, in sostanza la civiltà. E non abbiamo una idea del nuovo mondo che stiamo costruendo.

4 Risposte a “Non abbiamo (ancora) idea del mondo che stiamo costruendo. di Francesco Alberoni”

  1. Quando si costruisce, se si vuole una costruzione solida bisogna partire dalle fondamenta.
    Le nostre fondamenta sono la cultura greca e la cultura cristiana: non intendo solo la religione, intendo l’arte, la musica,…, tutto quelle che è stato influenzato dal Cristianesimo.
    La Gran Bretagna è un Paese all’avanguardia anche in campo tecnologico, idem la Cina,.., si tratta però di Paesi molto legati alle loro tradizioni.
    La mia sensazione è che in Europa stiamo rinunciando alla nostra di cultura.
    Convivere con altre culture è ottimo, ma è compatibile con il conservare la propria.
    Se l’Italia e l’Europa rinunciano alla loro di cultura, c’è ben poco di nuovo da edificare, ma siamo di fronte all’incerto alla massima potenza.

  2. La RETE è uno strumento formidabile per lavorare, studiare, fare politica.
    La RETE da sola però non basta, serve riscoprire la biblioteca, il libro, la riscoperta dei grandi che ci hanno preceduto:Socrate, Platone, Aristotele.
    Recentemente ho scoperto la filosofia cinese, una filosofia che non ha nulla da invidiare all greca.
    Filosofia greca, filosofia cinese,…, l’importante è non scordare la potenza del tradizionale LIBRO.

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