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Nessuna tragedia può mai essere un dono per l’umanità. di Yvan Rettore

di Yvan Rettore. Se l’essere umano per cambiare deve ogni volta essere sottoposto a tragedie, non riesce ad evolvere, ma realizza solo opportunisticamente e momentaneamente azioni tese a migliorare la propria situazione e quella della collettività, più per necessità che per solidarietà.

La vera evoluzione di una società non può avvenire su queste basi, ma su una ripetizione costante di azioni e comportamenti virtuosi di minoranze che trascinano a poco a poco gli uomini verso un destino comune migliore e autenticamente genuino.

Un virus, una pandemia o qualsiasi altro tipo di cataclisma o tragedia naturale non è mai un dono, ma una calamità dettata dalla fatalità e che fa parte del ciclo naturale della Terra.

Ciò non significa che bisogna accettarli, ma prevenirli e combatterli sia per il bene intero dell’umanità che per la natura stessa che non comprende soltanto noi esseri umani, ma anche diverse altre tipologie di esseri viventi.

La vita in quanto tale non può mai essere sacrificata in nome di un prezzo composto dalla prematura dipartita anche di un solo essere umano. Se vuoi sacrificare la vita per un ideale rischiando di morire è un atto virtuoso ed eroico.

Se accetti che un essere innocente muoia per via di una malattia o un virus, ritenendo che ciò migliorerà l’umanità, non sei soltanto un patetico illuso, ma ammetti la sconfitta della vita di fronte alla morte.
E questo non soltanto è indegno di una civiltà, ma non è nemmeno umano.
Le persone non sono cose e non hanno prezzo. Questa è la classica visione neoliberista occidentale in cui si tende a monetizzare ogni cosa o essere come se tutto fosse sempre una merce da definire.

Non ci si dovrebbe rendere conto del valore delle persone e dei momenti quando li hai persi, ma quando ci sono ancora e apprezzarle come parte integrante della tua vita. Pensarle soltanto quando non ci sono più è una visione strumentale degli stessi e non umana, né affettiva.

Quindi la vera evoluzione dell’umanità non può mai avvenire sulla base di tragedie naturali o di conflitti, ma deve fondarsi su un insieme di attività di condivisione, riflessione e solidarietà che portino effettivamente a prevenirli, a combatterli e possibilmente ad evitarli in quanto lesivi e distruttivi dell’umanità intera e non solo.

Se non procederemo come esseri umani verso questa direzione, continueremo in gran parte a comportarci come abbiamo fatto finora, ossia aspettando un’ulteriore tragedia per ritrovare momenti provvisori ed effimeri di umanità che poi torneranno in breve tempo ad essere soffocati dalle logiche spietate della società del consumo.

Questa non si chiama “evoluzione”, ma è soltanto una breve tregua del sistema nel perseguimento della propria esistenza.

Coloro che non riescono a cogliere questa differenza basilare, giungono perfino ad affermare la mostruosità che questa pandemia corrisponda ad un dono. Perché non lo vanno a dire a coloro che hanno perso i propri cari, ad altri che li stanno vedendo morire impotenti e a tutto il personale sanitario che sta lottando in condizioni indicibili al servizio della vita?!

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