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L’Otto Marzo di Maria e della sua bambina. di Antonello Laiso

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di Antonello Laiso. Maria era ferma all’angolo della strada. Il suo triciclo Ape era carico di quel simbolo da sempre oggetto di una festa che non le apparteneva.
Di quella che doveva essere anche la sua festa e quella di sua figlia di pochi anni che aveva accanto. Erano le prime luci dell’alba ed ella col suo triciclo pieno di mimose cercava qualcosa con lo sguardo tra le poche macchine che passavano.
Maria aveva il viso scavato, era pallida, chissà quanto aveva lavorato il giorno prima per confezionare quelle centinaia di mazzolini di mimosa che dovevano servire per una festa che non poteva festeggiare benchè donna, per una festa che neanche la sua bambina poteva avere la gioia di festeggiare. In una festa che doveva essere per loro una giornata di festa, solo per raccogliere quei frutti sperati di quella giornata di lavoro.
Maria conosceva bene quella festa la aspettava come ogni anno, come la conosceva bene sua figlia piccola di 8 anni dal primo mattino col freddo accanto alla sua mamma, quella mamma che con lodevole iniziativa faceva di tutto, non per arrotondare quel qualcosa che c’era ma per creare, dare vita ad un pur misero guadagno un sostentamento che il marito nullafacente ed in carcere non aveva creato.
I suoi occhi erano felici quando ci si fermava a compare i mazzolini che aveva laboriosamente e con cura creato, cosi come erano felici quelli della sua bimba pensando alla mamma che avrebbe guadagnato qualche soldino.
La loro felicità in quella giornata era questa. La loro festa era questa.
Attorno all’otto marzo una nube di ipocrisia tra polvere di strada e stelle degli universi che spesso si mescolano in un tutt’uno. Sono proprio tali donne che dovrebbero essere in primis ovvero tali donne frustrate a cui andrebbe dedicata questa giornata, come lo erano quelle donne che crearono per la prima volta quella festa quelle donne che non si ricordano più.
L’otto Marzo dovrebbe essere quella giornata per riscoprire il significato più giusto ed autentico di una vita annullata spesso tra dolori e dare senso alla fine di un qualcosa come lo sfruttamento o la violenza su tutte le donne.
La festa delle donne, quella festa che è simbolo per quelle donne che sono state violate nel loro mondo interiore, per quelle donne sfruttate nel lavoro, per quelle donne violentate, per quelle donne e tante purtroppo che non possono più festeggiare quel giorno con i loro figli perchè non ci sono più a causa della follia sempre più frequente di mariti o compagni, per quelle donne che lavorano faticosamente pur senza avere una stabilità di lavoro e portano una famiglia avanti spesso senza il supporto di un uomo.
Maria con il suo Ape alle sei e trenta di mattina è una donna di quelle donne coraggio e merita enorme rispetto, quella festa non può non appartenergli tutta.
Auguri Maria, tu che lavori per le donne in questa giornata di festa delle donne come te.

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