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L’onore e la vergogna.

di Clemente Luciano. ll fatto (tragico) è accaduto a Caivano, cittadina tra le più degradate dell’hinterland napoletano. Anche di questa Terra e di questa città si è impossessata, materialmente e umanamente, il terrificante male antico della Campania, la Camorra.

A Caivano è successo che un ragazzo,Antonio Gaglione,ha ucciso la sorella,Maria Paola,e pestato a sangue l’amica di lei.Perchè è successo questo?Antonio non sopportava più quella che per lui era una “vergogna”,ovvero la relazione sentimentale della sorella:perchè la compagna di Maria Paola,pur essendo nata come una “lei”,era una trans.Per Antonio Gaglione la situazione era diventata inostenibile:c’erano da sopportare tutti quei commenti sotto voce,quelle mezze frasi sulla sorella che giravano nel quartiere,quello stesso “Parco Verde” di Caivano,dove qualche anno fa fu uccisa la piccola Fortuna Loffredo,di soli 6 anni,abusata più volte da gente del quartiere.Un vero e proprio fortino della camorra,dove le relazioni sentimentali vengono passate al setaccio,figurarsi quella omosessuale nemmeno nascosta da Maria Paola.

Le 2 ragazze avevano una relazione stabile da 3 anni.Ed erano felici.Una unione difronte alla quale è traboccato il vaso pieno di rancore represso per anni dal fratello,Antonio Gaglione.Per il giovane “quella” storia d’amore,vissuta invece come normale quotidianità di affetti dalle ragazze,era peggio di una coltellata alla schiena.Cosi ha deciso che servisse una “lezione”:è salito sulla sua moto e ha seguito lo scooter di Maria Paola e della compagna.Quando ha raggiunto lo scooter delle ragazze,Antonio lo ha tamponato volontariamente e violentemente.Nell’urto le due compagne sono state sbalzate dal sellino:Maria Paola ha sbattuto con la testa ed è morta sul colpo,mentre la sua compagna è finita in una cunetta tra i rovi selvatici.Il fratello di Maria Paola,senza nemmeno curarsi di come stava la sorella,in realtà già morta,si è scagliato contro la compagna,pestandola a sangue,gridandole contro accuse e offese infamanti.

Difronte a questa vera e propria tragedia,si rimane allibiti,nel constatare come in Italia ancor oggi possa essere stroncato il diritto all’amore.Il fratello ha detto che voleva dare “solo” una lezione a “quella là” che le aveva “infettata” la sorella.Perchè ancora oggi quel sentimento è considerato un’infezione,forse peggiore del Covid,perchè tale è considerato un pregiudizio di nome transfobia,capace di far appaiare a un’infezione un sentimento tra due esseri che si sono scelti.Fino a indurre un fratello ad arrogarsi la prerogativa di deciderne la liceità o sancirne la condanna.Quando invece Papa Francesco,proprio a proposito dell’omosessualità e richiamando la parabola dell’adultera,aveva detto:”Chi siamo noi per poter giudicare?”

E invece a Caivano abbiamo scoperto una nuova fattispecie alla voce:”femminicidio e violenza sulle donne”.Quella del “ti uccido perché ami un trans”.E se il pregiudizio omofobico è ancora forte,figuriamoci quello transfobico:è largo,profondo,silenzioso,feroce: quel che è peggio è che è trasversale:intergenerazionale,interclassista.Prescinde dal sesso,dallo status economico-sociale.

È il portato di una cecità etica interiore.È dunque qui che si dovrebbe lavorare,ma una legge,richiesta dalle organizzazioni LGBT,non può bastare.E’ necessario una rivoluzione culturale e sociale,capace di cambiare dal profondo questa società,così tanto rabbiosa e incattivita,che cova tanto rancore verso l’altro e il diverso,sia esso un trans o un extracomunitario.Cambiare la “testa” delle persone nel senso di schiuderla alla cultura dei diritti,della libertà di scelta,del diritto all’amore che non consente barriere né discriminazioni.Ma c’è dell’altro.Antonio Gaglione ha agito così perché erano in gioco due valori ancora profondamente radicati nel Sud Italia:l’onore e la vergogna.L’onore violato della famiglia propria e quello della “famiglia” più “ampia”:la famiglia camorristica che permea tutto il vissuto delle famiglie della zona “amministrata” e che impone modelli e comportamenti di vita.E c’è poi l’altro valore:quello della vergogna,intesa come movente che ha indotto Antonio a puntare il suo mezzo contro la sorella perché fidanzata con un trans.

Così intesa,la vergogna richiama la cultura dell’onore ferito,giustificativo anche di un omicidio come era scritto nel codice penale italiano fino ancora agli anni Ottanta,come attenuante giustificazionista per mariti o fratelli assassini(come non pensare allo splendido film di Pietro Germi,”Divorzio all’italiana”,con Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli?).Una mentalità,quella dell’onore violato,che nasce dalla concezione della perdita pubblica della propria immagine e dignità personale e familiare.Perché al fondo c’è quella mentalità distorta sulla donna:il senso di possesso,la convinzione di essere padre/padrone o fratello/padrone,della moglie o sorella.Perchè secondo questa mentalità la donna non ha cervello,è volubile,disposta al peccato.La donna è perciò un oggetto che l’Uomo padrone deve controllare e ricondurre sulla retta via,e non importa con quali mezzi.Anche con la violenza se occorre.

Perciò la donna non può,non deve avere autonomia e vita propria ma è sempre sottoposta all’uomo guardiano di sciagurate figlie desiderose di uscire,di aprirsi all’esterno.E se poi le donne,quelle creature per natura “imperfette” arrivano al fidanzamento e al matrimonio,al padre o fratello padrone si sostituirà il marito/padrone.Se una giovane donna poi sceglie di avere una vita propria e per giunta un trans come fidanzato,all’ideologia patriarcale si salda il pregiudizio e l’odio omotransfobico che cancella ogni libertà di scegliere,ogni diritto all’amore.Ma la risposta più bella e dolce,ed anche la più semplice è quella che ha dato la mamma della compagna di Maria Paola:”I figli si amano sempre,così come sono”.

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