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Limiti e criticità della “Green Economy”.

di Yvan Rettore. Oggi va tanto di moda parlare della “Green Economy”, considerata la nuova frontiera dell’umanità. Il problema è che presenta fin dalla sua apparizione non pochi limiti e criticità a cominciare dall’approccio soprattutto occidentale che la contraddistingue.
Grazie ad una campagna mediatica martellante sul catastrofismo dei cambiamenti climatici (sui quali non intendo pronunciarmi in questa sede) si è dato vita a questa presunta nuova visione dell’economia da attuare maggiormente nel rispetto dell’ambiente.
In realtà non è esattamente così.
Prima di tutto perché è soprattutto orientata verso un superamento delle energie fossili responsabili secondo i loro sostenitori di quasi tutti i danni arrecati fin qui all’ecosistema.

Questi ultimi non intendono però mettere fortemente in discussione il modello stesso di società in cui viviamo che è appunto all’origine della disastrosa situazione attuale.

Infatti, sono non pochi ormai gli esempi di energie rinnovabili con effetti dannosi sull’ambiente (dal biodiesel ai pannelli solari sui terreni agricoli, dall’imposizione di colture devastanti per la flora e la fauna autoctone, dallo smaltimento altamente inquinante di impianti e componenti di motori ad emissione zero, ecc …).

Quindi partendo da questo assunto si può affermare quanto segue sui limiti e le criticità della Green Economy:

– è destinato a accantonare la visione utilitaristica della natura in cui questa viene posta unicamente come un’opportunità su cui fare business e non come un elemento di cui facciamo parte integrante e da cui dobbiamo prelevare solo ciò che può garantire la nostra esistenza e un equilibrio tra la presenza dell’uomo e dell’ecosistema in cui vive
– la natura viene tutelata a parole ma ben poco nei fatti perché ad entrare in questa nuova concezione dell’economia saranno soprattutto multinazionali e gruppi finanziari ben più potenti delle nazioni e dei popoli che le abitano, A suffragio di quanto dico non sono previsti né l ‘ inserimento a livello globale di normative (in particolare sulla salvaguardia degli alberi da considerare alla pari di tutti gli altri esseri viventi) né l’istituzione di un tribunale internazionale (con poteri effettivamente coercitivi nei confronti degli stati inadempienti) in difesa della natura e nemmeno la considerazione della stessa come vero e proprio soggetto giuridico con diritti da tutelare
– l’entità ormai dannosa del commercio globale di merci a scapito della filiera corta che potrebbe ridurre di parecchio l’inquinamento mondiale (navi e aerei sono fra i mezzi maggiormente inquinanti del pianeta)
– non viene posto un accento significativo sull’economia che dovrebbe diventare la regola anziché l’eccezione in tutto il mondo anziché continuare a favorire produzioni di materiale non riciclabile e / o che rischia diventare rapidamente obsoleto
– non vi sono cenni apparenti sul consumo solidale di beni e servizi che oltre che far calare i prezzi di acquisto per i beneficiari favorirebbe una riduzione drastica degli sprechi e quindi anche dell’inquinamento
– pure l’agricoltura e l’allevamento intensivo non vengono esplicitamente condannati per tutti i danni che stanno arrecando all’ambiente giungendo perfino al paradosso di ric a fonti energetiche apparentemente pulite pur di mantenerli in essere
– non sono manco ottemperate campagne culturali e formative in grado di imporre ai comuni l’attuazione di regolamenti sul mantenimento e l’ampliamento del verde urbano, sull’affermazione delle abitudini che escludano l’uso costante dell’auto per muoversi o su un uso razionale del riscaldamento e dell’energia elettrica e infine sul capire che è nella condivisione di beni e servizi che si potrà giungere ad una società ecologicamente e umanamente sostenibile.

Detto questo, la nuova frontiera dell’economia mondiale non dovrebbe essere rappresentata dal trasformismo della Green Economy ma da una svolta radicale del modello di società in cui viviamo in grado di generare un sistema economico effettivamente compatibile con l’ecosistema e fondato su una solidarietà che diventerebbe uno dei motori fondamentali per garantirne la fattibilità.

Ecco perché le decisioni a livello globale su temi di questo tipo non dovrebbero più essere delegate ai governi (ormai privi di credibilità in questo ambito ma ai popoli di tutto il mondo e a tutte quelle entità che hanno l’autorevolezza effettiva di rappresentarli e di farlo per il bene di tutto il pianeta e non soltanto di una parte di esso.

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