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La Storia del Tour. di Alberto Sigona

di Alberto Sigona. In tempi di sospensione dell’attività sportiva in ogni sua accezione, cosa c’è di meglio che ingannare la noia e la tristezza come rievocare i grandi eventi del passato? Sicchè vorrei ripercorrere, a puntate, la storia della corsa ciclistica più amata al Mondo: Il Tour de France.

1^ PUNTATA: DAGLI ALBORI A RE OTTAVIO.

1903 GARIN, PRIMO EROE DELLA BOUCLE
Il primo Tour de France prese il via il 1° luglio del 1903, nell’era della Bella Epoque, dove le invenzioni la facevano da padrone. Una su tutte, la bicicletta, era quella su cui si basava uno sport destinato ad entrare nell’immaginario collettivo, il ciclismo naturalmente. All’epoca la vittoria finale spesso non veniva assegnata in base al tempo bensì ai punti. Ogni frazione era di circa 400 km, e di norma venivano concessi anche 4 giorni di riposo: le strade sterrate, le bici non proprio consone a delle competizioni, infatti, richiedevano sforzi inconsueti ed inconcepibili per i tempi odierni; non a caso quel ciclismo è denominato “eroico”. Al Tour de France 1903 parteciparono 84 corridori e solo in 21 riuscirono ad arrivare alla fine. La 1^ tappa -da Parigi a Lione- fu appannaggio di Maurizio Garin (impiegò 17 ore!, 45 minuti e 44 secondi). Nella 2^ e 3^ frazione s’impose il francese Hippolyte Aucouturier. La 4^ tappa vide il trionfo dell’elvetico Charles Laeser, primo straniero ad imporsi al Tour.
Nella 5^ tappa si affermò Garin che così consolidava il vantaggio sulla concorrenza. Nell’ultima tappa, la 6^, Garin concedette il tris: il 1° Tour de France terminerà fra i suoi artigli; Lucien Pothier (Fra) terminerà la competizione a ben 2h59’31 dal battistrada: è sinora il maxi ritardo del 2° classificato. Garin impiegò oltre 94 ore per completare l’intero percorso, la media di 15 al giorno: oggi la media è di poco più di 4 ore…

1904 COLPI BASSI AL TOUR
Dopo il grande successo di pubblico dell’edizione del debutto, nel 1904 il Tour rischierà persino di chiudere i battenti. Infatti, molti furono gli incidenti causati dai tifosi e molte anche le frodi di alcuni degli stessi ciclisti, tanto che si pensò al termine di quell’edizione di rinunciare ad organizzarne di successive. Al Tour de France 1904 parteciparono 88 ciclisti ma, tra ritiri e squalifiche, solo 15 terminarono la prova. La classifica finale definitiva si ebbe soltanto il 2 dicembre, 8 ciclisti tra cui i primi 4 della classifica generale (si era imposto Garin) furono squalificati e sospesi. Henri Cornet, il 5° della classifica generale, fu così designato vincitore della prova. Cornet aveva meno di 20 anni ed è tuttora il più giovane vincitore del Tour.

1905 LASSU’ SULLE MONTAGNE
Il tour del ‘5 presenta numerose novità rispetto alle precedenti edizioni, proiettandolo verso la tipologia di corsa che conosciamo oggi. Aumentarono, infatti, la quantità delle tappe che da 6 passarono a 11, seppur di minor lunghezza. Inoltre saranno introdotti i percorsi di montagna, così si attraverseranno le Alpi, sulle quali s’impronterà la storia della Gran Boucle negli anni a venire. Anche in questa edizione ci furono numerosi problemi, dovuti soprattutto a boicottaggi del pubblico che riempiva di chiodi i percorsi cittadini, per questo molte tappe furono interrotte prima dell’ingresso nelle città, e dei 3.021 km previsti ne furono percorsi 2.994.
Il tour, tra mille peripezie, sarà vinto dal francese (all’epoca i partecipanti erano più o meno tutti transalpini) Louis Trousselier (5 tappe).

1906 POTTIER, PRIMA LEGGENDA DEL TOUR
Ormai il giro francese inizia ad ingrandirsi ed a rassomigliare ai Tour dei nostri tempi, prevedendo un percorso con più di 4.000 km e diverse salite. Al traguardo di Parigi riuscirono ad arrivare soltanto 14 ciclisti, è il secondo minor numero di ciclisti arrivati.
Il grande protagonista di questa edizione è René Pottier, vincitore di 5 tappe, di cui 4 consecutive in montagna e autore di prestazioni eccezionali, come la scalata al Ballon d’Alsace nella quale oltre a piantare gli avversari staccò anche le macchine dell’organizzazione. Pottier, forse la prima leggenda della Corsa gialla, morìrà suicida il 25 gennaio dell’anno successivo, impiccandosi a causa di una delusione amorosa.

1907 IL PRIMO ACUTO DEL.. PICCOLO BRETONE
Émile Georget vincendo 5 delle prime 8 tappe (in totale ne vincerà 6) sembra poter dominare tranquillamente la corsa ma a causa di una squalifica (per cambio bici, all’epoca vietato) cede la testa della classifica al suo compagno di squadra Lucien Petit-Breton, il quale rimarrà leader della classifica fino all’arrivo di Parigi.

1908 PRIMA DOPPIETTA CONSECUTIVA
Petit Breton -vincitore di 5 tappe- si aggiudica nuovamente il Tour, entrando nella storia come il primo a riuscire in un bis consecutivo. Breton riesce a prevalere sul lussemburghese Faber, che presto entrerà nella mitologia dello sport. Un altro protagonista fantastico sarà Passerieu, scalatore doc. Intanto il Tour comincia ad aprirsi sempre più alla concorrenza straniera.

1909 FABER VINCE UN’EDIZIONE DA TREGENDA
L’edizione del ‘9 sarà appannaggio di Francois Faber (Lussemburgo), primo straniero ad imporsi nella corsa francese. Faber vincerà 5 tappe consecutive (record tuttora imbattuto) su un totale di 6 affermazioni (ne vanta complessivamente 19), di quello che sarà ricordato come il Giro di Francia più duro della storia, in primis a causa (o per merito..) delle condizioni atmosferiche davvero proibitive: malgrado fossimo a luglio la pioggia e la neve la fecero da padrone.
Da segnalare l’impresa epica del francese Alavoine che vinse l’ultima tappa percorrendo gli ultimi 10 km a piedi con la bici (inutilizzabile a seguito di un incidente) in spalla.
Faber era un atleta di dimensioni impressionanti, specie per l’epoca: era alto 2,02 metri e pesava 100 kg. Faber vincerà in seguito diverse tappe durissime al Tour, senza riuscire però a ripetere la vittoria finale.
Il destino gli riservò un trattamento infame: dopo aver chiuso la carriera nel 1914, decise di arruolarsi come volontario nella Prima Guerra Mondiale, ma cadde il 9 maggio 1915: aveva 28 anni.

1910 LAPIZE BEFFA FABER
In questa edizione per la prima volta vengono affrontati i Pirenei. Il favorito è il campione uscente Faber, ma a quei tempi non poteva esserci nulla di scontato o comunque preventivabile seriamente, visto che si correva in condizioni che oggi definiremmo assurde e spaventose. La discriminante fondamentale spesso non era la bravura dei corridori ma il fato che poteva cambiare in ogni momento le sorti di una corsa, magari per una semplice foratura.
E sarà proprio per delle forature che Faber alla terzultima tappa dovrà cedere il primato ad Octave Lapize , proprio quando sembrava avviato al trionfo. Faber sarà così soltanto secondo. Si registra la 1^ vittoria azzurra: la ottiene Ernesto Azzini a Parìs. Azzini morirà a soli 38 anni di tisi. Lapize, nel 1914, con lo scoppio della Prima guerra mondiale, decise di arruolarsi come volontario e partì per il fronte. Perse la vita durante un conflitto aereo il 14 luglio 1917 all’età di 29 anni. Fra le sue vittorie rimembriamo senz’altro 3 Roubaix consecutive.

1911 GARRIGOU VINCE IL TOUR DEI SOSPETTI
Il Tour del 1911 vedrà dei ritiri illustri (Faber, Lapize, Petit Breton..) per varie cause che vanno dalle cadute (immancabili) allo sfinimento psico-fisico. Duboc (4 tappe) sarà addirittura vittima di avvelenamento, e così giungerà soltanto 2° dietro al nuovo vincitore Gustave Garrigou, primo indiziato dell’avvelenamento del suo antagonista.

1912 CHE BARBA, CHE NOIA…
Rispetto alle precedenti edizioni codesto Tour risulterà noioso e scontato sin dal principio. La corsa sarà vinta dal belga Odiel Defraye. La formula della graduatoria a punti ancora presente in questo Tour venne criticata da più parti e l’organizzatore Henri Desgrange annunciò quindi grosse novità per l’anno seguente. L’Italia si aggiudicò 2 tappe, entrambe con V. Borgarello, che è stato il primo italico leader della classifica provvisoria (1 solo giorno).

1913 PRIMO EXPLOIT DI THYS
Il Tour quest’anno presenta una novità: la classifica generale torna ad essere decisa in base al tempo, per un cambiamento che rimarrà definitivo. La corsa, caratterizzata da tantissimi ritiri, sarà dominata dal belga Philippe Thys, anche se si vedrà spianata la strada dalla caduta cui incorre Petit Breton alla penultima tappa. Il belga Buysse, 3° in classifica generale, fu il …“Re di giornata” con 6 tappe all’attivo. Lapize abbandonò il Tour perché reputava i guadagni insufficienti. Per la prima volta nella storia del Tour de France, in questa edizione si parlò dell’attuale simbolo del primato: la maglia gialla. Philippe Thys ricordò nella rivista belga Champions et Vedettes che nel 1913 gli fu data una maglia gialla quando il patron della corsa, Henri Desgrange, gli chiese di indossare una maglia colorata per distinguersi. Thys declinò, dicendo che renderlo più visibile, avrebbe incoraggiato gli altri corridori ad attaccarlo. La prima maglia gialla sarebbe stata formalmente indossata da Eugène Christophe, il 19 luglio 1919. L’italiano Micheletto vinse la 1^ tappa.

1914 L’ULTIMO TOUR DEI PIONIERI
Nel 1914, alla vigilia della Grande Guerra, il Tour è vinto ancora dal belga Thys che consolida la sua fama dominando la gara dal principio alla fine, sebbene alla penultima tappa, per cambio ruota, sarà penalizzato di 30 minuti. Molti corridori dovettero abbandonare la corsa a causa della mobilitazione generale proclamata per l’inizio della prima guerra mondiale. Thys precedette in graduatoria il francese Henri Pellissier di 1 minuto e 50.

1919 LA CORSA SI TINGE DI GIALLO
Il 1919 è l’anno in cui viene introdotta la famigerata Maglia Gialla, destinata a rappresentare il Tour de France. Eugene Cristophe si stava avviando a vincere la corsa ma a solo due tappe dal termine ruppe la forcella quando aveva oltre 28 minuti sul secondo. La maglia gialla gli venne strappata dal belga Firmin Lambot. L’Italia vinse 2 frazioni con L. Lucotti. Fra i protagonisti spicca il 2° classificato Alavoine, vincitore di 5 tappe.

1920 THYS REALIZZA IL TRIS
Non è stato un Tour particolarmente spettacolare, per via del belga Thys che “ammazza” la concorrenza. Alle sue spalle, distanziato di quasi 1 ora, si piazza il connazionale Hector Heusghem. Per la prima volata nessun francese salì sul podio. Furono ben 7 i belgi classificati ai primi 7 posti, un preludio ad una futura epopea dei fiamminghi.

1921 UN LEONE DI NOME SCIEUR
Anche l’edizione del ’21 non fu particolarmente accattivante, visto che il belga Leon Scieur dominò praticamente dall’inizio alla fine senza tentennamenti. L’Italia si fece onore vincendo soltanto 1 tappa con L. Lucotti.

1922 UN CORRIDORE FORTUNATO E FEDERICO GAY
Il Tour di quell’anno fu vinto in modo rocambolesco dal belga Firmin Lambot (36enne, il più vecchio vincitore del secolo) dopo le disavventure capitate ai francesi Christophe ed Alavoine, vittime di forature e rottura di bici. Lambot, che già in passato aveva vinto un Tour giovandosi delle disavventure altrui, d’ora in avanti sarà per tutti “Il fortunato”. Il belga Thys in questa edizione si aggiudicò 5 tappe. L’Italia vinse una tappa con un certo Federico Gay…

1923 HENRI PELISSIER RIPORTA LA FRANCIA IN AUGE
Dopo l’epopea belga Henri Pélissier fu il vincitore del Tour 1923 e seppe approfittare di una caduta di Alavoine che sembrava destinato a vincere la Gran Boucle. Bottecchia, 2°, è il primo italiano ad indossare la maglia gialla (6 giornate). In quell’edizione Bottecchia vinse anche 1 tappa. Henri ovvero La Corda come era chiamato il maggiore dei fratelli Pelissier di Parigi (anche Fransis Pelissier e Charles Pelissier furono professionisti), è senza dubbio uno dei ciclisti più importanti della storia del ciclismo e soprattutto uno dei campioni più grandi dell’era eroica del pedale. Nel maggio 1935, durante l’ennesimo litigio, verrà ucciso dalla propria amante, Camille Tharault, ventiseienne. Curiosamente venne colpito a morte dalla stessa pistola con cui sua moglie, Léonie, si era suicidata due anni prima.

1924 GLORIA ITALIANA CON BOTTECCHIA
Oltre ad essere uno dei più grandi ciclisti di sempre Bottecchia è stato il primo italiano a vincere il Tour de France, nel ’24, mostrando uno strapotere assoluto, dominando la kermesse dall’inizio all’ultimo gong. Bottecchia, vincitore di 4 tappe, indossò la maglia gialla per tutti i 15 giorni, precedendo alla resa dei conti il lussemburghese Frantz (che di certo non era una mezza cartuccia) di 35’16’’. C’è da dire, comunque, che il favorito Henri Pelissier, dopo la 3^ tappa si ritirò per protestare contro il regolamento. L’Italia in quella favolosa edizione si aggiudicò una tappa anche con Giovanni Brunero, il quale, nell’epoca del “ciclismo eroico”, nonostante il periodo fosse dominato in Italia dalle gesta dei due grandissimi, Alfredo Binda e Costante Girardengo, riuscì a ritagliarsi un considerevole spazio cogliendo diverse affermazioni prestigiose. Brunero morìrà nel 1934, dopo aver compiuto da poche settimane 39 anni, a causa di un male incurabile.

1925 BOTTECCHIA CONCEDE IL BIS
Anche Bottecchia purtroppo sarà atteso da un tragico destino. Dopo aver dominato anche il Tour del ’25 (vincendo 4 tappe e indossando il simbolo del primato in 13 frazioni), infatti, nel 1927 sarà brutalmente assassinato mentre si allenava, per una morte sinora avvolta nel mistero. Il Tour del 1925 lo vide prevalere di slancio sul belga Buysse, distanziandolo di 54’20’’. Al 3° posto l’italiano Bartolomeo Aymo (1 tappa).

4 Risposte a “La Storia del Tour. di Alberto Sigona”

  1. Caro Alberto, mi spieghi perchè sei andato direttamente al 1902 saltando le guerre puniche e l’età della pietra?

  2. Dai sù, l’ha presa un pò alla lontana ma in fin dei conti è già arrivato al 1925… un altro centinaio di anni e taglia il traguardo pure lui!

  3. Ma ho letto bene: “1^ PUNTATA”??? Ma che è una minaccia, quante puntate ancora?????

  4. …che pippone immenso! Non c’era bisogno che ti scomodavi in un pesantissimo copia incolla da wikipedia!!! Cmq si vede che non avevi altro da rire, ma volevi cmq dire…. che sonnoooooooooooooo

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