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La “potenza di fuoco” che determinerà il cambiamento. di Gerardo Lisco

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di Gerardo Lisco. Il mantra che gira è che dopo l’epidemia dovuta al COVID-19 il mondo non sarà più quello di prima, assisteremo a un cambiamento epocale. Leggendo i commenti e ascoltando le dichiarazioni che passano in modo quasi ininterrotto sui media mi vengono in mente episodi simili verificatisi nel passato.

Le opinioni circa il possibile cambiamento dovuto alla crisi sanitaria assume significati diversi a seconda del presupposto ideologico dal quale prende le mosse il commento.

Coloro che criticano il neoliberalismo e la globalizzazione sostengono che con il COVID-19 il sistema mondo, per come lo abbiamo visto negli ultimi tre decenni, andrà in frantumi. Costoro intendono il COVID-19 come una sorta di strumento della lotta di classe. Come se il virus avesse  coscienza di classe. Per altri il COVID-19  invece è diretta emanazione dell’emergenza climatica. Al crollo di molte  civiltà hanno contribuito tanto il clima quanto le epidemie.

Tucidide, Lucrezio, Boccaccio, Hesse, Manzoni, per citare alcuni dei più grandi scrittori che hanno contribuito alla costruzione della Storia, hanno descritto la peste. La peste nei secoli passati ha messo in ginocchio intere aree geografiche e sistemi sociali. Per rendere l’idea con alcuni dati statistici Venezia, nel ‘600 a causa della peste,  perse un terzo della sua popolazione; la Germania, per l’effetto combinato della Guerra dei Trent’anni, vide, in alcune sue regioni, la popolazione ridursi del 40%.  Se leggiamo i documenti fiscali  degli Stati del ‘600, mi vengono in mente quelli relativi al Regno di Napoli, vediamo il numero dei fuochi ridursi in una percentuale impressionante che danno il reale senso del dramma.

Non sempre il superamento delle epidemie ha portato cambiamenti in positivo. Per secoli, si evince dalle cronache, le Società hanno convissuto con il morbo senza riuscire a debellarlo. Per capirlo è sufficiente soffermarsi a riflettere su ciò che successe negli Imperi Maya ed Inca dopo la conquista spagnola. In quella parte del mondo più che le armi da fuoco, la Santa Inquisizione e lo sfruttamento disumano delle popolazioni locali, a sterminare le popolazioni furono le malattie importate dai Conquistadores.  La sifilide importata dagli Spagnoli in Europa non ebbe lo stesso effetto delle malattie esportate da Spagnoli e Portoghesi nel Sud America e da Inglesi e Francesi nel Nord America. Nel continente americano i virus importati dagli europei sterminarono  quelle popolazioni. In Europa la reazione alla fine delle epidemie determinò nel 300 e 400 l’Umanesimo e il Rinascimento, nel XVII secolo la reazione alla fine, seppure parziale dell’epidemia, favorì la nascita dell’Illuminismo. Ossia l’idolatria della Ragione da contrapporre all’irrazionalità della natura. Esempi della reazione all’irrazionalità della natura sono la classificazione degli organismi viventi fatta da Linneo e il primo vaccino contro il vaiolo ad opera del medico inglese Jenner.  Solo per inciso nella Londra del XVIII secolo morivano abitualmente 3000 persone l’anno per vaiolo e dieci, dodici volte tanto ogni anno nella sola Inghilterra. Per comprendere gli effetti che il colera e altri morbi avevano sulla vita individuale e sociale delle epoche passate è sufficiente leggere le biografie di personaggi illustri: la morte era un evento con il quale nell’arco dell’esistenza si facevano i conti più di una volta.

Carlo Levi, nel suo “Cristo si è fermato ad Eboli” cita il frequente suono delle campane a morto, che ancora negli anni 30 del 900, segnava la vita dei piccoli comuni arretrati della Basilicata.

Questo rapido exurcus storico dovrebbe servire a capire quali possibili cambiamenti si prospettano passata la crisi dovuta al COVID-19. Penso che i cambiamenti, molti dei quali sono il semplice sviluppo di presupposti che anticipano la crisi sanitaria, saranno il prodotto della dialettica, mi si faccia passare questo termine, che caratterizza da sempre la Storia dell’Umanità tra Natura e Cultura.

L’Umanità è parte della natura ed è da questo dato che ha preso le mosse per costruire qualcosa, la Cultura appunto, che vuole essere al di sopra della Natura rendendola prevedibile e quindi controllabile. L’Umanità, attraverso la Cultura, prova a snaturalizzarsi. Di fronte ad eventi catastrofici, come possono essere pandemie ed altre catastrofi naturali, emergono i limiti della Cultura.

L’idolatria della Ragione mostra i suoi limiti favorendo il ritorno dell’irrazionalità che è comunque anch’essa una costruzione culturale con la quale l’Umanità tenta di superare l’irrazionalità della natura.

Catastrofi naturali, come un virus, rendono palesi le domande alle quali da sempre l’Umanità, attraverso la ragione e attraverso la religione, ha cercato risposte.

Quindi affermare che il Mondo, da intendersi appunto come la realtà artificiale costruita storicamente dall’Umanità, muterà passata la pandemia del COVID-19 ha senso.

Ritorno al tema dal quale sono partito e cioè dalle ipotesi di cambiamento avanzata da Sinistra e cioè il superamento della Globalizzazione  e del Neoliberalismo. Ebbene il COVID-19 non ha coscienza di classe per cui coloro che pensano che sarà causa del crollo del neoliberalismo e della globalizzazione si mettessero l’anima in pace, non succederà nulla del genere.

Il capitalismo, nelle sue molteplici manifestazioni, non crollerà. Nei suoi due secoli di esistenza ha dimostrato di avere una flessibilità e una capacità di adattamento che gli ha sempre consentito di uscire dalle crisi più forte di prima. Se vogliamo dirla tutta il COVID-19, per gli effetti che produce sul sistema, è reazionario favorendo i più forti.

Stessa cosa dicasi per gli ideologi dell’ambientalismo. Le scelte economiche a difesa dell’ambiente seguiranno le esigenze del capitale e quindi del mercato: ossia la conversione ecologica come occasione di investimento per cui è funzionale alla finanziarizzazione dell’economia e non è in grado di mettere in crisi il finanzcapitalismo. Il sistema di convivenza sociale che scaturirà dall’emergenza ambientale, sistema che verrà giustificato sul piano ideologico con la necessaria decrescita che sarà opportunamente resa anche felice, riguarderà la riduzione delle pretese in materia di consumi sia di qualità che di quantità da parte di fasce sociali sempre più larghe.  

Il COVID-19 non ha nulla a che vedere con la difesa ideologica dell’ambiente, è un dato molto naturale che prescinde l’ideologia. Il COVID-19 senza l’intervento della sovrastruttura culturale, rappresentato dalla scienza e della tecnica, opererà naturalmente eliminando i più deboli, in senso biologico e sociale.

La natura ha in sè un concetto di uguaglianza che non ha nulla a che vedere con la elaborazione culturale del concetto di uguaglianza: la natura è egualitaria perchè elimina i naturalmente più deboli.

Nei momenti di crisi uguaglianza in natura e uguaglianza sociale coincidono. Nella stessa filosofia Giusnaturalista alla fine, quando si afferma che naturalmente si è titolari di determinati diritti come quello alla vita, alla proprietà ecc, la conclusione avalla la selezione operata dalla natura. Su questo aspetto mi viene in mente il concetto di entitlement di J. Locke e dell’uso che ne ha fatto in “Stato, Anarchia e Utopia” R. Nozick e quindi il pensiero neoliberale e libertariano. Coerentemente con l’essenza stessa della natura non vi è nessuna contraddizione: la società, per quanto edulcorata e arricchita di sovrastrutture culturali intimamente risponde e segue la logica propria della natura. Il ricco può curarsi meglio, ha goduto di una dieta migliore ecc, che lo rende meno vulnerabile e tutto questo dipende dalla gerarchia sociale che alla fine, proprio come in natura, elimina i più deboli.

L’Umanità per difendere se stessa deve costruire sempre di più un mondo artificiale. Ed è per questa ragione che il mondo cambierà dopo il COVID-19 ma non nel senso di una rivoluzione di classe o di un sistema alla “figli dei fiori”, ma nel senso della costruzione di un mondo sempre più artificiale dove la Cultura tenderà a prendere il sopravvento su ciò che la presuppone e cioè la natura in funzione delle elites naturalmente più forti.

La costruzione di un mondo sempre più artificiale sarà guidato dall’ideologia individualista che favorirà il rafforzamento del Capitalismo e con esso l’egemonia delle elites contro le masse.  A differenza di ciò che sosteneva  von Hayeck l’Umanità non è naturalmente Socialista, nel senso di Solidale, è invece naturalmente individualista per cui perché dalla crisi  determinata dal COVID-19 e dal suo superamento possa uscire un sistema più attento alla giustizia sociale e all’ambiente, più che ragionamenti economici,  servono spinte ideali forti come solo un credo religioso è in grado di offrire.

La potenza di fuoco offerta dalla religione potrebbe essere di gran lunga superiore a quella messa in campo dal sistema bancario per capirlo è sufficiente riflettere sull’importanza avuta dalle religioni nella Storia di molte civiltà a partire da quella occidentale.

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