La leggendaria favola d’amore di Hugo e Adelita. di Antonello Laiso

di Antonello Laiso. Esisteva tantissimi anni fa ed  esiste ancora un bellissimo castello su quelle Ande ed al confine tra la Spagna e la Francia, in questo castello abitava si dice un vicerè nobile austero cattolicissimo e con  quella unica  figlia molto bella, Adelita, sua madre non c’era più da diversi anni, le attenzioni quindi su tale figlia erano ancor più accentuate da parte del genitore ovvero il nobile don Pedro.
Adelita trascorreva il suo tempo tra il castello ed il bosco che la circondava, era come da educazione rigorosamente cattolica, e spesso pregava in quella cappella di famiglia che don Pedro aveva fatto costruire nel castello, nel bosco Adelita amava andare a cavallo, molte volte accompagnata dai suoi fidati servi e altre volte da sola.
La natura e lo spettacolo di quella vegetazione su quelle Ande creavano nell’animo di Adelita quella serenità, ad una vita che anche se non era frenetica era vissuta in sintonia con quei luoghi ameni.
Un giorno nel mentre Adelita trascorreva qualche ora a cavalcare e da sola poichè i servi erano impegnati nei campi che don Pedro stava facendo arare intravide  da lontano un altro cavallo su la cui sella vi era un uomo giovane, molto  bruno dai portamenti eleganti e dal fisico altrettanto gradevole .
Il giovane moro subito accortosi di Adelita le andò incontro col cavallo ed arrivato a pochi metri da lei  con un inchino disse ciao io sono Hugo, abito a tre  miglia da qui anch’ io in un castello con mio padre .
Adelita aveva già sentito parlare di un tale castello non molto distante dal loro, questo era abitato da nobili di nazionalità dell’Arabia e di religione Musulmana, i modi eleganti di Hugo si rivelarono subito  ad Adelita scendendo da quel cavallo e baciandogli la mano con grazia allorchè  ella colpita osservo quei grandi occhi espressivi di quel giovane moro dai capelli ricci.
Possiamo qualche volta andare a cavalcare insieme esclamo  Hugo? Adelita imbarazzata rispose con un timido si va bene, allora domani a quest’ ora qui fu la risposta.
Adelita torno’ al castello ma nel mentre percorreva quel tratto di strada il suo pensiero era concentrato su quella persona su quell’incontro e sul giorno dopo nel quale si sarebbe dovuta incontrare per fare quella cavalcata insieme.
E venne la notte e fu insonne per Adelita lei pensava che dopo poche ore avrebbe rivisto Hugo. Cosi fù.
Il pomeriggio Hugo puntuale aspettava Adelita nel posto convenuto  che dopo pochi minuti si presento col suo cavallo  all’appuntamento, allorchè grande la sorpresa fu quando Hugo disse, vieni attacca il tuo cavallo e sali sul mio dietro andremo in due .
Adelita anche se titubante dopo aver attaccato il cavallo sali’ sul cavallo di Hugo, allorchè viaaa incitò Hugo al suo fantastico cavallo che incomincio a correre senza una meta.
Dopo circa un’ora questi si fermò nei pressi di un ruscello molto bello, a fronte  di questo ruscello si era formato un lago artificiale di un acqua limpida e cristallina.
Adelita e Hugo scesero dal cavallo e si sedettero su quel’erba umida e piacevole incominciarono a parlare di tanto di tutto e di loro,della loro solitudine della loro sensibilità per quei posti dove nonostante ameni si trovavano a loro agio.
Hugo confessò ad Adelita un attrazione spirituale verso di lei così lo stesso fece Adelita, ma le loro religioni diverse estremamente e fermamente cattolica quella di Adelita e protestante musulmana quella di Hugo mai i e giammai avrebbero permesso da parte delle loro famiglie una relazione tra i due, nonostante questo Hugo e Adelita continuarono a vedersi il giorno dopo e l’altro ancora e cosi via.
Le voci arrivarono al castello e Don Pedro un bel giorno chiamò la figlia e la redarguì assolutamente a non vedersi più con Hugo la cui Religione era estremamente avversa alla loro.
Adelita non ascoltò il genitore, e continuò a vedersi con Hugo non solo, ma la loro forte amicizia divento’ un amore tra i più belli e puri di qui tempi  magici andati.
La cosa mandò su tutte le furie suo padre Don Pedro che a questo punto decise anche e nonostante  figlia di imprigionarla nelle segrete dei quel castello.
Adelita cosi imprigionata in una stanza semibuia con una piccola grata nella parte alta del castello riceveva solo il cibo, non poteva uscire e le sue giornate passavano tra le grate di quella piccolissima cella, nel ricordo del suo Hugo e nella speranza di intravederlo, ben presto sopravvenne la depressione e incominciò a non mangiare più dormendo quasi tutto il giorno.
Un bel giorno Hugo che nel frattempo era stato messo al corrente di tutto si presentò davanti al castello con una grossa croce a testimoniare e manifestare la sua conversione alla religione cattolica e nella speranza di avere la benevolenza di don Pedro.
Così non fu don Pedro non credette nonostante quella grossa croce alla sua conversione.
Adelita dopo qualche settimana tra il dolore in quella cella e la privazione  di non poter vedere il suo Amato Hugo purtroppo morì.
Da allora, e dopo ancora centinaia di anni gli arbusti rampicanti che costeggiavano quella cella alla sommità del castello si sono trasformati in rose selvatiche i cui i fiori esistono  in tutto l’anno.

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