La fine dei talk show e il ritorno della piazza!

di Angelo D’Amore. In Spagna, Portogallo, Grecia, milioni di persone scendono in piazza per gridare il loro sdegno contro le decisioni prese dall’UE. In Italia, soltanto poche migliaia di studenti organizzano cortei pacifici prendendo manganellate in testa, nel tentativo di urlare la loro rabbia per un domani incerto. Perchè nel nostro Paese, non si genera per davvero una grande sommossa popolare? Perchè non ci si ferma tutti in segno di protesta? Davvero allora non si è toccato il fondo o magari si vede finalmente la luce in fondo al tunnel? L’Italia notoriamente, è stata sempre una nazione dimessa, tendente al compromesso, alla mediazione, all’inciucio, finanche al tradimento, per far prevalere un bigotto quieto vivere, senza sussulti, nè prese di posizioni decise. Il periodo degli anni di piombo, fu più una parentesi di radicamento ideologico estremizzato che una vera e convinta rivoluzione culturale. Quella ahimè, non potrà mai avvenire, per la presenza di due grosse “istituzioni storico-culturali”: il Vaticano e la mafia. Da sempre è noto che in Italia, quando hai fame, ti rechi in parrocchia o dal capo zona, per trovare conforto… Quando poi vedi le trasmissioni di approfondimento politico, piegarsi a mere logiche di audience più che ai reali problemi del Paese, ti rendi conto perchè non deve apparire strano ed antidemocratico, l’atteggiamento di chi, come Grillo, diserta a tavolino qualsiasi programma televisivo. Ospitare un gonfio ed invecchiato Briatore a Servizio Pubblico, per anteporlo a Landini, a me sembra più una trovata pubblicitaria che un reale “servizio pubblico” al Paese. Così come mandare sulla televisione a pagamento la sfida tra i pretendenti alla leadership del centro-sinistra, una sorta di “X-factor” preconfezionata, tra candidati senza carisma, paragonabili a dei manichini in una vetrina natalizia dei grandi magazzini, esperienza che a breve, si svolgerà anche nel centro-destra, in perfetta par-condicio… Uscito di scena il “nemico da abbattere”, la politica ed i media d’improvviso si scoprono obsoleti, palesando i propri limiti culturali, l’imbarazzante carenza nell’essere strumenti formativi per il Paese.

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