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La decrescita infelice.

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di Redazione. Dal debito pubblico all’evasione fiscale, da Alitalia all’Ilva, passando per la Tav e finendo per affogare nell’acqua alta di Venezia, stiamo collezionando una serie di disastri terrificanti, procurati da gente che non ha la minima idea di come guidare, amministrare, organizzare, governare e ricostruire un paese complesso e sfasciato come l’Italia.

Ma adesso che la situazione è precipitata chi provvederà a salvare l’Italia? E soprattutto chi tirerà fuori i soldi per aggiustare tutto ciò che è stato sfasciato?

I “soliti fessi”: lavoratori dipendenti e pensionati!

Almeno finchè ne avranno!

Almeno finchè non perderanno la pazienza!

L’impressione, purtroppo, è che la politica ha perso completamente il controllo della situazione. In tutto il mondo ci sono le fabbriche e le grandi industrie, così come esistono i termovalorizzatori, le raffinerie e le centrali nucleari che riescono a funzionare dappertutto senza fare danni all’ambiente, senza far ammalare i lavoratori e i cittadini e senza ammazzare nessuno!

Solo in Italia queste cose sembrano impossibili, inconciliabili.

Possiamo pure sognare di portare l’allevamento di cozze come alternativa alla produzione dell’acciaio a Taranto, o sperare che l’uso delle carte di credito sia la carta vincente contro l’evasione fiscale, poi però ci dobbiamo svegliare e capire che la realtà è ben diversa dal favoloso mondo di Alice nel paese delle meraviglie.

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5 Risposte a “La decrescita infelice.”

  1. Grazie, l’ho letto e chi l’ha scritto è come se mi avesse letto nel pensiero, condivido appieno e sottoscrivo: prima di ogni altra cosa ci sono i problemi degli italiani da risolvere e siccome sono tanti e complessi non c’è che da rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro, altro che menate varie!!!!

  2. …vedi!? Sei stata subito accontentata! Hai letto il post “Il Pd rilancia lo ‘Ius soli/culturae’, invece di dare soluzioni ai problemi degli italiani.”?

  3. L’Italia frana e affoga non solo nell’acqua, ma nell’incapacità della politica e della classe dirigente. Vi prego scrivete qualcosa per stigmatizzare chi ripropone ancora lo IUS SOLI/CULTURAE invece di pensare ai problemi degli italiani!!!!

  4. Il problema ARIA è un problema datato, mi riferisco alla Città dove abito da sempre TORINO.
    In via della Consolata, avevano piazzato un centralina:l’inquinamento era superiore a quello di Los Angeles. In Italia nonostante l’art.32 Diritto alla salute, manca da sempre un Piano Idrogeologico Nazionale. La pulizia dell’alveo dei fiumi è un miraggio,…Potrei continuare, sono ucscite statistiche dove emerge che a Torino ci sono tanti melanomi,.. patologie dovute e connesse all’aria che respiriamo. Parliamoci chiaro, nessuno intende rinunciare all’auto, la si usa se possibile anche per andare dal giornalaio, m l’auto rende fa guadagnare, “poi Torino è da sempre la città dell’auto, deve tutto all’auto, il Padrone ci da da mangiare” questa nenia l’ho sentita molte volte.
    In Italia viviamo di emregenze, è sempre un’emergenza ed i soldi tanto li cacciail solito pantalone. Bisogna rassegnarsi, se la Maggioranza non comprende che il sistema leaderocratico (non democratico) è in coma irreversibile è inutile pinagersi addosso.
    Adesso c’è una nuova campagna elettorale, posti da occupare, seggi da scaldare.
    Ridurre Parlamento, Consigli Regionali, consigli comunali e di molto. Politica a tempo dopo due mandati a lavorare, per chi il lavoro cel’ha. La CASTA non è in grado di risolvere nulla.
    Gandianamente mandiamoli a casa e votiamo un Parlamento dimezzato, con retribuzioni dimezzate, e drastica riduzione dei benefit principeschi che alla fin fine piacciono a tutti.
    E’ dura tornare a fare i portinai, o i disoccupati, visto cheabbiamo il seggio stiamoci attaccati magari col bostik.

  5. Non solo acqua, ma pure aria.
    Italia tristemente prima in Europa e undicesima nel mondo per morti premature da esposizione alle ‘polveri sottili PM2.5’. Solo nel 2016 sono state ben 45.600, con una perdita economica di oltre 20 milioni di euro, la peggiore in Europa. È uno dei dati riferiti all’ANSA da Marina Romanello della University College di Londra, estrapolato da un’analisi pubblicata sulla rivista The Lancet sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute, condotta da 35 università. Romanello è tra gli autori del report “The Lancet, Countdown on Health and Climate Change”, che ha coinvolto almeno 35 enti tra università e istituzioni come l’OMS e 120 ricercatori in tutto il mondo.

    Il particolato PM2.5 è di piccolo diametro, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera: essendo di piccole dimensioni può penetrare fin negli alveoli polmonari e potenzialmente passare nel sangue. Gli esperti hanno stimato per l’Europa 281 mila morti premature per esposizione alle PM2.5. In pericolo è soprattutto la salute dei bambini e dei neonati (più esposti perché hanno sistemi immunitario e respiratorio ancora non del tutto sviluppati), con impatto a lungo termine.

    Romanello è tra gli autori del report “The Lancet, Countdown on Health and Climate Change”, che ha coinvolto almeno 35 enti tra università e istituzioni come l’OMS e 120 ricercatori in tutto il mondo. Il particolato PM2.5 è di piccolo diametro, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera: essendo di piccole dimensioni può penetrare fin negli alveoli polmonari e potenzialmente passare nel sangue. Gli esperti hanno stimato per l’Europa 281 mila morti premature per esposizione alle PM2.5. In pericolo è soprattutto la salute dei bambini e dei neonati (più esposti perché hanno sistemi immunitario e respiratorio ancora non del tutto sviluppati), con impatto a lungo termine.

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