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Jobs act? Per i disoccupati niente di nuovo sotto il sole!

di Francesco D’Agostino. Chi si aspettava dal “Jobs act” di Renzi una sterzata si dovrà ricredere. La proposta del segretario del PD riguardo alla tutela sociale in materia di lavoro non ha (ma questo era scontato) nulla di rivoluzionario; si inserisce, anzi, nel solco consolidato di una tradizione politico-sindacale di discriminazione tra le persone che offende platealmente lo spirito dell’art. 3 della Costituzione che vorrebbe tutti i cittadini uguali di fronte alla legge. Stando al testo oggi diffuso si vorrebbe introdurre un “assegno universale per chi perde il posto di lavoro” (Parte C – punto 3). Si dice che Renzi si sia dotato di uno staff di giovani competenti. Possibile che nessuno gli abbia fatto notare che l’aggettivo “universale” mal si concilia con l’individuazione di una ristretta categoria di persone? Immagino che, di fronte a questa prospettiva, i sindacati (che fanno il loro mestiere quando curano gli interessi degli occupati, ma esercitano un ruolo improprio quando si accreditano come portatori di interessi generali nei rapporti con le istituzioni) faranno sentire la loro voce soltanto perché le risorse oggi destinate alla cassa integrazione, cucinata in tutte le salse, ma sempre a favore di pochi, dovranno essere distribuite anche ad altri soggetti oggi esclusi.  Una massa enorme di persone, però, continuerà ad essere ignorata e non avrà nessun diritto di tribuna: si tratta della massa dei disoccupati, i quali continueranno ad essere semplici numeri utili per compilare statistiche. Persone senza volto e senza voce che continueranno ad essere l’immagine di sfondo nella rappresentazione teatrale nella quale sono protagonisti i lavoratori occupati ed i loro rappresentanti, i quali continueranno a parlare di disoccupazione soltanto come possibile problema di chi già lavora. Il “Jobs act” va nella direzione di sempre. Come l’acqua che scorre sempre verso il mare, ne trarrà beneficio, ancorché limitato, soltanto “chi perde il posto di lavoro”. La proposta, infatti, riguarda prevalentemente “chi perde il posto di lavoro dipendente” o un posto di lavoro rientrante in una delle tante forme contrattuali di fittizia “collaborazione” oggi esistenti; resterebbero fuori, insieme ai disoccupati, anche gli artigiani che lavorano in proprio. Anch’essi, nel momento in cui fossero costretti a chiudere bottega, entrerebbero a far parte degli Italiani senza lavoro e senza tutela. Nihil sub sole novum.

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