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In Italia così fan tutti!? M5S rischia di perdere alcune ‘Stelle’.

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Nel Belpaese per diventare “ricchi & famosi“, insomma per diventare “qualcuno“, “uno che conta“, bisogna essere sì capaci, ma capaci pure di “arrangiarsi”, altrimenti da soli, con le proprie forze e in maniera corretta e onesta non si può arrivare ad occupare certe posizioni! Da soli, senza l’aiutino, non si arriva da nessuna parte e non si va lontano più di tanto! Così capita che anche colui che dovrebbe salvare la patria dal marcio, perchè il più pulito di tutti, potrebbe avere “la rogna”! La ‘gente per bene’ è disorientata dagli ultimi ‘fatti’ e teme che anche alla prossima tornata elettorale si dovrà turare il naso e votare per chi di “rogna” ne porta addosso lo strato meno spesso! Altrimenti non resterebbe che andare ad ingrossare il già nutrito gruppo extra-parlamentare del “partito dell’astensione” che rischia di affermarsi come “maggioranza assoluta” del Paese! Insomma, all’insegna del “chi è senza peccato scagli la prima pietra“, le pietre nel Belpaese rischiano di restare tutte per terra! “Il buon Grillo per partecipare all’assemblea della Cisl ha chiesto 10 milioni di lire cash, tutti in nero e senza ricevute. E noi abbiamo pagato“. A “sganciare la bomba” su Beppe Grillo – il moralizzatore della politica e degli italici costumi – è tale Giovanni Guerisoli, segretario nazionale amministrativo della Cisl dal 1994 al 2002, sotto la gestione D’Antoni. In diretta a ‘La Zanzara’ su Radio 24, l’ex sindacalista interviene e si mette a “cantare”: “Era il 1999, mi pare, era uno show a Numana, in provincia di Ancona. Dopo lo spettacolo lo pagai soldi in mano, a lui di persona“. I conduttori inzuppano a mestiere: “Ma voi della Cisl come avete fatto a giustificare quella spesa in nero?”. “Ma, a quel tempo era molto meno vincolante di oggi…”, spiega con non poco imbarazzato lo sprovveduto Guerisoli. “Ci siamo posti il problema, ma in quel momento era complicato risolvere la situazione”. Un po’ come sarà complicato per Grillo togliere dalle mani dei suoi ‘grillini’ questa patata bollente, proprio nel giorno in cui dal suo blog ha lanciato nuove stilettate al Pd e a Roberto Benigni: “Con quali soldi avete pagato il suo spettacolo?”. Grillo attacca il PD per i soldi spesi “per un po’ di festa in piazza”, ma nel farlo si dimentica che quasi trent’anni fa il Partito Comunista Italiano dovette sborsare una cifra notevole per farlo esibire sul palco. La storia la raccontava l’Unità nel 2007 dopo la segnalazione di Franco Innocenti, un vecchio militante indispettito dalle invettive del leader 5Stelle nei confronti degli allora Ds. Nei primi anni Ottanta il comico genovese venne invitato alla festa dell’Unità organizzata dalla sezione di Dicomano, un paese in provincia di Firenze. “Era molto importante trovare un ospite d’onore di livello” raccontava cinque anni fa Franco Innocenti. “Per noi era una sfida. Volevamo sorprendere e nello stesso tempo riuscire a fare un buon incasso“. Da qui la scelta di rivolgersi ad uno showman del calibro di Grillo. Ma la scelta si rivelò infelice. “Era una notte terribile – continua il racconto di Innocenti – c’era stata una gran pioggia. Minacciava di continuo di venir giù acqua a catinelle. Beppe Grillo arrivò in ritardo e non trovò nessun punto d’incontro con i coraggiosi che avevano sfidato il maltempo pur di esserci. Incassammo solo quindici milioni. A lui ne avremmo dovuti dare trentacinque. Davvero troppi per le esangui casse della nostra sezione ancora più vuote dopo quella serata andata a vuoto. Cercammo di ricontrattare il compenso. Non ci fu niente da fare. I soldi dovevano essere quelli stabiliti. Se li prese e se ne andò“. Secondo le indicazioni del Sole 24 Ore, i 35 milioni di Lire dell’inizio degli anni Ottanta corrispondono a circa 60.000 euro attuali. Non si parla di briciole insomma. Per “tappare” il buco provocato dall’esosità di Grillo i militanti della sezione di Dicomano dovettero accendere un mutuo ventennale. “La segreteria della sezione era fatta tutta di giovani” spiegava nel 2007 il militante dei Democratici di Sinistra. “Io avevo 26 anni ed ero l’unico con una busta paga. Ora faccio parte del servizio tecnico dell’Univerità di Firenze, allora, ero stato assunto come portiere grazie ad una domanda che mio padre aveva fatto mentre io ero militare. Lui era parrucchiere, mia madre era invalida al 100 per cento. E così toccò a me firmare la richiesta anche se non avevo molto più del mio stipendio e di una vecchia Vespa 150 di terza mano“. Grillo si domanda se gli artisti invitati sul palco della Festa dell’Unità lo fanno a fronte di un ricco cachet. Lui di sicuro non lo faceva nè gratis nè per solidarietà, si legge nell’articolo. E oggi il suo MoVimento5Stelle è declassato nel cuore della gente per bene’ del Paese da cinque a “2Stelle… e mezza” come un normalissimo “partito politico” italiano! Chissà quante Stelle glie resteranno appese, o gliene faranno restare, di qui fino al fatidico giorno in cui riapriranno le urne?
PUNTUALI ARRIVANO “SMENTITE&QUERELE” DA PARTE DEI DIRETTI INTERESSATI.
In merito alla notizia riportata da alcuni quotidiani su un presunto compenso in nero percepito da Grillo per la partecipazione ad una iniziativa sindacale, la Cisl precisa in una nota che “la notizia è destituita da ogni fondamento“. “Nel maggio 1995 – si legge – (e non nel 1999, come ha affermato ieri erroneamente su Radio 24 l’ex segretario confederale della CISL, Giovanni Guerisoli) il signor Beppe Grillo partecipò a Rimini ad uno spettacolo serale, con ingresso gratuito, in occasione dell’assemblea dei quadri della stessa CISL. In quella circostanza il comico genovese ricevette dalla Cisl per la sua prestazione professionale un compenso di venti milioni di lire, regolarmente quietanzato“.
L’accusa mossami da Giovanni Guerisoli sui 10 milioni cash in nero è totalmente infondata. Sarà querelato dai miei avvocati al più presto“. Lo scrive su twitter Beppe Grillo, rispondendo alle parole di Giovanni Guerisoli (fondatore della Rete del Sociale e del Lavoro del Pd e fino al 2002 segretario confederale della Cisl) che ieri alla ‘Zanzara’ aveva affermato che “il buon Grillo per partecipare all’assemblea della Cisl ha chiesto 10 milioni di lire cash, tutti in nero e senza ricevute. E noi abbiamo pagato”. Nel Belpaese così fan tutti.

 

IL COMMENTO. di Massimo Gramellini. A Benigni che alla festa del Pd gli faceva bonariamente il verso («Lui ti tende la mano, è fatto così. A me ha detto: come stai vecchio cadavere putrefatto salma piduista?»), Grillo ha risposto senza un sorriso ma con la solita, banale e – questa sì – tipicamente fascista litania del «chi paga?». In effetti Benigni si fa pagare i suoi spettacoli dagli spettatori, esattamente come Grillo. Coltivare idee di sinistra, o comunque idee, non costituisce ancora una ragione per lavorare gratis. In questa disputa politica surreale di fine estate, Benigni si muove con la leggerezza di un cartone animato che ha studiato abbastanza per diffidare dei fanatici ma in fondo anche per compatirli. Grillo invece ha smarrito la levità corrosiva degli esordi, sostituendola con una maschera soffocante di livore. Il suo brontolio cupo e monocorde gli permetterà di raccogliere voti fra le macerie di un’Italia disperata, ma gli ha sottratto quell’energia positiva che sola consente di rimettere insieme le persone e le cose. Di ricostruire. Se Benigni è Pinocchio, e ne condivide le ingenuità e le furbizie, i fallimenti e le rimonte, Grillo non è il Grillo Parlante ma un Gabibbo barbuto che si è spogliato dell’autoironia per indossare i paramenti del vescovo della Rete. Sprezzante, assertivo, inutilmente volgare, unico illuminato in un mondo di anime perse e oscuri complotti. Ciò detto, lo considero innocente. Da una vita recita testi non suoi. Il dramma è che da troppo tempo a scriverglieli non sono più Antonio Ricci e Michele Serra, ma Casaleggio, il guru di Cinque Stelle. Uno che basta guardarlo in foto una volta per averne paura per sempre.

 

IL COMMENTO. di Mariano Sabatini. Beppe Grillo dovrebbe lasciar stare la politica attiva e tornare in Tv. Non manca mai, quando faccio cenno alla parabola politica di Beppe Grillo, qualcuno che mi accusa di avercela con il comico genovese. Mi sembra di aver più volte chiarito che provo istantaneo sospetto nei confronti di chi smania per occupare spazi altrui, di chi potendo fare bene un mestiere sceglie di abborracciarne un altro. Persino un mio caro amico, antico compagno delle elementari, qui in calce mi ha rimproverato per gli attacchi a Grillo e al grillismo. Ammetto – e apprezzerete l’onestà giornalistica – che l’operazione del Movimento5Stelle mi convince pochissimo, ma non “ce l’ho” con nessuno. Per provare astio, odio, avversione (chiamatela come volete) si deve prima aver amato… L’ostilità nasce dalla disillusione: impossibile nel mio caso, non avendo mai risposto speranze. Per massima chiarezza, non darò il mio voto di cittaddino, prima che di giornalista, a questo schieramento politico che marcia trionfale verso le prossime elezioni politiche, dal risultato scontato secondo i sondaggi in circolazione. Continuo a pensare che la politica richieda capacità di fare, mentre Beppe Grillo è un formidabile guastatore, per niente fascista, versato più che altro nel dis-fare. Senza l’intenzione né l’opportunità di darsi un ruolo che non sia quello di trascinatore o arruffapopolo. La vicenda del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti (eletto tra le file del Movimento5Stelle), è in questo senso abbastanza esemplificativa: ha impiegato mesi per assemblare una giunta minimamente credibile ed è ben lontano dall’aver avviato una convincente opera di riduzione del grave deficit comunale. Non dico che l’attività picconatoria sia superflua, tutt’altro. È utilissima, soprattutto se associata a un’esorbitante capacità di manipolare gli organi di stampa, piegandoli ai propri disegni. Grillo dovrebbe puntare su quella, ed ha ragione da vendere Carlo Freccero nel definire, in un’intervista al Manifesto, “l’Aboccaperta del web” il lavoro del comico e dei suoi seguaci. Gianfranco Funari sapeva mettere all’angolo i politici come nessuno, con simpatia ‘vaccinara’ ma senza pietà. Uno così manca in televisione. Spiace che Grillo, che pure dal piccolo schermo ha emesso i primi vagiti mediatici significativi, vituperi così tanto il mezzo. Quanto sarebbe utile al dibattito civile un suo ritorno, fosse pure su una multipiattaforma (tv locali + web + Sky) stile Santoro. Anche in questo caso, purtroppo, Grillo preferisce farsi inseguire dalle telecamere, piuttosto che impegnarsi in un progetto editoriale in prima persona. Comodo e facile.

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